Il Si annega nella Calabria di Oliverio. Ora chi inaugurerà la Salerno-Reggio?

Sil­vio Mes­si­net­ti il Mani­fe­sto CATANZARO – II In que­sto inter­mi­na­bi­le anno di cam­pa­gna elet­to­ra­le Ren­zi ha snob­ba­to la Cala­bria. Più che swing sta­te la con­si­de­ra­va una regio­ne per­sa. Solo in extre­mis vener­dì scor­so ha fat­to una com­par­sa­ta a Reg­gio, uni­ca cit­tà a gui­da Pd. Ma è sta­to più che altro uno sca­lo tec­ni­co nel lun­go viag­gio Paler­mo-Firen­ze di fine cam­pa­gna. La top­pa si è rive­la­ta peg­gio del buco. Per­ché ha sca­te­na­to le ire dei dem catan­za­re­si: «Il pre­mier in mil­le gior­ni mai ha fat­to visi­ta al capo­luo­go. È uno schiaf­fo alla nostra digni­tà» si sono sfo­ga­ti in una lun­ga nota. I foschi pre­sa­gi si sono rive­la­ti real­tà. La scon­fit­ta del pre­mier si è tra­sfor­ma­ta, a livel­lo loca­le, in una deba­cle sen­za appel­lo per il suo uomo for­te al di là del Pol­li­no e segre­ta­rio regio­na­le: Erne­sto Magor­no. Che nel­la sua Dia­man­te incas­sa uno dei peg­gio­ri risul­ta­ti di tut­ta la Cala­bria. Qui il No è arri­va­to al 72,1%, 4 pun­ti in più rispet­to al dato regio­na­le (68%).

Il No vin­ce a casa di tut­ti i big del Pd calabrese.Hanno fal­li­to i colon­nel­li, ha fal­li­to anche il gene­ra­le: il pre­si­den­te Mario Oli­ve­rio non rie­sce a vin­ce­re nem­me­no a casa sua, a San Gio­van­ni in Fio­re dove il Sì si fer­ma al 44%. E poi c’è il dato reg­gi­no. Nel­lo Stret­to il No è arri­va­to al 70%. A Cro­to­ne, infi­ne, il dato boom del 73% di No. C’è chi chie­de le dimis­sio­ni di Oli­ve­rio: «I dati elet­to­ra­li san­ci­sco­no il fal­li­men­to del­le poli­ti­che mes­se in cam­po dal­la giun­ta e assu­mo­no il sapo­re di un avvi­so di sfrat­to» dice Filip­po Sesti­to del Comi­ta­to Veri­tà, demo­cra­zia e par­te­ci­pa­zio­ne. E’ sta­ta, per il resto, una cam­pa­gna che ha rivi­ta­liz­za­to la sini­stra, pri­ma divi­sa in mil­le rivo­li.

«La dife­sa del­la Costi­tu­zio­ne è sta­ta il ter­re­no comu­ne di lot­ta per movi­men­ti, sin­da­ca­ti, asso­cia­zio­ni ambien­ta­li­ste – spie­ga Delio Di Bla­si dell’esecutivo nazio­na­le Usb – che si bat­to­no quo­ti­dia­na­men­te per la digni­tà del lavo­ro, con­tro la pre­ca­rie­tà, per il dirit­to all’abitare, con­tro gran­di ope­re come il Pon­te, in dife­sa del mare e con­tro l’air gun, con­tro la chiu­su­ra degli ospe­da­li pub­bli­ci e per il dirit­to alla salu­te da trop­po tem­po nega­to da un assur­do pia­no di rien­tro dal defi­cit. Il risul­ta­to, ina­spet­ta­to nel­le dimen­sio­ni, rap­pre­sen­ta la sfi­da comu­ne da cui ripar­ti­re». Sul­la stes­sa lun­ghez­za d’onda, l’Anpi cala­bre­se: «Ren­zi ha paga­to anche l’assurdo acca­ni­men­to­con­tro di noi – rile­va Mario Val­lo­ne, pre­si­den­te Anpi di Catan­za­ro – noi abbia­mo fat­to la nostra par­te in tan­ti incon­tri per riba­di­re il con­cet­to che la dife­sa del­la Car­ta non è mai una bat­ta­glia di par­te e, citan­do Arri­go Bol­dri­ni, pos­so dire che abbia­mo com­bat­tu­to assie­me per ricon­qui­sta­re la liber­tà per tut­ti, per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era con­tro».

Infi­ne, c’è la que­stio­ne A3. La data era cer­chia­ta in ros­so da tem­po: 22 dicem­bre. Dove­va esse­re una gior­na­ta straor­di­na­ria. Rischia di tra­sfor­mar­si nell’ennesimo annun­cio. Per­ché con le dimis­sio­ni del pre­mier c’è incer­tez­za su chi ver­rà a inau­gu­ra­re la nuo­va Saler­no-Reg­gio. Se pri­ma man­ca­va l’autostrada, ades­so man­ca pure chi quel nastro dove­va tagliar­lo. Il timing mes­so a pun­to dal gover­no e dai ver­ti­ci Anas rischia di subi­re uno spo­sta­men­to in avan­ti. Negli ulti­mi gior­ni stan­no chiu­den­do i can­tie­ri sull’ultimo trat­to con ammo­der­na­men­to più pro­fon­do, i 20,5 km del macro­lot­to 3.2 tra Lai­no Bor­go e Cam­po­te­ne­se. È tut­to pron­to, insom­ma. Ma con chi sarà in auto il pre­si­den­te dell’Anas, Vit­to­rio Arma­ni, quan­do la mat­ti­na del 22 si met­te­rà in viag­gio da Saler­no per rag­giun­ge­re Reg­gio?

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