Il partito dei Commisso. Arresti, operazioni, processi e condanne non ridimensionano la capacità delle ndrine di Siderno di condizionare le istituzioni

Giuseppe Commisso

Alessia Candito Corrieredellacalabria.it REGGIO CALABRIA – «Che la componente di ndrangheta dei Commisso potesse tirarsi fuori dal determinare le scelte degli amministratori pubblici di Siderno, ovviamente per trarre quei benefici sia economici ma, soprattutto, di considerazione sociale, appariva una mera utopia». Arresti, operazioni, processi, condanne anche pesanti, quasi tre anni di amministrazione giudiziaria, nulla di tutto questo sembra aver ridimensionato la capacità delle ndrine di Siderno di condizionare le istituzioni locali. Con il "Mastro" Peppe Commisso in galera, il testimone è passato al fratello Antonio "u bucatu", parimenti in grado di condizionare quelle elezioni che avrebbero dovuto consegnare alla cittadina il primo consiglio comunale eletto dopo anni di commissariamento. E invece hanno visto ancora una volta affermarsi gli uomini del "partito dei Commisso"

pietro fuda volantino elettoralePer gli inquirenti infatti non solo il clan avrebbe avuto un ruolo nell'elezione di un "proprio" consigliere comunale, Giuseppe Figliomeni – genero di Antonio Marzano, santista finito in manette con l'operazione Crimine – ma potrebbe essere riuscito a scegliere l'attuale presidente del consiglio comunale, Paolo Fragomeni, parente dei Commisso "Quagghia", perché cognato di Giuseppe Commisso, fratello del boss Giuseppe (cl.44) attualmente all'ergastolo. Circostanze che proiettano ombre – inquietanti – su tutta la coalizione dell'attuale sindaco ed ex senatore Pietro Fuda, vincitore plebiscitario delle elezioni. Una coalizione nata in modo rocambolesco dopo mesi di consultazioni, primarie prima annunciate poi saltate, strappi fra il Centro democratico di Fuda e il Pd – arrivato addirittura a minacciare una candidatura autonoma – ma anche un curioso attentato che indurrà il candidato sindaco inizialmente prescelto, il dottore Pier Domenico Mammì, a rinunciare alla corsa, lasciando via libera a Fuda.

Circostanze ancora oggetto di approfondimento, mentre è certo che il clan, in quelle consultazioni, avesse almeno un proprio candidato, Giuseppe Figliomeni, uomo di punta del Centro democratico, ma soprattutto genero di un pezzo da novanta del clan, con il quale «c'è un obbligo». A dirlo è proprio Antonio Commisso, pizzicato dagli investigatori nel corso della sua lunga e personalissima campagna elettorale a chiedere il voto per Figliomeni. Una richiesta ovviamente non neutrale se gli interlocutori – tuttora in via di identificazione – non fanno che rispondere «quello che ci dice lui facciamo». Risposta non diversa arriverà dal farmacista Pasquale Filippo Gagliardi, cui Cosimo Commisso chiede di sostenere Figliomeni perché «l'uomo, l'uomo ci interessa … è il genero di Totò Marzano, del tornitore, una brava persona, è un bravo ragazzo, perché, ma, ci serve perché ce l'abbiamo…», e ancora, «hai capito, quindi…oggi domani… ("ci torna utile", ndr)». Dunque non a caso – sostiene la Dda – Figliomeni ha ottenuto un enorme successo elettorale , raggranellando 554 preferenze, che gli sono valse non solo l'elezione in consiglio, ma anche il ruolo di capogruppo della propria lista.

Ma per gli inquirenti, ci potrebbe essere lo zampino dei Commisso anche nell'elezione di Paolo Fragomeni a capo dell'assemblea. Una scelta testardamente perseguita da Fuda in violazione dei pregressi accordi politici con il Pd e che costerà al neo sindaco l'uscita del Pd dalla giunta. A Mariateresa Fragomeni, candidata scelta dal partito, è stato preferito Paolo Fragomeni, pensionato che dalla sua può contare su vincoli di parentela con i massimi esponenti della famiglia di ndrangheta dei Commisso di Siderno, conosciuti come "Quagghia". La sorella di Figliomeni, Valeria, è infatti la moglie di Cosimo Commisso, fratello del noto boss Peppe, affermatosi per i barbari omicidi di cui si è macchiato nel corso della faida con i Costa. Anche la 'ndrangheta di Siderno dunque si ritrova interessata da quelle trasformazioni che hanno interessato il rapporto fra ndrine e politica, dimostratesi determinate a sfruttare tutte «le possibilità offerte dal quadro politico-istituzionale, in particolar modo dalle sue appendici territoriali come, appunto, le Regioni, le Province e i moltissimi Comuni sparsi su tutto il territorio. Così, attraverso l'infiltrazione e il condizionamento di alcuni dei rappresentanti di quegli Enti, le cosche sono riuscite ad accaparrarsi molti dei fruttuosi appalti pubblici, mettendo le mani anche sui consistenti aiuti comunitari stanziati per lo sviluppo del Meridione».

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