La Commissione antimafia proporrà la modifica della legge Anselmi sulle società segrete

ROMA – Irrobustire la legge Anselmi per vietare le associazioni segrete, come recita l’articolo 18 della Costituzione (“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”). é quanto chiederà – secondo quanto si apprende – la Commissione parlamentare antimafia nella relazione che stasera la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi presenterà a conclusione dell’inchiesta che ha condotto sulla massoneria.

La legge Spadolini-Anselmi infatti – sarebbe più corretto nominare così il provvedimento varato nel 1982 che tra l’altro ha sciolto la loggia P2 – come recita all’articolo 1, prevede che si considerino “associazioni segrete, come tali vietate dall’articolo 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”. In sostanza la legge Spadolini-Anselmi, spiegano alcuni componenti della Commissione Antimafia, vieta le associazioni segrete sovversive mentre va affrontato in generale il tema della segretezza delle associazioni, che sono state a volte usate per coprire mafiosi e criminali. In tal senso la legge va rivista; l’Antimafia manderà poi le carte frutto dell’inchiesta svolta alle procure competenti.

Nei mesi scorsi due componenti dell’Antimafia, il vicepresidente Claudio Fava e il deputato Pd Davide Mattiello hanno presentato due proposte di legge che vietano l’adesione a logge massoniche o “associazioni che comportino un vincolo gerarchico e solidaristico particolarmente forte” per magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, per i giudici di pace, componenti delle commissioni tributarie, giudici popolari, dirigenti della pubblica amministrazione e delle Forze armate, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare, delle forze di polizia, della carriera diplomatica e prefettizia, del livello dirigenziale del corpo dei Vigili del Fuoco, del mondo penitenziario, professori e ricercatori universitari. La proposta di Fava prevede anche che i parlamentari e i dipendenti pubblici facciano una dichiarazione sull’eventuale appartenenza ad associazioni massoniche. Le due proposte di legge prevedono l’aumento delle pene per chi partecipa, organizza o dirige un’associazione segreta, e l’interdizione dai pubblici uffici per un certo numero di anni.

L’Antimafia da tempo ha acceso un faro sulla massoneria e ha chiesto alle maggiori obbedienze di consegnare gli elenchi degli iscritti nelle regioni Sicilia e Calabria. Alcune obbedienze si sono opposte per motivi di privacy e a quel punto la Commissione, nel marzo scorso, ha delegato lo SCICO della Guardia di Finanza di Roma a procedere alle perquisizioni e al sequestro degli elenchi. Ne è seguita una forte polemica soprattutto con il Grande Oriente d’Italia, la più numerosa obbedienza massonica in Italia con circa 23 mila fratelli. “C’é un rapporto tra massoneria deviata e ndrangheta ancora oggi, anzi forse é ancora più  stringente, in termini numerici, di un tempo”, ha affermato tempo fa il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri.

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