Il Tar “interdice” Cuzzocrea. Stessa sorte per “Lithos” che sarebbe riconducibile a Edilminniti

Andrea Cuzzocrea

Francesco Creazzo Quotidiano del Sud DUE INTERDITTIVE restano in vigore e sembrano destinate a scatenare reazioni in città. La prima è quella che riguarda la “A&t”, l’impresa dell’ex presidente provinciale di Confindustria Andrea Cuzzocrea. Proprio a causa del provvedimento disposto dalla Prefettura di Reggio, lo scorso 2 maggio l’imprenditore edile aveva rassegnato le proprie dimissioni dal vertice dell’associazione datoriale, per poi proporre ricorso al giudice amministrativo contro il procedimento cautelare. L’interdittiva, però resta in vigore: il distaccamento reggino del Tar calabrese lo ha deciso con una ordinanza pubblicata mercoledì. L’organo di giustizia amministrativa ha respinto la richiesta presentata dall’avvocato Domenico Iofrida per la sospensione degli effetti dell’atto della prefettura, rilevando che «a carico dei ricorrenti, l’interdittiva appalesa ricorrenti, plurime e concordanti emersioni fattuali riguardanti cointeressenze economiche e controindicate frequentazioni». In altre parole, l’istanza presentata dalla “A&t” di Cuzzocrea non può essere accolta perché l’interdittiva emessa lo scorso 28 aprile della Prefettura è, a giudizio della corte, fondata su elementi solidi. Il Tar ha inoltre condannato l’azienda al pagamento delle spese legali nei confronti della Prefettura e del Comune di Reggio.

Un analogo esito, il respingimento del ricorso, è stato riservato alla “Lithos”, l’impresa subappaltante dell’appalto per la costruzione dell’ospedale “Morelli”. Secondo l’interdittiva emessa dalla Prefettura il 18 aprile, la Lithos sarebbe riconducibile all’alveo di influenza dell’Edilminniti Srl, gestita da Caterina Ines Lucianò ma nella presunta disponibilità di Giovanni Minniti, imprenditore più volte finito nella rete degli investigatori per questioni legate alla gestione delle opere nella sanità e condannato in primo grado, nello scorso settembre, a 5 anni di reclusione per gli appalti truccati agli ospedali Riuniti di Reggio. Secondo il Tar, anche in questo caso, la richiesta di annullamento dell’interdittiva presentata dalla Lithos non è accoglibile perché il provvedimento disposto dal palazzo del governo «presenta plurimi e circostanziati elementi, analiticamente enucleati, tenuti presente dall’autorità (la Prefettura, ndr) nel loro valore e significato non episodico, bensì complessivo, ai fini della prognosi di infiltrazione configurata nell’interdittiva». Secondo il giudice amministrativo, quindi, gli elementi dai quali la Prefettura desume l’infiltrazione della Lithos, sarebbero consistenti e motivati nel tempo. Alle dipendenze della Lithos, infatti, sarebbero risultati anche i figli di Giovanni Minniti, oltre alla signora Lucianò. È per questo che il tribunale amministrativo ha condannato alle spese legali l’azienda: ne beneficeranno la Prefettura, il Comune di Reggio e l’azienda ospedaliera “Bianchi – Melacrino – Morelli”.

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