«I medici della ndrangheta si laureano a Milano»

Ade­lia Pan­ta­no Corrieredellacalabria.it LAMEZIA TERME – «La mafia a Mila­no non esi­ste», dice­va qual­che poli­ti­co nel 2009. Poi, l'anno dopo, Mila­no e la Lom­bar­dia tut­ta si sve­glia­ro­no con l'operazione Cri­mi­ne-Infi­ni­to e ci si accor­se che la ndran­ghe­ta c'era, anzi c'era sem­pre sta­ta. Fin dagli anni '60, quan­do i cala­bre­si si spo­sta­va­no al Nord e non sem­pre per il sog­gior­no obbli­ga­to, come mol­ti han­no ipo­tiz­za­to, ma per cer­ca­re for­tu­na. Pri­ma i sem­pli­ci fur­ti e le rapi­ne, poi ai seque­stri e dopo anco­ra il red­di­ti­zio traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti. Un'ascesa cri­mi­na­le del­le fami­glie cala­bre­si, che si è con­so­li­da­ta negli anni fino a rag­giun­ge­re la sani­tà, set­to­re nel qua­le il suo pote­re ha rag­giun­to il cul­mi­ne. Sol­di, pote­re, con­sen­so socia­le e baci­no elet­to­ra­le: «La ndran­ghe­ta in Lom­bar­dia non ha but­ta­to via nien­te», così descri­ve la situa­zio­ne Nan­do Dal­la Chie­sa. Pro­fes­so­re all'università Sta­ta­le di Mila­no, pre­si­den­te ono­ra­rio di Libe­ra e pre­si­den­te del Comi­ta­to anti­ma­fia del Comu­ne di Mila­no, costi­tui­to dall'attuale sin­da­co Pisa­pia nel 2011. Lo stes­so Dal­la Chie­sa, qual­che gior­no fa, è ritor­na­to sul­la que­stio­ne mafia-sani­tà anche nel­la com­mis­sio­ne spe­cia­le anti­ma­fia del con­si­glio regio­na­le lom­bar­do.

Pro­fes­so­re, per­ché ritie­ne che il siste­ma sani­ta­rio lom­bar­do sia "per­mea­bi­le" e quin­di "pra­ti­ca­bi­le" dagli affi­lia­ti che giun­go­no dal­la Cala­bria?

«È un siste­ma che ha dimo­stra­to una scar­sa atten­zio­ne alla qua­li­tà del­le per­so­ne che veni­va­no nomi­na­te per ruo­li impor­tan­ti. Sono mol­ti i fat­ti e le vicen­de che par­la­no chia­ro: spes­so le nomi­ne sono sta­te fat­te a per­so­ne accu­sa­te di ave­re lega­mi con la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. Uno su tut­ti, for­se il caso più ecla­tan­te, è quel­lo del diret­to­re gene­ra­le dell'Asl di Pavia, Car­lo Anto­nio Chi­ria­co alla dire­zio­ne di una del­le azien­de ospe­da­lie­re più qua­li­fi­ca­te e all'avanguardia in Ita­lia e in Euro­pa. La situa­zio­ne di Chi­ria­co era nota a tut­ti già da tem­po e ci fu una leva­ta di scu­di con­tro la sua nomi­na; coin­vol­to nell'operazione "Infi­ni­to", era in rap­por­ti con Pino Neri e Cosi­mo Bar­ran­ca, espo­nen­ti del­la ndran­ghe­ta in Lom­bar­dia».

Ha quin­di tro­va­to un ter­re­no fer­ti­le e omer­to­so?

«Sì. La Lom­bar­dia è la regio­ne che più del­le altre, mol­to di più rispet­to al Pie­mon­te, alla Ligu­ria, è sta­ta sto­ri­ca­men­te infil­tra­ta dal­la 'ndran­ghe­ta e di cui si regi­stra una pre­sen­za cospi­cua. Già la com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia nel '94 par­la­va di inse­dia­men­to del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta».

Per­ché non rima­ne­re allo­ra in Cala­bria, dove il siste­ma sani­ta­rio è di cer­to più pre­ca­rio rispet­to a quel­lo lom­bar­do?

«La ndran­ghe­ta è rima­sta nel­la sua ter­ra e con­ti­nua a rima­ner­ci. Però non le basta. Ha una for­te voca­zio­ne ad espan­der­si e la sani­tà rap­pre­sen­ta un bot­ti­no che fa gola per­ché rico­pre cir­ca l'80% del­la spe­sa regio­na­le. Biso­gna anche tene­re con­to che il siste­ma sani­ta­rio lom­bar­do ha alcu­ne carat­te­ri­sti­che che lo ren­do­no pecu­lia­re e anche vul­ne­ra­bi­le, come i mec­ca­ni­smi poli­ti­ci per­va­si­vi alla gui­da del­la gestio­ne sani­ta­ria, il siste­ma del­la fedel­tà poli­ti­che nel­le nomi­ne del per­so­na­le medi­co-sani­ta­rio. Ma anche var­chi strut­tu­ra­li alla cor­ru­zio­ne, come i rim­bor­si pub­bli­ci o gli appal­ti per le for­ni­tu­re. Que­sto ha por­ta­to al pro­li­fe­ra­re di sog­get­ti pri­va­ti e quin­di si è atti­va­to un pro­ces­so di libe­ra­liz­za­zio­ne che ha con­di­zio­na­to il set­to­re pub­bli­co. E que­sto pro­ble­ma è sta­to più vol­te stig­ma­tiz­za­to anche dai mec­ca­ni­smi di con­trol­lo».

Per­ché la ndran­ghe­ta pre­fe­ri­sce istrui­re i suoi medi­ci fuo­ri dal­la Cala­bria?

«Far lau­rea­re i figli dei boss a Mila­no signi­fi­ca non desta­re sospet­to e garan­ti­re l'estraneità degli stes­si 'ndran­ghe­ti­sti. In Cala­bria vuol dire por­ta­re alla luce casi come il nipo­te del boss che all'università Reg­gio Cala­bria ave­va soste­nu­to 22 esa­mi in pochi gior­ni».

Per­ché secon­do lei in Cala­bria si par­la di mafia-sani­tà-poli­ti­ca men­tre in Lom­bar­dia di poli­ti­ca-sani­tà-mafia?

In Cala­bria è la mafia che detie­ne il pote­re e rie­sce a tro­va­re una poli­ti­ca che la rap­pre­sen­ta. Men­tre in Lom­bar­dia avvie­ne il con­tra­rio: è la poli­ti­ca che coman­da, tro­van­do nel­le orga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le l'altro pote­re for­te che può rap­pre­sen­tar­le e su cui può con­ta­re. E in mez­zo, in que­sto caso, ci sta la sani­tà con quell'80%».

Cos'ha rap­pre­sen­ta­to il delit­to For­tu­gno per la Cala­bria? Qua­li sono sta­te secon­do lei le con­se­guen­ze?

«È sta­to l'episodio che più di ogni altro ha rap­pre­sen­ta­to il rap­por­to tra ndran­ghe­ta e sani­tà. Sicu­ra­men­te ha susci­ta­to un risve­glio dell'opinione pub­bli­ca, con il movi­men­to "Ammaz­za­te­ci tut­ti" e più in gene­ra­le un inte­res­sa­men­to da par­te dei gio­va­ni e degli stu­den­ti. E anche la magi­stra­tu­ra, con per­so­na­li­tà qua­li Pigna­to­ne, Pre­sti­pi­no, Cafie­ro de Raho, ha posto una mag­gio­re atten­zio­ne ai rap­por­ti del­la 'ndran­ghe­ta con i vari set­to­ri del­la socie­tà. Ma non pos­so dire che ci sia sta­to un vero e pro­prio rove­scia­men­to o cam­bia­men­to di quel­li che era­no i rap­por­ti tra la ndran­ghe­ta e la sani­tà e quin­di del­la zona gri­gia. C'è anco­ra una len­ta pro­gres­sio­ne».