I legami dei clan della Piana con la mafia siciliana

Sergio Pelaia Corrieredellacalabria.it LAMEZIA TERME – La famiglia Guerrisi, cosca satellite del clan Piromalli di Gioia Tauro, era legata da «vincoli di amicizia» con la mafia siciliana, in particolare con un boss, Giuseppe Mulé (alias "culu niru"), poi morto nel 2010 per un infarto, che aveva il suo feudo nel quartiere Giostra, a Messina. A parlarne è il collaboratore di giustizia Pasquale Labate, le cui dichiarazioni sono al centro dell'inchiesta della Dda di Reggio che ha portato all'arresto di sette persone ritenute affiliate ai Piromalli. Tra le persone finite in manette, infatti, c'è anche il 51enne Biagio Guerrisi, che proprio assieme a Labate – si legge nell'ordinanza vergata dal gip di Reggio, Domenico Santoro – si recò a Messina il giorno di capodanno del 2007 per un viaggio che testimonierebbe il legame tra i clan della Piana di Gioia Tauro e le cosche siciliane. Lo scopo della trasferta di Guerrisi e Labate al di là dello Stretto era, secondo il racconto del pentito, far sì che un ragazzo di Gioia Tauro che era rimasto ferito nell'esplosione di un petardo (Giuseppe Cernuto, all'epoca 16enne) ricevesse le cure adeguate nell'ospedale dove era stato trasferito, ovvero il "Papardo" di Messina. Ad accompagnare i due in quell'occasione – sostiene Labate – sarebbe stata stata direttamente la compagna del capomafia messinese, all'epoca sottoposto a misura cautelare.

gioia tauro cartellop stradale«Prima di partire – ha raccontato Labate ai pm – Biagio (Guerrisi, ndr) lasciò la pistola che deteneva e a me diede il caricatore vuoto. Non venne Mulé a prenderci alla nave traghetto perché all'epoca era detenuto agli arresti domiciliari o sorvegliato speciale, ma mandò, in sua rappresentanza, la sua compagna mettendosi così a disposizione di Biagio Guerrisi. Io e Biagio – aggiunge il pentito – eravamo a bordo di un veicolo Smart; giunti a Messina, la compagna ci fece strada accompagnandoci in ospedale e lì tutti i medici si misero a disposizione di Cernuto, quale segno di rispetto verso il boss Mulé, di cui la donna era in rappresentanza». A tenere direttamente i contatti con il capomafia siciliano sarebbe stato, almeno fin quando rimase in vita, Rocco Albanese, cognato dello stesso Guerrisi. E infatti quest'ultimo si rivolse proprio a sua sorella quando dovette prendere contatti con Mulé per assicurarsi un trattamento di favore all'ospedale messinese.

Giuseppe Mulé, classe 1957, è morto il 15 novembre 2010 al Policlinico di Milano. Soprannominato "culu niru", secondo i carabinieri di Messina «è stato sicuramente uno degli elementi di spicco della criminalità organizzata messinese, lo stesso era gravato da una serie notevole di precedenti, gran parte dei quali per reati di particolare gravità, tra cui spiccano l'associazione per delinquere di tipo mafioso, quattro omicidi, svariati tentati omicidi ed estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illecita di armi, essendo rimasto coinvolto in buona parte dei più importanti procedimenti istruiti a carico della criminalità organizzata messinese».

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