La bufala delle minacce mafiose. Quei pizzini se li sono fatti in casa

Tavecchio allo Sporting Locri

Nino Mate­ri Ilgiornale.it LA PROCURA di Locri, che la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta sa rico­no­scer­la bene, si è fat­ta un'idea pre­ci­sa: «In que­sta sto­ria mafia e ndran­ghe­ta non c'entrano nul­la…». La «sto­ria» è quel­la che, da gior­ni, sta riem­pien­do di melas­sa gior­na­li e tele­vi­sio­ni: reso­con­ti pia­gnu­co­lo­si sui «peri­co­li di mor­te» cui sareb­be­ro (mai come in que­sto caso il con­di­zio­na­le è d'obbligo) espo­sti pre­si­den­te, gio­ca­tri­ci e diri­gen­ti del­lo Spor­ting Locri, squa­dra di serie A fem­mi­ni­le di cal­cio a cin­que, sco­no­sciu­ta fino a pri­ma del­le fan­to­ma­ti­che «inti­mi­da­zio­ni»: le stes­se pre­sun­te «inti­mi­da­zio­ni» che oggi han­no reso lo Spor­ting Locri cele­bre alme­no quan­to il Catan­za­ro di Palan­ca.

Tut­to è comin­cia­to con il ritro­va­men­to di miste­rio­si piz­zi­ni nell'auto del pre­si­den­te del­lo Spor­ting, Fer­di­nan­do Arme­ni, con fra­si oscu­re sui rischi che avreb­be­ro potu­to cor­re­re lui, le sue atle­te e i diri­gen­ti del­la socie­tà. Il pre­si­den­te è scon­vol­to, anche per­ché uno dei «bigliet­ti­ni male­det­ti» vie­ne fat­to tro­va­re sul pas­seg­gi­no del figlio con una fra­se inquie­tan­te: «Sai chi sie­de in que­sto posto, vero?». Il pre­si­den­te si spa­ven­ta, avver­te le for­ze dell'ordine, gli vie­ne pure asse­gna­ta la scor­ta. Ma lui ha ormai deci­so: «Mi dimet­to, non fac­cio più scen­de­re in cam­po le ragaz­ze e ven­do la socie­tà». Intan­to par­te il bat­ta­ge sui media: «La ndran­ghe­ta minac­cia di mor­te la squa­dra di cal­cet­to fem­mi­ni­le di Locri». Apri­ti cie­lo. I buo­ni­sti dell'antimafia in ser­vi­zio atti­vo per­ma­nen­te si sca­te­na­no nel «mani­fe­sta­re soli­da­rie­tà». Le don­ne par­la­men­ta­ri si «stri­go­no», tra­sver­sal­men­te, attor­no alle «eroi­che» ragaz­ze del­lo Spor­ting. Scen­do­no in pista per­fi­no i ver­ti­ci del­la poli­ti­ca (destra, sini­stra, cen­tro) e del­lo sport, com­pre­so quel genio di Tavec­chio, il miti­co pre­si­den­te gaf­feur del­la Figc. 

Dinan­zi a que­sto tsu­na­mi di «ami­ci­zia e vici­nan­za», il pre­si­den­te Arme­ni bar­col­la. Alla fine ci ripen­sa. E così l'altroieri le sue ragaz­ze tor­na­no rego­lar­men­te in cam­po a Locri davan­ti a un pub­bli­co del­le gran­di occa­sio­ni. Per la cro­na­ca per­do­no 3 a 2 con­tro la Lazio, ma la gior­na­ta è comun­que di quel­le memo­ra­bi­li. Col­le­ga­men­ti tele­vi­si­vi, man­co si trat­tas­se del­la Nazio­na­le di Con­te: Diret­ta Rai Sport 1, ser­vi­zi spe­cia­li per 90° minu­to e La Dome­ni­ca Spor­ti­va. Abbrac­ci, baci, applau­si. Tri­bu­na d'onore con le «mas­si­me auto­ri­tà». Nes­su­no che però si sia posto una doman­da sem­pli­ce sem­pli­ce: ma per­ché mai la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta dovreb­be aver­ce­la con­tro lo Spor­ting Locri. Che inte­res­si mafio­si o 'ndran­ghe­ti­sti­ci pos­so­no esse­re intac­ca­ti da una squa­dra fem­mi­ni­le di cal­cet­to? La rispo­sta più sem­pli­ce (ma anche vero­si­mi­le) è: nes­su­no.

E infat­ti due giu­di­ci seri come il pro­cu­ra­to­re di Locri, Lui­gi D'Alessio, e il pm Sal­va­to­re Cosen­ti­no che ha in cari­co il fasci­co­lo sul­la vicen­da, sono cate­go­ri­ci: «Se minac­ce ci sono sta­te, non sono cer­to ricon­du­ci­bi­li alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta». Una fon­te giu­di­zia­ria con­tat­ta­ta dal Gior­na­le va addi­rit­tu­ra oltre: «Potrem­mo tro­var­ci dinan­zi a una for­ma di auto­pro­du­zio­ne di piz­zi­ni». Ma cosa signi­fi­ca «auto­pro­du­zio­ne»? «Se ci riflet­te un po', ci arri­va da solo…», repli­ca la fon­te. In altre paro­le ci sareb­be il fon­da­to sospet­to che quei mes­sag­gi pos­sa­no esse­re sta­ti scrit­ti e fat­ti reca­pi­ta­re al pre­si­den­te da per­so­nag­gi comun­que inter­ni o vici­ni alla socie­tà Spor­ting Locri. 

Oggi il pre­si­den­te Arme­ni tor­na a dire che la set­ti­ma­na pros­si­ma la tra­sfer­ta a Fasa­no è in for­se: «Voglio ven­de­re la socie­tà». Ma la cor­da­ta inte­res­sa­ta a rile­va­re la socie­tà ha dato esi­to nega­ti­vo. Il moti­vo? «Man­ca­no docu­men­ta­zio­ne com­ple­ta ed una cer­ta tra­spa­ren­za». Già, la «tra­spa­ren­za». Vuoi vede­re che die­tro i minac­cio­si piz­zi­ni «auto­pro­dot­ti» ci sono pro­sai­che ragio­ni di por­ta­fo­glio di qual­che diri­gen­te (o ex diri­gen­te) del­lo Spor­ting? Altro che mafia o 'ndran­ghe­ta. Ma atten­zio­ne a gri­da­re «al lupo al lupo» quan­do il lupo non c'entra nien­te. Per­ché se poi il lupo appa­re dav­ve­ro, si rischia di non rico­no­scer­lo più.

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