«La foce del Mesima è una cloaca». Nell’acqua «liquami di fogna e scarti della lavorazione degli agrumi»

Foto: Gazzetta del Sud

Valerio Panettieri Quotidiano del Sud SAN FERDINANDO – La foto non lascia molto spazio ai frantendimenti. E’ un tratto della foce del Mesima,
l’acqua è fangosa, putrida e macchiata. Tutto questo finisce in mare senza troppi complimenti. Ma siamo a febbraio, la stagione estiva è lontana. Non ci sta il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, a lasciare che le cose vadano avanti senza polemiche e insiste. «Fiumara sonnacchiosa durante l’estate, collerica durante l’inverno, il Mesima è ormai una cloaca fetida durante tutte le stagioni dell’anno». Tripodi descrive ciò che ha visto e fotografato. Una foce che restituisce uno speccatolo «ripugnante e tristissimo, un impasto torbido di morchie olearie, liquami fognari e scarto della lavorazione degli agrumi». Tripodi descrive le circostanze, parla di liquami fognari (depurazione assente?) e scarti delal lavorazione degli agrumi. Uno spaccato interessante di una foce alla mercè degli eventi, senza alcun tipo di controllo ambientale.

E non a caso Tripodi insiste: «Tutte le denunce e i richiami, rivolti in ogni direzione, sono, ad oggi, caduti nel vuoto o accolti da un silenzio indifferente quando non omertoso. Ora chi ha il dovere di intervenire lo faccia. E intervenga con tutto il rigore e la sollecitudine possibile». Tripodi punta il dito contro «i nuovi barbari che considerano normale e legittimo disfarsi di macerie e detriti depositandoli sugli argini del fiume oppure inquinare le acque con ogni tipo di materiale immondo, indifferenti al degrado ambientale e al danno economico verso un territorio già afflitto da numerose e altre spinose emergenze». D’altra parte non è la prima volta che si parla dello stato comatoso della foce del Mesima. La zona è ampiamente interessata da diversi scarichi abusivi e già due anni fa Legambiente aveva sottolineato la gravità della cosa. Ora il sindaco chiede uno scatto di orgoglio da parte delle istituzioni. «Voltare le spalle a questi scempi – dice – che quotidianamente si consumano davanti ai nostri occhi diventa tradimento della fiducia e della speranza dei nostri figli e delle nuove generazioni».

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