"Italia che lavora": crollano le accuse in Appello

Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – La Cor­te d'Appello di Reg­gio Cala­bria, pre­sie­du­ta da Lilia Gae­ta (a late­re Gia­co­bel­lo e Ban­die­ra) ha demo­li­to il pro­ces­so "Ita­lia che lavo­ra", assol­ven­do dall'accusa di "ille­ci­ta con­cor­ren­za con vio­len­za o minac­cia" con la for­mu­la "per­ché il fat­to non sus­si­ste" Fran­ce­sco Sti­po (clas­se '49) Anto­nio Cosmo, Dome­ni­co Costan­zo, Fran­ce­sco Mam­mo­li­ti (cl. 49), inte­so "Fischian­te" e Dome­ni­co Pel­le ( cl. 75) alias "Gam­baz­za". Si trat­ta degli impu­ta­ti che ave­va­no scel­to di esse­re giu­di­ca­ti con il rito abbre­via­to. Tut­ti nell'ottobre del­lo scor­so anno era­no sta­ti con­dan­na­ti a 4 anni di car­ce­re dal Gup Anto­nio Scor­tec­ci. Dopo l'assoluzione i giu­di­ci han­no dispo­sto la scar­ce­ra­zio­ne per tut­ti gli impu­ta­ti, se non dete­nu­ti per altra cau­sa. Per Anto­nio Cosmo, assi­sti­to dall'avvocato Mar­co Tul­lio Mar­ti­no inve­ce, la Cor­te ha dispo­sto la ces­sa­zio­ne del­la misu­ra cau­te­la­re del l'obbligo di dimo­ra e quin­di l'imputato ha riac­qui­sta­to in toto la liber­tà. La Cor­te d'Appello ha dispo­sto anche il non dover­si pro­ce­de­re nei con­fron­ti di Dome­ni­co Cosmo essen­do i rea­ti a lui adde­bi­ta­ti "estin­ti per mor­te del reo". 

Per gli altri due impu­ta­ti i giu­di­ci han­no con­fer­ma­to quan­to sta­bi­li­to All'esito del pro­ces­so di pri­mo gra­do quan­do il gup ha assol­to da tut­te le accu­se Anto­nio Sti­po per cui il pm Fran­ce­sco Tede­sco, duran­te la requi­si­to­ria del pri­mo giu­di­zio, ave­va inve­ce chie­sto la con­dan­na a 5 anni di car­ce­re e 2 mila euro di mul­ta. Per l'altro impu­ta­to, ossia Fran­ce­sco Nir­ta , clas­se 1984, dife­so da Umber­to Aba­te e da Gia­co­mo Anel­li, il Gup ha esclu­so, dal rea­to di fur­to di iner­ti, l'aggravante di aver age­vo­la­to la ndran­ghe­ta e il rea­to è risul­ta­to esse­re pre­scrit­to. Stes­sa cosa acca­du­ta in secon­do gra­do. L'inchiesta "Ita­lia che lavo­ra" ave­va mes­so sot­to la len­te di ingran­di­men­to un pre­sun­to "car­tel­lo" di impre­se che, gra­zie ai rap­por­ti con ele­men­ti di spic­co del­le cosche più influen­ti ope­ran­ti a San Luca, si sareb­be acca­par­ra­ta, diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te, lavo­ri pub­bli­ci rea­liz­za­ti nel pic­co­lo cen­tro del­la Locri­de. In par­ti­co­la­re, per la Dda attra­ver­so il moni­to­rag­gio di 9 appal­ti pub­bli­ci ban­di­ti dal Comu­ne di San Luca, dal­la Pro­vin­cia di Reg­gio Cala­bria e dal­la Regio­ne Cala­bria per ope­re da ese­guir­si a San Luca per un ammon­ta­re com­ples­si­vo di 5 milio­ni e mez­zo di euro, era sta­to docu­men­ta­to l'accaparramento, diret­to o indi­ret­to, median­te atti di con­cor­ren­za slea­le vol­ti al con­trol­lo o comun­que al con­di­zio­na­men­to dell'aggiudicazione e del­la suc­ces­si­va ese­cu­zio­ne dei lavo­ri fra il 2005 ed il 2009.

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