Inchiesta su protesi scadenti, domiciliari anche per Carmine Naccari Carlizzi

Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Le aziende davano soldi, regali costosi e viaggi ai chirurghi per impiantare arti artificiali scadenti. Un’inchiesta che svela retroscena davvero inquietanti nella ricca sanità del Nord Italia e rivela all’interno della vicenda giudiziaria il coinvolgimento di uno stretto congiunto di un politico di alto rango calabrese. Nell’inchiesta “Disturbo” per corruzione nella Sanità condotta dalla Guardia di finanza di Monza spunta, infatti, anche il nome di Carmine Naccari Carlizzi, fratello di Demetrio, ex assessore regionale della Calabria. Il gip del Tribunale di Monza Federica Centonze ha destinato il medico ortopedico della Colombus di Milano e della Mater domini di Castellanza agli arresti domiciliari. Carmine Naccari Carlizzi, nato a Roma, risulta essere uno specialista della medicina dello Sport ed in passato già medico dell’Inter e del Milan, tanto da vantare nel suo curriculum un’operazione alle preziose ginocchia di Franco Baresi.

L’inchiesta sulla sanità ha portato in totale a 21 misure cautelari, tra arresti e sospensioni dal servizio, smascherando un’associazione criminale che faceva capo ai rappresentanti di una azienda italo-francese. L’inchiesta avrebbe fatto emergere un presunto sistema di corruzione fatto di denaro, cene, viaggi e altri “favori” in cambio dell’acquisto di protesi commercializzate dalla società Ceraver e impiantate nei pazienti durante interventi chirurgici effettuate in strutture private convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Le indagini erano iniziate in seguito a un esposto presentato da un dipendente dell’interno del Policlinico di Monza che ha sollevato dubbi sulla gestione dell’acquisto di protesi per interventi chirurgici all’interno della struttura. Sono iniziati così gli accertamenti che hanno portato il personale della Guardia di Finanza ad accedere ai dati relativi alla Sanità disponibili a livello regionale. I riscontri avrebbero messo in evidenza che in alcune strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale ci sarebbe stato un numero molto alto di pazienti sottoposti a interventi chirurgici per installazione di protesi, molti dei quali provenienti da fuori regione.

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