Il leghista calabrese: “Il suocero in cella? Non ho imbarazzi”

Matteo Salvini e Domenico Furgiuele

Fabio Tonacci la Repubblica ALL’ENNESIMA DOMANDA su quel suocero in carcere, il primo deputato della Lega eletto in Calabria la butta sul sentimentale. «Ho conosciuto sua figlia, cioè mia moglie, alla tenera età di 15 anni. L’amore non può essere una colpa…». L’amore no. Un’estorsione aggravata dal metodo mafioso, invece sì. In fondo Domenico Furgiuele questi discorsi se li aspettava e ha un campionario di risposte pronte all’uso da sfoderare. Era chiaro che la sua elezione alla Camera — il partito di Salvini per la prima volta ha ottenuto due seggi in Calabria — non avrebbe cancellato le ombre che si allungano sulla sua famiglia. «Non sono indagato: zero avvisi di garanzia, casellario giudiziario pulito», ti dice, appena intuisce dove va a parare la conversazione. Vero. Domenico Furgiuele, 35enne imprenditore, segretario regionale leghista ed ex militante della Destra di Storace, è incensurato. Sta ancora festeggiando i 52.676 voti ottenuti da “Noi con Salvini” in Calabria.

«Abbiamo raggiunto il 6 per cento, nel 2013 avevamo lo 0,25 e appena 2.500 voti. Ora siamo il secondo partito del centrodestra nella mia regione, è una rivoluzione». Sostiene di ricordarsi il giorno esatto in cui questa rivoluzione sarebbe cominciata. «Il 5 maggio del 2014. Matteo Salvini riempì il teatro di Lamezia Terme durante il suo tour contro l’euro. Eravamo in cento, ci prendevano per matti e a noi sembrava di camminare nel deserto. Oggi siamo migliaia e abbiamo aperto dieci sezioni: Castrovillari, Rosarno, Gioia Tauro, Cosenza, Taurianova…». Per Salvini, che ha puntato su Furgiuele per fare breccia in una terra a loro ostile, evidentemente non è mai stato un problema quella parentela così pesante. Furgiule è il genero di Salvatore Mazzei, imprenditore di Lamezia in carcere con una condanna per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Furgiuele ha sposato la figlia, Stefania. Di recente la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha ottenuto la confisca dei beni dei Mazzei (tra cui alcuni intestati alla moglie del neoeletto) per circa 200 milioni di euro: una ventina di società, 67 immobili, 176 appezzamenti di terreno. Nel provvedimento si legge che Mazzei, ritenuto vicino ad alcune cosche, nel corso degli anni “non ha fatto altro che veicolare somme inquinate nelle società di famiglia”, utilizzando la galassia di società “per una programmata e colossale opera di reimpiego di capitali”.

Furgiuele non si scompone e piazza la risposta pronta. «Non mi imbarazza, no. In Italia ci sono tre gradi di giudizio e bisogna essere garantisti. Siamo in uno Stato di diritto. O no?”. Un altro episodio lo riguarda più direttamente: emerge dalle carte di indagine del caso Davide Fortuna, ucciso il 6 luglio del 2012 sulla spiaggia di Vibo Marina. Secondo gli investigatori, dopo l’assassinio i due sicari hanno dormito all’hotel Philip, di proprietà dei Mazzei. E il receptionist dichiarò che le camere non furono pagate perché i due erano ospiti di Furgiuele. «Un equivoco, solo un equivoco», ribatte lui. Nato in che modo? «L’ho chiarito nelle sedi opportune, infatti non sono indagato. Parliamo d’altro?». Parliamo di come combattere la ndrangheta in Calabria. «Dobbiamo dare ai giovani un lavoro, prima che finiscano nelle grinfie delle cosche. La ricetta della Lega, con la flat tax, è strutturale, non è assistenzialista come il reddito di cittadinanza». Sui migranti cosa pensa? «Che vanno bloccati immediatamente gli sbarchi, e vanno aiutati a casa loro». E del fatto che una gran parte dei vostri voti arriva dalla destra estrema calabrese? «Io non la chiamo estrema: la chiamo tradizionale e conservatrice»

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