Il ricordo della strage della Banca Popolare di Polistena quarantasei anni dopo

Piero Catalano Quotidiano del Sud POLISTENA – E’ passato quasi mezzo secolo da quel 5 luglio 1971, un giorno infausto per la città ma anche per l’intero comprensorio. Quel giorno, poco dopo mezzogiorno, nel corso di una tragica rapina alla “Banca Popolare”, il direttore e tre impiegati caddero sotto i colpi sparati senza pietà da quattro rapinatori. Quarantasei anni dopo un libro racconta quella drammatica pagina di cronaca ancora impressa nella mente di chi l’ha vissuta. “Noi caduti per la violenza umana”, questo il titolo del libro, scritto da Francesco Lazzaro, è stato presentato, e non a caso, nel cortile di Palazzo Valensise, “casa” del direttore di quella banca, Pasquale Valensise, barbaramente ucciso insieme agli impiegati Francesco Scarano, Francesco Iemma e Giovanni Garcea, che hanno pagato con la vita la disperata reazione, in difesa di quella banca, veramente “popolare”. La manifestazione è stata organizzata dalla locale Società Mutuo Soccorso “Fede e Lavoro” e dal “Co.Re.Ca sms-soms”, che per l’occasione hanno lanciato il progetto “Riscoprire il passato per costruire il futuro”, che prevede, tra l’altro, due borse di studio, indirizzate alle scuole medie e superiori, sul tema: “Ricordare per non dimenticare, storie e personaggi della nostra città”. «Il libro – ha spiegato Pietro Greco, presidente Co.Re.Ca – racconta dei fatti tragici con parole semplici».

Tra i presenti anche Domenico Lazzaro, uno dei superstiti alla strage, e alcuni familiari delle vittime, «per la gente e le generazioni future – ha detto Emma Valensise, figlia del direttore – è molto importante ricordare quello che è stata l’immane tragedia per la banca». Per don Pino Demasi la memoria non è solo celebrazione ma anche impegno, «noi calabresi – ha aggiunto il parroco del Duomo – abbiamo molte virtù, ma anche molti difetti: abbiamo la fretta di dimenticare. Trovarci qui è un invertire la coscienza per onorare chi si è spinto all’estremo sacrificio. Loro sono ancora vivi – ha concluso – perché le loro idee e i loro sogni infranti possono proseguire». Per il giornalista Pino Toscano nella tragedia c’è anche la bellezza di un gesto collettivo in difesa della banca, «frutto di un modo di concepire la vita – ha aggiunto – di un sentimento profondo». Intanto, qualche ora prima della manifestazione, l’amministrazione comunale ha inaugurato “Via 5 Luglio”, per non dimenticare il giorno della strage, «serve da insegnamento per le giovani generazioni – ha detto il sindaco Michele Tripodi – perché non si perda la memoria. Le quattro vittime sono un patrimonio collettivo di una comunità onesta e sensibile. Il libro – ha concluso – è uno stimolo affinché non si perda ma si faccia tesoro della storia della nostra città». L’autore del libro, molto emozionato, ha prima parlato della grande umanità della famiglia Valensise e subito dopo della familiarità che si respirava nella banca, nata nel 1890, con l’intento di aiutare la gente, soprattutto quella più debole, «sono un amante della storia del mio paese – ha detto Francesco Lazzaro – e amo far conoscere ai più giovani quello che era la vita di paese di un tempo». Gli intermezzi musicali sono stati curati dal cantautore Pino Barillà.

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