I Radicali oggi in visita al carcere di Vibo Valentia. «In Calabria cure negate ai detenuti»

Francesco Lo Duca Quotidiano del Sud VIBO VALENTIA – «Oggi di Pasqua, mentre molti compagni marceranno a Romada Regina Coeli a San Pietro per chiedere un provvedimento di amnistia, come ci ha insegnato Marco Pannella, con una delegazione di iscritti al Partito Radicale composta da Ernesto Mauro, Cesare Russo e Rocco Ruffa, saremo in visita alla casa circondariale di Vibo Valentia». Così Giuseppe Candido, esponente del del Partito Radicale Nonviolento ha annunciato la visita al penitenziario di Vibo per questa mattina. «E’ trascorso ormai quasi un anno – ha espresso Candido – da quando il leader del Partito Radicale è venuto a mancare, ma i Radicali anche in Calabria non mollano la lotta non violenta per chiedere un provvedimento di amnistia.

La crisi della giustizia – ha proseguito l’esponente radicale – e il protrarsi della non applicazione del dettato costituzionale pongono in pericolo l’esistenza stessa dello Stato di diritto». L’Italia, da almeno trent’anni, è condannata per violazione del principio della ragionevole durata del processo», diritto tutelato anche dalla nostra Costituzione, oltre che dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Nelle tante visite fatte nelle dodici carceri calabresi, i radicali hanno spesso accertato come «molti detenuti,
seppur malati, spesso non godono del pieno diritto alle cure e alla salute; che la quasi totalità non accede a
forme rieducative essenziali come il lavoro, lo studio e l’affettività a causa di carenze strutturali, di agenti di Polizia penitenziaria, di educatori, di personale amministrativo e di magistrati di sorveglianza». A tal proposito, ritengono urgente discutere il progetto di legge regionale presentato il 13 maggio del 2015 da Nicola Irto ma finito nel dimenticatoio. «Sono passati quasi due anni – ha concluso Giuseppe Candido – e l’ignavia non è più tollerabile. Ad un anno dalla morte di Marco approvare la legge istituendo il Garante dei detenuti in Calabria sarebbe certo un bel modo per ricordarlo».

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