“Il giudice Giglio disponibile a favori con la politica e a favorire i Lampada”

Clau­dio Cor­do­va Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Gli incon­tri con i fra­tel­li Lam­pa­da, ma anche la cau­te­la con cui comu­ni­ca­va tele­fo­ni­ca­men­te con que­sti e, soprat­tut­to, la rive­la­zio­ne di noti­zie coper­te da segre­to istrut­to­rio. La Cor­te d'Appello di Mila­no, con­fer­man­do la respon­sa­bi­li­tà pena­le già accer­ta­ta dai giu­di­ci di pri­mo gra­do, restrin­ge ulte­rior­men­te le spe­ran­ze per il magi­stra­to Vin­cen­zo Giglio, già pre­si­den­te del­la Cor­te d'assise di Reg­gio Cala­bria, con­dan­na­to a 4 anni e 5 mesi di reclu­sio­ne in appel­lo pro­prio per i pro­pri rap­por­ti col clan Lam­pa­da, fami­glia reg­gi­na da anni sta­bi­li­ta­si in Lom­bar­dia. Lie­vis­si­mi scon­ti di pena per l'ex Pre­si­den­te del­la Cor­te d'Assise di Reg­gio Cala­bria, Vin­cen­zo Giu­sep­pe Giglio, e per l'ex con­si­glie­re regio­na­le cala­bre­se Fran­ce­sco Morel­li.

La cor­te d'Appello di Mila­no ha inflit­to 4 anni e 5 mesi al pri­mo e 8 anni e 3 mesi a Morel­li nel pro­ces­so mila­ne­se sul­la cosid­det­ta 'zona gri­gia' del­la ndran­ghe­ta. In pri­mo gra­do infat­ti i due era­no sta­ti con­dan­na­ti rispet­ti­va­men­te a 4 anni e 7 mesi e 8 anni e 4 mesi. La Cor­te ha con­dan­na­to anche Raf­fae­le Fer­mi­no a 4 anni e 8 mesi di reclu­sio­ne, il medi­co Vin­cen­zo Giglio (cugi­no del giu­di­ce) a 7 anni di car­ce­re, Leo­nar­do Val­le a 8 anni e 6 mesi, Fran­ce­sco Lam­pa­da a 3 anni e 8 mesi, l'ex mili­ta­re del­la Guar­dia di Finan­za Lui­gi Mon­gel­li a 4 anni e 5 mesi di reclu­sio­ne, Maria Val­le a 2 anni e 9 mesi di reclu­sio­ne e Lucia­no Rus­so, Miche­le Noto e Miche­le di Dio, tre finan­zie­ri assol­ti in pri­mo gra­do, a 3 anni e 9 mesi di reclu­sio­ne. Sono sta­te depo­si­ta­te alcu­ne set­ti­ma­ne fa le moti­va­zio­ni del­la sen­ten­za d'appello del pro­ce­di­men­to che coin­vol­se l'ex con­si­glie­re regio­na­le, Fran­co Morel­li e il giu­di­ce Enzo Giglio. Entram­bi ver­ran­no puni­ti per i pro­pri rap­por­ti con la cosca Lam­pa­da, ope­ran­te nel mila­ne­se con un vero e pro­prio impe­ro eco­no­mi­co. Il coin­vol­gi­men­to dei due creò gran­de scal­po­re: Giglio, in par­ti­co­la­re, era visto come un inso­spet­ta­bi­le, espo­nen­te di Magi­stra­tu­ra Demo­cra­ti­ca e pre­si­den­te del­la Cor­te d'Assise di Reg­gio Cala­bria. Giglio ven­ne amma­net­ta­to con del­le accu­se gra­vis­si­me: nel cor­so di alcu­ni incon­tri, alme­no cin­que, avve­nu­ti all'interno del­la pro­pria cen­tra­lis­si­ma abi­ta­zio­ne a Reg­gio Cala­bria avreb­be for­ni­to del­le sof­fia­te agli ele­men­ti di spic­co del clan Lam­pa­da cir­ca l'esistenza o meno di inda­gi­ni giu­di­zia­rie sul con­to degli affi­lia­ti. Discor­so ana­lo­go per la pre­sun­ta cor­ru­zio­ne con Fran­co Morel­li, cui Giglio avreb­be rive­la­to l'assenza di inda­gi­ni sul con­to del poli­ti­co, pre­oc­cu­pa­to di pos­si­bi­li vicen­de giu­di­zia­rie che ne potes­se­ro fre­na­re l'ascesa poli­ti­ca.

Un'amicizia, quel­la tra Morel­li e Giglio, che sareb­be sta­ta pre­mia­ta dagli inca­ri­chi regio­na­li otte­nu­ti dal­la moglie del magi­stra­to, Ales­san­dra Sar­lo. Incon­tri, quel­li tra Giglio e i Lam­pa­da nel­la cen­tra­lis­si­ma abi­ta­zio­ne reg­gi­na del magi­stra­to, che gli inqui­ren­ti riu­sci­ran­no a docu­men­ta­re "in diret­ta", incro­cian­do poi con le cap­ta­zio­ni tele­fo­ni­che acqui­si­te. Per que­sto, dun­que, la Cor­te, ana­liz­zan­do le inter­cet­ta­zio­ni di Giu­lio Lam­pa­da par­la di "fre­quen­ta­zio­ne inten­sa del­la casa del giu­di­ce Giglio" da par­te del pre­sun­to boss cala­bro-mila­ne­se. La sen­ten­za par­la inol­tre di rap­por­to "asso­lu­ta­men­te ami­che­vo­le e con­fi­den­zia­le che inter­cor­re tra Giu­lio Lam­pa­da e il giu­di­ce". Lam­pa­da si sareb­be anche rivol­to al magi­stra­to chia­man­do­lo "Enzuc­cio bel­lo". Un rap­por­to che si inqua­dre­reb­be, dun­que, nei vari ten­ta­ti­vi fat­ti dai Lam­pa­da di otte­ne­re infor­ma­zio­ni riser­va­te sul­lo sta­to del­le inda­gi­ni. Insom­ma, i Lam­pa­da sen­ti­va­no il fia­to del­la giu­sti­zia sul col­lo e si sareb­be­ro atti­va­ti per capi­re cosa stes­se acca­den­do: "Deve rite­ner­si accer­ta­to che i fra­tel­li Lam­pa­da abbia­no atti­va­to una plu­ra­li­tà di cana­li infor­ma­ti­vi e fra que­sti anche il giu­di­ce Giglio. […] Non può che apprez­zar­si la qua­li­tà dell'informazione for­ni­ta dal magi­stra­to che di fat­to "anti­ci­pa" ai fra­tel­li Lam­pa­da quel­lo che sarà per loro l'esito dell'indagine "Meta", vale a dire l'archiviazione dell'accusa per asso­cia­zio­ne di stam­po mafio­so e la tra­smis­sio­ne a Mila­no del­la ter­za par­te dell'informativa "Meta", quel­la cioè che in buo­na sostan­za ipo­tiz­za­va che i Lam­pa­da rici­clas­se­ro per con­to del­la fami­glia Con­del­lo". Infor­ma­zio­ni che, a det­ta dei giu­di­ci mila­ne­si, sareb­be­ro arri­va­ti pro­prio da Enzo Giglio: "Il giu­di­ce Giglio, pre­si­den­te del­la sezio­ne Misu­re di Pre­ven­zio­ne del Tri­bu­na­le di Reg­gio Cala­bria, vio­lan­do il tal caso un segre­to pro­prio, ha rive­la­to ai Lam­pa­da che pres­so il suo uffi­cio non era­no pen­den­ti pro­ce­di­men­ti a loro cari­co per l'applicazione di misu­re di pre­ven­zio­ne, spe­cie quel­le di carat­te­re patri­mo­nia­le (con­fi­sca) cui i ger­ma­ni era­no par­ti­co­lar­men­te sen­si­bi­li". E sareb­be­ro sta­ti pro­prio i mol­te­pli­ci incon­tri nel­la casa reg­gi­na del magi­stra­to i momen­ti in cui Giglio avreb­be spif­fe­ra­to noti­zie coper­te dal segre­to ai Lam­pa­da:

"Emer­ge che il magi­stra­to for­nì ai Lam­pa­da, in occa­sio­ne dei docu­men­ta­ti incon­tri, la noti­zia che non vi era iscri­zio­ne per 416 bis pres­so la Pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria (infor­ma­zio­ne che, a pre­scin­de­re dal­la sua veri­di­ci­tà, era comun­que ille­ci­ta), che era­no in cor­so accer­ta­men­ti su even­tua­li con­dot­te di rici­clag­gio poste in esse­re con "fami­glie" cala­bre­si (cor­ri­spon­den­te alla ter­za par­te dell'informativa "Meta") e che non vi era­no pro­po­ste di misu­re di pre­ven­zio­ne pres­so la Sezio­ne da lui pre­sie­du­ta. E' altre­sì cer­to che il magi­stra­to fos­se pie­na­men­te con­sa­pe­vo­le di offri­re aiu­to infor­ma­ti­vo ad appar­te­nen­ti a un soda­li­zio mafio­so e dun­que, per la natu­ra del­le infor­ma­zio­ni for­ni­te, al soda­li­zio stes­so". Nel­la cate­na "infor­ma­ti­va", un ruo­lo lo avreb­be rive­sti­to anche l'allora con­si­glie­re regio­na­le di cen­tro­de­stra, Fran­co Morel­li, anch'egli coin­vol­to e con­dan­na­to nel pro­ce­di­men­to. Tan­to che la sen­ten­za d'appello par­la di un "tur­bi­nio di rive­la­zio­ni e di segre­ti atti­nen­ti le inda­gi­ni reg­gi­ne e mila­ne­si". Rap­por­ti, quel­li con Morel­li, che intro­du­co­no anche la con­te­sta­zio­ne di cor­ru­zio­ne, per cui Giglio è sta­to con­dan­na­to, il con­fe­ri­men­to di un pub­bli­co impie­go alla moglie, Ales­san­dra Sar­lo: "L'imponente atti­vi­tà cap­ta­ti­va atte­sta: che il magi­stra­to ed i fami­lia­ri (la moglie Sar­lo e i cugi­ni Giglio) si pro­di­ga­no, in occa­sio­ne del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le del 2010 per le ele­zio­ni regio­na­li cala­bre­si, in favo­re dei poli­ti­ci Lui­gi Fede­le e Fran­ce­sco Morel­li; che il magi­stra­to, subi­to dopo il suc­ces­so elet­to­ra­le dei due can­di­da­ti, richie­de con insi­sten­za a Morel­li una diver­sa siste­ma­zio­ne lavo­ra­ti­va pub­bli­ca per la moglie, Ales­san­dra Sar­lo (che ver­sa in una situa­zio­ne da lui defi­ni­ta di mob­bing pres­so l'amministrazione di pro­ve­nien­za); che, allor­quan­do emer­ge una pro­ble­ma­ti­ca con­nes­sa a vicen­de giu­di­zia­rie che potreb­be com­pro­met­te­re la car­rie­ra poli­ti­ca (la col­lo­ca­zio­ne in Giun­ta regio­na­le di Sco­pel­li­ti) e quin­di il pote­re di Morel­li, il magi­stra­to, con pale­se devia­zio­ne dai pro­pri dove­ri, gli for­ni­sce noti­zie riser­va­te in meri­to all'assenza di iscri­zio­ni o comun­que di inda­gi­ni a suo cari­co per rea­ti di mafia". 

E così Giglio comu­ni­che­reb­be a Morel­li l'assenza di inda­gi­ni: un fax invia­to da una car­to­le­ria di Reg­gio Cala­bria a un tabac­che­ria di Catan­za­ro, che il poli­ti­co avreb­be dovu­to sven­to­la­re sot­to il naso al sin­da­co di Roma, Gian­ni Ale­man­no, affin­chè que­sti inter­ve­nis­se per far otte­ne­re a Morel­li il tan­to ago­gna­to inca­ri­co nel­la Giun­ta Sco­pel­li­ti. Un "sinal­lag­ma cor­ru­ti­vo" che per i magi­stra­ti mila­ne­si si per­fe­zio­na nell'incontro del 18 apri­le 2010. Anco­ra una vol­ta nell'assai fre­quen­ta­ta abi­ta­zio­ne del giu­di­ce Giglio: "In quell'incontro le rispet­ti­ve esi­gen­ze di Fran­ce­sco Morel­li e del magi­stra­to, entram­be già emer­se e mani­fe­sta­te­si, si incon­tra­no e si coniu­ga­no, quel­la di Giglio rela­ti­va alla siste­ma­zio­ne del­la moglie Ales­san­dra Sar­lo e quel­la di Morel­li di ave­re la "car­ta ria­bi­li­tan­te". Ria­bi­li­ta­zio­ne che, a ben vede­re, era anche una del­le con­di­zio­ni per­ché Morel­li potes­se atti­var­si effi­ca­ce­men­te in favo­re del coniu­ge del magi­stra­to, anche per­ché era­no ormai dive­nu­te urgen­ti – con l'avvento del­la nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne regio­na­le e quin­di la pre­vi­sta deca­den­za del distac­co in coman­do di Ales­san­dra Sar­lo a segui­to del­lo spoil system – le pre­te­se di siste­ma­zio­ne del­la pre­det­ta". Una sen­ten­za che, al pari di quel­la di pri­mo gra­do, si basa su inter­cet­ta­zio­ni e incro­ci inve­sti­ga­ti­vi: "Gli elo­quen­ti scam­bi (di sms tra Giglio e Morel­li, ndr) com­pro­va­no che Morel­li – che ha stret­to un'alleanza con Fede­le per garan­tir­si la nomi­na ven­ti­la­ta da Sco­pel­li­ti ad Ale­man­no – indi­ca Fede­le al magi­stra­to come colui che potrà tor­na­re uti­le per pro­cu­ra­re la siste­ma­zio­ne pro­mes­sa alla Sar­lo".

E nel dibat­ti­men­to, secon­do i giu­di­ci, il magi­stra­to Giglio men­ti­rà (pos­si­bi­li­tà pre­vi­sta dal­la leg­ge) per masche­ra­re i pro­pri rap­por­ti con i Lam­pa­da: "La pro­va del­la men­zo­gna atte­sta che Giglio sape­va per­fet­ta­men­te che Giu­lio (Lam­pa­da, ndr) non era sola­men­te un impren­di­to­re cala­bre­se al nord, che si era rivol­to per un con­si­glio […] la nega­zio­ne men­da­ce rive­la al con­tra­rio la pie­na con­sa­pe­vo­lez­za da par­te di chi ha men­ti­to del­la non osten­si­bi­li­tà del­la veri­tà, vale a dire che i Lam­pa­da, cono­sciu­ti come ndran­ghe­ti­sti, si era­no rivol­ti a lui per ave­re infor­ma­zio­ni sul­la situa­zio­ne del­le inda­gi­ni cer­ta­men­te a loro cari­co. […] E Giglio Vin­cen­zo non si scom­po­ne din­nan­zi a tale richie­sta che denun­cia di per sé sola l'appartenenza al soda­li­zio mafio­so di chi la for­mu­la. E' emble­ma­ti­co che il magi­stra­to – al pari di poli­ti­ci, medi­ci, altri magi­stra­ti, avvo­ca­ti, finan­zie­ri – con­ti­nui a rap­por­tar­si con Giu­lio nono­stan­te sia già emer­so (agli ini­zi del 2009) sul­la stam­pa il sospet­to del­la sua appar­te­nen­za alla ndran­ghe­ta. E' il segno che per tut­ti l'appartenenza alla ndran­ghe­ta dei Lam­pa­da, essen­do a loro ben nota, non rap­pre­sen­ta­va una sor­pre­sa né un'emergenza valu­ta­ta come nega­ti­va e osta­ti­va al man­te­ni­men­to e alla pro­se­cu­zio­ne del rap­por­to". Poli­ti­ca, impren­di­to­ria, magi­stra­tu­ra e ndran­ghe­ta.

C'è tut­to nel­la rete rela­zio­na­le dei Giglio, dei Morel­li, dei Lam­pa­da: "Il giu­di­ce Giglio e la moglie atti­va­no tut­te le cono­scen­ze poli­ti­che – util­men­te acqui­si­te tra­mi­te i cugi­ni Giglio, che a loro vol­ta van­ta­no e sfrut­ta­no la pre­sti­gio­sa fre­quen­ta­zio­ne del Pre­si­den­te del­la Sezio­ne Misu­re di Pre­ven­zio­ne – fun­zio­na­li al rag­giun­gi­men­to dell'obiettivo, essen­do il magi­stra­to dispo­sto a ren­de­re e pre­ten­de­re favo­ri". Ma i giu­di­ci del­la Cor­te d'Appello di Mila­no van­no oltre e, nel trat­teg­gia­re le moti­va­zio­ni che sta­reb­be­ro alla basa del rap­por­to tra Giglio e i Lam­pa­da, met­to­no nero su bian­co un pic­co­lo trat­ta­to sul­la defi­ni­zio­ne del­la "zona gri­gia": "Giu­lio Lam­pa­da appar­tie­ne alla ndran­ghe­ta "silen­te", quel­la con il vol­to "accet­ta­bi­le", non dispo­sta a far­si rico­no­sce­re con segni ecla­tan­ti, quel­la fre­quen­ta­bi­le, che fa sal­ve le appa­ren­ze, che si accom­pa­gna appun­to a poli­ti­ci, giu­di­ci, medi­ci appar­te­nen­ti alle For­ze dell'Ordine, che da tale fre­quen­ta­zio­ne rice­ve van­tag­gi e li elar­gi­sce, quel­la ndran­ghe­ta carat­te­riz­za­ta da una "dop­piez­za" insi­dio­sa che è quel­la stes­sa che a ben vede­re espri­me lo stes­so magi­stra­to Giglio, inec­ce­pi­bi­le nel­la sua atti­vi­tà giu­di­zia­ria, pron­to a orga­niz­za­re con Morel­li mani­fe­sta­zio­ni con­tro la ndran­ghe­ta, ma al con­tem­po dispo­ni­bi­le a favo­ri­re Giu­lio Lam­pa­da e il suo soda­li­zio".