Klaus Davi: “La Calabria? Una miniera ma la esploro solo io”

Raffaella Della Morte, Matteo Finco e Alberto Spampinato Notiziario.ossigeno.info KLAUS DAVI, giornalista ed esperto di marketing e mass media, è un personaggio poliedrico. Usa vari linguaggi e a volte ricorre a messaggi provocatori. In questi giorni i giornali parlano dei poster che ha fatto affiggere in alcune città, nei quali il super latitante mafioso Matteo Messina Denaro è raffigurato in versione femminile. Da qualche tempo Davi sta conducendo in Calabria un’inchiesta televisiva per la quale ha subito avvertimenti, insulti, aggressioni, attacchi. Li ha denunciati pubblicamente e ha assicurato che proseguirà il suo lavoro senza condizionamenti.

Ha minimizzato i rischi che corre, non vuole scorte. Ma le autorità hanno ritenuto necessario garantirgli un servizio di protezione. Il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho ha detto che è doveroso proteggere chi pratica un genere di giornalismo così impegnativo. Quella di Davi in Calabria, ha dichiarato il magistrato ad Ossigeno, è “un’inchiesta particolarmente penetrante e significativa che lo mette in contatto con esponenti della ndrangheta”. Per questo, fornirgli la scorta “è un nostro dovere. Non possiamo dare alla ‘ndrangheta occasione per aggredirlo e far crollare quella fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni”. Intanto, le indagini sulle aggressioni ricevute dal giornalista proseguono: “ovviamente finché gli elementi non saranno estensibili e comunicabili, non posso dire di più”.

Perché l’inchiesta di Klaus Davi suscita tante reazioni? Ossigeno ha ritenuto opportuno intervistarlo per ascoltare dalla sua voce le motivazioni che lo spingono a esporsi, a cercare contatti ravvicinati con ambienti e persone che non gradiscono la sua osservazione. Davi lo spiega. Dice perché e in che modo vuole raccontare la ‘ndrangheta, perché vuole osservare uomini e cose con i suoi occhi e non attraverso gli occhi dei magistrati e gli atti delle inchieste giudiziarie. Perché vuole parlare con persone vicine o appartenenti alle ndrine. Perché è utile conoscere ragioni, motivazioni, stili di vita, modi di vedere di chi vive in contatto con le organizzazioni criminali o al suo interno. Parla di alcuni feedback che lo incoraggiano a continuare. Lamenta il fatto che il servizio pubblico e le grandi testate disertino questo campo. A sua volta pone domande che fanno riflettere sul ruolo del giornalismo e sull’informazione sulle mafie.

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