Il mercato nascosto delle scorie radioattive

Arcan­ge­lo Bado­la­ti Gaz­zet­ta del Sud COSENZA – Un boss casa­le­se mor­to d'infarto, relit­ti di navi dolo­sa­men­te ina­bis­sa­te, un plo­to­ne di pen­ti­ti in vena di "can­ta­te" e le con­fes­sio­ni di spre­giu­di­ca­ti fac­cen­die­ri sem­pre in cer­ca di dena­ro. Lo smal­ti­men­to dei rifiu­ti tos­si­ci e radioat­ti­vi lam­bi­sce la sto­ria recen­te del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta cala­bre­se. L'immondo traf­fi­co mes­so inpie­di a par­ti­re dagli anni'90 con l'obiettivo di otte­ne­re enor­mi introi­ti nel­le "baci­nel­le" di alcu­ne cosche non ha mai tro­va­to, però, riscon­tro pro­ces­sua­le. I pro­cu­ra­to­ri anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria e Catan­za­ro, Fede­ri­co Cafie­ro de Raho e Nico­la Grat­te­ri, han­no posto mas­si­ma atten­zio­ne al pro­ble­ma anche in ragio­ne dell'insorgenza di gra­vi pato­lo­gie tumo­ra­li in zone diver­se del­la regio­ne. Pato­lo­gie che si sospet­ta pos­sa­no esse­re indi­ret­ta­men­te cagio­na­te dall'interramento di sostan­ze tos­si­che.

Il pri­mo a par­la­re dell'interesse dei cala­bre­si ai rifiu­ti "spe­cia­li" è sta­to, vent'anni fa, Gian­pao­lo Sebri, per un lustro por­ta­bor­se di un fac­cen­die­re socia­li­sta lom­bar­do. L'uomo rive­lò all'allora pm di Mila­no, Mau­ri­zio Roma «Anda­vo all'estero per orga­niz­za­re le ope­ra­zio­ni di traf­fi­co. Que­sti affa­ri pote­va­no avve­ni­re gra­zie al coin­vol­gi­men­to di mafio­si che garan­ti­va­no pro­te­zio­ne e, all'occorrenza, lavo­ri spor­chi (…) Sono sta­ti mol­to inte­res­sa­ti i cala­bre­si». Nel luglio del 1995, spun­tò un altro testi­mo­ne: Mari­no Gan­zer­la, un impren­di­to­re pave­se domi­ci­lia­to in Sviz­ze­ra. Al pm Fran­ce­sco Neri, di Reg­gio Cala­bria, che coor­di­na­va l'inchiesta sul­le cosid­det­te "navi a per­de­re" spie­gò: «Lo stoc­cag­gio in mare inte­res­sa vari pae­si… e vi sono coin­vol­te le con­sor­te­rie cri­mi­na­li cala­bre­si che sono in gra­do di recu­pe­ra­re gli equi­pag­gi del­le navi fat­te appo­si­ta­men­te nau­fra­ga­re nel mare Jonio per­chè è mol­to pro­fon­do». Del coin­vol­gi­men­to del­la ndran­ghe­ta nell'affare del­le sco­rie par­le­rà l'ex traf­fi­can­te di dro­ga Fran­ce­sco Fon­ti e pure l'ex boss pen­ti­to di Mila­no (figlio di una Ser­rai­no di Reg­gio Cala­bria) Emi­lio Di Gio­vi­ne.

Le loro con­fes­sio­ni non tro­ve­ran­no riscon­tro; anzi, quel­le rese da Fon­ti saran­no cla­mo­ro­sa­men­te smen­ti­te. Un altro pic­ciot­to, que­sta vol­ta del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro, Giu­sep­pe Mora­no, ave­va però già­fat­to rive­la­zio­ni­nel 1997 sul traf­fi­co di rifiu­ti ai pm del­la Dda diReg­gio. Ecco­le: «Dove­va­no fare una socie­tà, non so se la stan­no facen­do, so che era insospeso…Una per­so­na che ave­va mol­ti aggan­ci dice­va: "pos­sia­mo fare una disca­ri­ca a Ser­ra­ta… Maga­ri ci met­tia­mo un capan­no­ne con i mac­chi­na­ri per bru­cia­re i rifiu­ti tos­si­ci. L'importante è che ci dan­no a noi la gestio­ne"». Mil­lan­te­rie? Chis­sà. Eppu­re pro­prio in un'inchiesta del 2014 del­la Dda di Reg­gio Cala­bria "Sag­gez­za" un boss del­la zona joni­ca del Reg­gi­no, igna­ro d'essere inter­cet­ta­to, con­fi­da­va a un suo sot­to­po­sto: «Ne han­no atter­ra­ti di que­sti cosi tos­si­ci qui nel­la mon­ta­gna, che glie­li han­no por­ta­ti i pia­no­ti, che lì a Gio­ia Tau­ro dice che stan­no scop­pian­do che Dio ce ne libe­ri…».

Car­mi­ne Schia­vo­ne, uno dei "mam­ma­san­tis­si­ma" del caser­ta­no, cugi­no di "San­do­kan" e mor­to d'infarto lo scor­so anno, dopo aver par­la­to, nel 1997, dell'interramento di sco­rie nel­la Ter­ra dei fuo­chi, ave­va a sua vol­ta sve­la­to: «Anche in Cala­bria era lo stes­so: non è che li rifiu­tas­se­ro i sol­di. Che pote­va impor­ta­gli se la gen­te mori­va o non mori­va. L'essenziale era il busi­ness… Ricor­do che una vol­ta si par­lò di una nave che por­ta­va rifiu­ti spe­cia­li e tos­si­ci, sco­rie nuclea­ri, che ven­ne affon­da­ta sul­le coste tra la Cala­bria e la Cam­pa­nia». Schia­vo­ne non for­nì tut­ta­via indi­ca­zio­ni pre­ci­se: man­ca­va­no date, nomi e cir­co­stan­ze. Nel giu­gno del 2014 Mat­tia Fuli­ca­nò, ex traf­fi­can­te di dro­ga di Mon­tal­to, rac­con­tò ai pm del­la Dda di Catan­za­ro d'aver appre­so da un suo vec­chio "com­pa­re" di male­fat­te par­ti­co­la­ri, data­ti ma inquie­tan­ti, sul­lo smal­ti­men­to ille­ga­le di rifiu­ti peri­co­lo­si. Il "com­pa­re" del pen­ti­to con la sua impre­sa ave­va infat­ti par­te­ci­pa­to all'interramento dei mate­ria­li di scar­to nuclea­ri. Mate­ria­li che sareb­be­ro sta­ti sepol­ti in con­tra­da "Regi­na" di Lat­ta­ri­co, pic­co­lo cen­tro del Cosen­ti­no. Tut­to ciò nel qua­dro di un accor­do delin­quen­zia­le con­clu­so, una ven­ti­na di armi addie­tro, da ele­men­ti vici­ni alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta cala­bre­se con i casa­le­si gui­da­ti da Fran­ce­sco Schia­vo­ne, det­to "San­do­kan". «Ero appe­na usci­to dal car­ce­re – ha rive­la­to il pen­ti­to – e lui (l'imprenditore n.d.r.) mi ha pro­po­sto di riat­ti­va­re il trat­ta­men­to, da par­te del­la mia cosca, di rifiu­ti tos­si­ci pro­ve­nien­ti dal Nord Ita­lia».

Nel feb­bra­io del 2015, l'ex aspi­ran­te padri­no pen­ti­to, Adol­fo Fog­get­ti, di Cosen­za, ren­de a sua vol­ta dichia­ra­zio­ni ai magi­stra­ti del­la Dda catan­za­re­se e tira in bal­lo Adol­fo D'ambrosio, espo­nen­te del grup­po mafio­so gui­da­to, nel­la cit­tà dei bru­ti, da Etto­re Lan­zi­no. Ecco cosa dichia­ra: «Visto il rap­por­to di col­le­gan­za tra la nostra cosca (Ran­go-zin­ga­ri n.d.r.) e quel­la degli ita­lia­ni, Adol­fo D'Ambrosia ebbe ad infor­ma­re me e Mau­ri­zio Ran­go che ave­va in ani­mo di ini­zia­re una gros­sa e red­di­ti­zia atti­vi­tà di inter­ra­men­to di rifiu­ti tos­si­ci. Egli ci dis­se al fine di pas­sa­re la "novi­tà" a noi, che que­sta atti­vi­tà era da lui tenu­ta mol­to riser­va­ta atte­sa la peri­co­lo­si­tà. Tut­ta­via egli dove­ro­sa­men­te, atte­so il col­le­ga­men­to tra i due grup­pi, ci infor­mò del­la cosa». Non se ne fece nul­la? Oppu­re c'è anco­ra qual­cu­no che vuol avve­le­na­re la nostra gen­te…