In affari col boss? Bova si autosospende da presidente della Commissione antindrangheta

Ildispaccio.it CATANZARO – Rapporti d’affari tra il Presidente della Commissione antindrangheta del Consiglio Regionale della Calabria ed il boss Leonardo Catarisano, uomo di vertice dei clan di Roccelletta di Borgia, sarebbero presenti nelle carte dell’inchiesta “Johnny”. E’ quanto rivelato oggi dal Corriere della Calabria in un articolo che ha suscitato diverse reazioni nel mondo politico regionale. Il presidente della Commissione regionale antindrangheta Arturo Bova, ha rilasciato la seguente dichiarazione che si invia nella sua stesura integrale:

“L’attenzione dedicata da alcune testate giornalistiche locali in ordine a fatti che, pur non avendo nessuna rilevanza penale e pur essendo risalenti negli anni, mi impone una riflessione sul ruolo che la politica e i rappresentanti delle Istituzioni devono tenere in un momento delicato nella vita dell’intero Paese. A prescindere da ogni mia personale valutazione e da ogni mio personale interesse a chiarire l’irrilevanza e la pretestuosità della notizia giornalistica che, ripeto, nulla ha a che vedere con l’operazione “Johnny”, a prescindere da una specchiata e riconosciuta moralità tanto nella vita privata, tanto nella vita professionale quanto, e soprattutto, nella vita istituzionale, ritengo che sia mio preciso dovere salvaguardare la Commissione che mi onoro di presiedere e l’intero Consiglio regionale dall’esposizione mediatica e dal pregiudizio che ne deriverebbe nel faticoso e difficile processo riformatore che stiamo cercando di mettere in atto per risollevare le sorti della nostra martoriata terra”.

“Ho sempre detto, sia pubblicamente che in privato, che i rappresentanti della politica e delle istituzioni non dovrebbero mai e poi mai anteporre la loro figura privata a quella delle istituzioni o del partito politico che rappresentano. Ho già detto in passato che non avrei esitato un attimo a lasciare l’incarico, qualora ciò fosse servito a rafforzare la credibilità di questa consiliatura regionale nei confronti di una disillusa, stanca e irretita opinione pubblica. Siamo ad un passo dall’approvazione della legge regionale contro la ndrangheta. Il Consiglio regionale, anche grazie all’impulso della Giunta regionale, ha approvato importanti leggi che caratterizzano e qualificano un processo riformatore che non ha precedenti. A nessuno di noi è dato di frenare gli esiti collettivi di quel processo riformatore, soprattutto sotto l’aspetto della percettibilità e credibilità nei cittadini”.

“Queste considerazioni mi impongono di sospendere ogni mia attività connessa alla carica di Presidente della Commissione contro la ndrangheta, al fine di porre fine ad un linciaggio mediatico annunciato e di fornire, ove ne fosse bisogno, ogni chiarimento politico. Lo faccio con la consapevolezza che tra poco meno di un mese si dovrà procedere al rinnovo delle cariche, comprese quelle dei Presidenti di Commissione. Un lasso di tempo che mi permetterà di fornire pubblicamente ogni chiarimento e di risalire, a ritroso, a vicende che erano state già abbondantemente chiarite nell’anno 2009. Mi rammarica soltanto che si sia voluto associare una notizia giornalistica risalente negli anni, priva di qualsivoglia rilievo penale, ad una operazione giudiziaria di così grande qualità e che nulla a che vedere con la mia persona, e lo si sia fatto senza sentire neppure la necessità di chiedere al sottoscritto alcun chiarimento”.

“Mi domando in quale atto di quell’operazione sia comparso il mio nome o un qualsivoglia riferimento alla mia persona. Sono stato consigliere comunale e sindaco del mio paese per 21 anni consecutivi. Quale sia stato il mio modo di amministrare e a quali principi si sia ispirato il mio agire politico, è sotto gli occhi di tutti. Ancor di più, da quando ho assunto la carica di presidente della Commissione regionale contro la ndrangheta, legalità e giustizia sono stati gli unici due criteri ispiratori del mio agire politico. Con orgoglio ritengo di poter dire che l’intero territorio della Calabria ne sia testimone. Ho percorso la Calabria in lungo e in largo, senza sosta o tregua alcuna, andando nelle scuole, incontrando il mondo dell’associazionismo e del volontariato, nelle assemblee pubbliche, nei consigli comunali aperti all’indomani di una serie incredibile di attentati, sempre dalla parte di chi subiva i soprusi del potere mafioso e, lasciatemelo dire, di chi non trovava la giusta attenzione nel mondo istituzionale. Ho sacrificato i miei affetti personali, la famiglia in primis, pur di dimostrare che c’è spazio per una politica fatta di ideali, onestà e rettitudine”.

“Continuerò a farlo nella convinzione che gli onesti mi daranno conforto e sostegno e nella certezza che abbiamo tutti gli strumenti per scrivere nei prossimi due anni, dai banchi del Consiglio Regionale, una bella pagina di storia”.

La resa di Bova: mi autosospendo. Magorno: «Restiamo convinti dell’assoluto valore dell’azione di magistratura e delle forze dell’ordine»

An.ri. Corrieredellacalabria.it REGGIO CALABRIA Un’intera mattinata di travagli e tormenti, poi attorno all’ora di pranzo la decisione finale: Arturo Bova si autosospende dall’incarico di presidente della commissione regionale contro la ndrangheta.

La notizia pubblicata dal Corriere della Calabria sugli affari tra il consigliere regionale dei Democratici Progressisti (costola tutta calabrese e renziana del Pd) e il boss di Roccelletta di Borgia deflagra come una bomba a Palazzo Campanella, dove è in programma una seduta dell’organismo guidato dal politico finito nell’occhio del ciclone. Per tutta la mattinata va avanti il tam tam sulle dimissioni. Bova, nel chiuso del suo ufficio, rimane incollato al telefono alla ricerca di sostegno. Ma la risposta che gli arriva dai vertici del Pd è unanime: di fronte a queste accuse la cosa più giusta da fare è quella del passo indietro. Alla fine, tra le resistenze dell’ex sindaco di Amaroni (convinto della correttezza delle sue condotte) e le richieste di voltare completamente pagina, prevale una linea di compromesso. Ed è quella che porta all’autosospensione di Bova.

La seduta in programma per oggi che doveva occuparsi del Cara di Isola e dei risvolti dell’inchiesta che ha portato all’arresto di decine di persone, salta. Rimandata sine die. Nel Pd non parla nessuno ma l’imbarazzo è evidente. L’unico a prendere posizione è il segretario regionale Ernesto Magorno: «Animati da un sano rispetto della legge e delle istituzioni, ci auguriamo che il consigliere regionale Arturo Bova saprà chiarire nelle sedi competenti la vicenda sui presunti rapporti con un esponente della criminalità organizzata di Roccelletta di Borgia». È una dichiarazione di prammatica, quella di Magorno. Bova, tra le altre cose, uno dei dirigenti del Pd che a Catanzaro hanno consumato la scissione, scegliendo di sostenere un candidato alternativo a Vincenzo Ciconte.

«Prendiamo atto della decisione di Bova di autosospendersi dalla carica di presidente della commissione regionale Antimafia – dice ancora Magorno -, ribadendo la necessità di garantire la giusta serenità alle istituzioni calabresi e di preservarle da ogni forma di strumentalizzazione. Restiamo convinti, infatti, dell’assoluto valore dell’azione di magistratura e forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata e a ogni forma di illegalità». Una domanda residua: cosa fa, nel frattempo, la politica?

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