Il caso Nicotera sbarca a l'Arena. E dopo un confuso dibattito in studio se ne capisce meno di prima Video

Michele Carlino Mediacalabria.it IL "CASO NICOTERA" sbarca di nuovo alla tv di Giletti, RaiUno di domenica pomeriggio. Invece di aiutare a capire cosa davvero succede nel centro tirrenico, solleva l'ennesimo polverone.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti:

1. a Nicotera un sacco di gente protesta per l'acqua inquinata;

2. una cronista locale, nota per la determinazione e il coraggio con cui ha scritto di fatti anche legati alla ndrangheta, segue il movimento ma secondo molti con insufficiente imparzialità (visto che sistematicamente  gli lancia frecciate  contro e ingaggia polemiche personali);

3. il movimento rivendica il diritto a far conoscere le proprie reali istanze, e (incurante del rischio di ingenerare equivoci) lancia una richiesta di replica al direttore del quotidiano per cui la cronista scrive, con una petizione popolare;

4. dalla cronista e per primo dal sito Corriere.it viene denunciata una "raccolta di firme per mettere il bavaglio a una giornalista". La richiesta di replica è descritta come un progrom, e la si collega alle ripercussioni che la giornalista avrebbe subito dopo aver scritto per prima degli abusivi sposi in elicottero, finita sui media di tutto il mondo;

5. il pezzo del Corriere denuncia il caso della "giornalista che rischia il bavaglio in terra di ndrangheta". Si mette in moto la macchina del copia-e-incolla e in poche ore aumentano le solidarietà appassionate alla cronista, in alcuni casi arricchite di particolari del tutto inventati. Il più odioso quello che descrive il M14L come al servizio della ndrangheta: alcuni lo scrivono, altri lo lasciano intendere.

Tutti, ormai, fuori da Nicotera, inquadrano la vicenda nella casella della "giornalista calabrese minacciata dalla ndrangheta solo perché fa il suo lavoro". Semplificazioni che fanno a pugni con la realtà (Arturo Lavorato, ad esempio, cineasta premiato a Venezia e noto militante politico, con la ndrangheta è proprio incompatibile), ma che in pochi tentano di chiarire.

A questo punto arriva il prode Giletti, che decide di parlare di Nicotera in un pastone che mescola assenteismo dei dipendenti pubblici, malasanità e Alba Parietti. Temi tutti che scaldano lo studio: per una buona mezzora volano male parole tra sindacalisti della sanità e medici, e nelle pause Giletti diffonde dati presi qua e là per dire che a Vibo Valentia gli infermieri si ammalano più che altrove. Poi tocca a Nicotera.

E' subito evidente che per gli autori lo scopo è di cucire in un solo pezzo le immagini degli sposi volanti e la giornalista che "rischia il bavaglio", due top stories delle scorse settimane

In venti minuti scarsi, con una quindicina di interventi in scaletta, la trasmissione si avviluppa attorno a luoghi comuni urlati e a frasi fatte agitate come manganelli. E' subito evidente che per gli autori lo scopo è di cucire in un solo pezzo le immagini degli sposi volanti e la giornalista che "rischia il bavaglio", due top stories delle scorse settimane.

E così Giletti apre con l'elicottero in piazza, poi passa a Enza Dell'Acqua con la quale si mostra protettivo e paterno, e mescola la vicenda degli sposi e le contestazioni alla cronista. Quindi presenta don Franzè, il parroco di Nicotera, e lo fa passare per un omertoso (mentre nella unica frazione di tempo in cui gli è stato permesso di parlare lo si è sentito usare un linguaggio franco e coraggioso).

Finalmente tocca a Lavorato e D'Agostino, isolati in un antro pronto a chiudersi da un momento all'altro. Appena Arturo prova a spiegare le ragioni della protesta (e sarebbe la prima volta dopo dieci minuti dall'inizio del "dibattito") il massmediologo molestatore seriale di ndranghetisti Klaus Davi glielo impedisce scaricandogli addosso un gavettone di frasi fatte ("Perchè non ve la prendete con le cosche mafiose invece che coi giornalisti?").

Trasformata l'Arena in corrida, la trasmissione riesce nell'alchemica operazione di rendere "vero" non l'oggettivo, ma il suo racconto deformato. Cosi che l'intemerata di tale Annalisa Bruchi, che evidentemente parla di cose che non conosce macinando insieme mafia e antimafia, viene accolta da scroscianti applausi.

Ormai è fatta, la bottiglia è stappata e tutti (tranne Lavorato e D'Agostino) sono pronti a brindare, senza fare a meno di un esperto del ramo, Roberto Saviano, estratto da un archivio mentre lancia un siluro a De Magistris. Chiusura ecumenica del direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, che senza nessuna autocritica su quanto ha pubblicato, non esita a dire "Non ho capito bene qual è il punto di scontro a Nicotera". Appunto, non lo ha capito nessuno, guardando l'Arena su RaiUno.

Aggiornamento: Il video della trasmissione Rai, servizio pubblico, che tratta un tema di rilevante interesse pubblico, è stato rimosso dopo 3 visualizzazioni da YouTube perché violerebbe il diritto d'autore. L'intera puntata si può vedere sulla pagina di RaiPlay.