In difesa di Mimmo Lucano contro i gattopardi calabri e l’accoglienza-business

Emilio Sirianni Il manifesto RIACE – Fermo immagine sul viso di Mimmo Lucano, l’audio, quasi incomprensibile, lascia intendere la sua voce e quella di due interlocutori. Parlano in dialetto, si capisce solo che parlano di un’opera da realizzare con finanziamento pubblico. Il contesto iconico è del giornalismo d’inchiesta televisivo, in sovraimpressione didascalie come «Mimmo Lucano, l’uomo che ha preso per il culo il mondo!». Riavvolgiamo il nastro. Alcuni mesi fa, rappresentanti del servizio centrale Sprar, dopo una verifica a campione sul sistema di accoglienza di Riace, muovono diversi rilievi critici. I principali, la non adeguatezza di talune abitazioni, l’uso della moneta locale inventata dal sindaco per evitare che i migranti risentano dei ritardi negli accrediti. Avanti veloce ed eccoci ad oggi. Lucano denuncia gli attacchi ricevuti, manifesta tutta la sua amarezza e mette il mandato a disposizione dei suoi consiglieri e dei cittadini che chiama a un pubblico confronto per il giorno 30. Subito dopo l’annuncio, la Mediateca comunale che avrebbe dovuto ospitare l’incontro è devastata da ignoti. Questa, la premessa.

Da diversi anni che Mimmo Lucano mi onora della sua amicizia. Da quando vidi il cortometraggio dedicato a lui e alla sua Riace da Wim Wenders e lessi le parole pronunciate dal regista ad una platea di disorientati premi Nobel, accorsi alla porta di Brandeburgo per l’anniversario della caduta del muro. Wenders raccontò d’aver visto l’Utopia realizzata nella misera e dimenticata terra di Calabria, nella Riace di Lucano. Quasi mi precipitai lì e rimasi sopraffatto, come non può non esserlo chiunque sia dotato del minimo sindacale d’empatia per il dolore degli uomini e la loro capacità di riscatto. Se, però, da un lato, Mimmo è celebrato come eroe anche da riviste importanti, se ogni anno centinaia di giovani raggiungono la sua Riace da tutta Europa per campi di volontariato e riceve lettere ammirate da Papa Francesco, dall’altro, quel modello d’accoglienza è scomodo nell’Europa dei muri e delle connesse fortune politiche, degli hotspot e della vetrina-Lampedusa, progettata per occultare gli interessi geopolitici e militari che presiedono al sistema del pattugliamento del Mediterraneo. È un modello scomodo anche nel Sud degli eterni Gattopardi, in cui il detto di Tomasi di Lampedusa s’incarna nel dilagare del business dell’accoglienza: milioni di euro sparsi a pioggia e centinaia di associazioni «umanitarie» a spartirsi il bottino.

Quanto al video diffamatorio, qualche valente giornalista dovrebbe chiedere all’ex assessore Vaillà e all’ex vice sindaco Cimino (entrambi allontanati da Lucano) chi dei due ha effettuato la registrazione (non essendovi altri interlocutori) e perché

Perché l’affare funzioni, però, il modello dev’essere quello delle mega strutture, rese inaccessibili dall’esterno e gestite con modalità note. Nella mia Calabria sono decine gli alberghi ormai in disuso da anni convertiti allo scopo. Stipandovi i migranti, dopo qualche tinteggiatura di facciata, è agevole lucrare bei soldoni, facendo la cresta sulla qualità del cibo e sui servizi o violando impuniti le soglie di capienza. Riace, invece, ha i suoi nuovi cittadini nelle vecchie case degli emigrati, donate all’amministrazione e ristrutturare in economia, spesso con il lavoro degli stessi inquilini. Certo, non sono hotel a cinque stelle, ma vi si conduce la vita dignitosa di molti calabresi onesti. Soprattutto da eguali fra eguali. Riace non sconta i lunghi tempi morti fra un finanziamento e un altro, perché, come dice Mimmo, le persone mangiano tutti i giorni. Così ha inventato la moneta locale, un sistema semplice: banconote stampate dal Comune e distribuite ai migranti, che le usano presso gli esercizi del paese, i cui gestori collaborano, restituendole poi al Comune e ricevendone il controvalore, una volta giunti i finanziamenti. Si eliminano i tempi morti, ma non è previsto dal regolamento, ecco allora i rilievi.

Peccato, questo nessuno lo dice, che tanto nella struttura regionale che fra gli addetti al servizio centrale Sprar, abbondino i conflitti di interessi, cioè siano presenti persone che hanno la gestione di enti o associazioni che beneficiano di contributi per l’accoglienza o che l’hanno avuta, per poi passarla a prossimi congiunti. Come nel caso dell’ispezione a Riace. Quanto al video diffamatorio, qualche valente giornalista dovrebbe chiedere all’ex assessore Vaillà e all’ex vice sindaco Cimino (entrambi allontanati da Lucano) chi dei due ha effettuato la registrazione (non essendovi altri interlocutori) e perché. Quel che io ho saputo dal sindaco è che Vaillà adesso ha una sua associazione per accogliere i migranti e ha avuto in concessione dal vescovado di Locri la «Casa del Pellegrino», struttura in grado di ospitare un centinaio di persone, costruita con le donazioni dei fedeli che si recano ogni anno alla grande festa dei santi Cosma e Damiano.

Grandi manovre in vista del 2019, quando Mimmo non sarà più candidabile ed il modello unico dell’accoglienza-business potrà finalmente prendersi anche la sua Riace. Lucano ha dato un senso alla scelta di molti calabresi perbene di rimanere a combattere l’ingiustizia, sta adesso ai riacesi, il 30 dicembre, mostrare che non andrà perso e farsi avanti per raccogliere un’eredità che non può andare perduta.

*L’autore è segretario di Magistratura democratica, sezione di Catanzaro

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