Iniziato lo sciopero a Gioia Tauro. Ancora in alto mare il progetto dell’Agenzia del lavoro che dovrebbe ricollocare i lavoratori

Michele Albanese Quotidiano del Sud GIOIA TAURO – «Dieci giorni di sciopero sono duri da far passare ma ce la metteremo tutta e soprattutto ci inventeremo metodologie che servano a stare sul pezzo. A resistere», dicono i dirigenti sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sul che dalla notte scorsa hanno dato vita ad una prova di forza mai vista prima nei confronti di Med Center Terminal Container la società che gestisce il porto e che punta a licenziare ben 400 portuali entro il prossimo 31 luglio. Dieci giorni di sciopero che peseranno nella testa e soprattutto nelle tasche dei portuali. Una cifra enorme di lavoro che viene meno e che da l’idea di come questa infrastruttura per decenni dipinta come la salvezza della Calabria sta decisamente segnando il passo. Il porto non tira più nei volumi, il contesto è carico di insicurezza, gli scenari sono cambiati nel corso di pochi anni e tutto questo disegna prospettive cariche di nubi. L’orizzonte dello scalo è plumbeo e soprattutto vi è la sensazione che l’attenzione istituzionale del Governo sulle vicende di Gioia Tauro stiano scemando sempre più. E ciò crea rabbia e incertezza.

«L’unica arma che abbiamo è questa» aggiungono i sindacati, anche se difficile e ardua. La percentuale delle adesioni allo sciopero è in salita: dal 75% della prima notte con il terzo turno di ieri si è arrivati quasi al 100%, nonostante la paura strisciante che serpeggia tra tutti. Molti sperano di riuscire a salvarsi da questa tornata imponente di tagli di personale e per questo cercano di non dare nell’occhio oppure cercano di entrare a lavorare per non rischiare più di tanto. In questa situazione, è chiaro, che i rischi di possibili scontri tra chi intende andare a lavorare e chi sta fuori a presidiare l’ingresso davanti al gate portuale ci sono tutti. Ma tutto sommato sono stati superati dal buon senso. Ieri mattina un gruppo di dirigenti sindacali è andato sul piazzale per incontrare i portuali che erano entrati ed hanno cercato di convincerli a desistere e ad aderire allo sciopero. I movimenti tra i portuali sono osservati a vista da un apparato consistente di polizia e carabinieri che presidiano l’entrata per evitare incidenti. La rabbia e soprattutto l’incertezza monta. Ieri per la prima volta nella storia ultra ventennale dello scalo si è verificata l’adesione massiccia allo sciopero dei dipendenti degli uffici, un segnale che la dice lunga sui rischi che tutte le categorie che lavorano per Mct corrono I tagli previsti colpiranno tutti i settori nessuno escluso. In 400 padri o mamme di famiglia verranno espulsi dal lavoro. Un numero che da queste parti è imponente. Esuberi che Mct non vuole ridurre nonostante le continue richieste di tutte le organizzazioni sindacali. Quelli sono stati previsti e quelli si faranno.

Lo sciopero è anche per questo. Ma anche per altro. C’è da capire molte cose e non solo come verranno salvaguardati i lavoratori dopo il periodo previsto in Agenzia del Lavoro che durerà tre anni, c’è da capire cosa avverrà nel porto e cosa accadrà nel retroporto la vera ferita di questa fetta di terra vocata allo sviluppo che è stato rapito da fallimenti terribili, da un’approssimazione di gestione pubblica che ha portato solo a truffe o a progetti industriali fantasma. C’è da capire quali idee metterà in campo la regione nelle aree dell’ex Asi che sono di sua competenza. C’è da capire cosa farà il Governo che non può pensare solo a tentare di garantire l’assistenza per tre anni a Gioia Tauro, promuovendo invece altri piattaforme logistiche in giro per il mondo, cercando di spostare la nuova “via della seta” da Suez a Gibilterra, verso altri scali posti a nord del paese. C’è da capire come mai la governance su Gioia Tauro venga dimenticata in chissà quali cassetti del Ministro Delrio. C’è da capire perché continui a sostenere candidature che rispondono a logiche di parte e c’è su questo specifico punto, da capire che sta facendo il governatore Oliverio nel suo confronto istituzionale con Delrio. C’è da capire molte cose a Gioia Tauro. Nel frattempo i portuali scioperano. Oggi sarà un venerdì di passione sociale e civile. Un venerdì santo di sofferenza e di incertezza.

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