«La fusione tra Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa non è solo utile ma anche necessaria»

Quotidiano del Sud GIOIOSA JONICA – “La fusione tra i Comuni di Gioiosa Jonica e di Marina di Gioiosa non solo è utile ma anche necessaria”. Lo afferma Maurizio Zavaglia, presidente del Consiglio comunale di Gioiosa, il quale aggiunge che “se i tempi sono maturi anche per le due Gioiosa” lo si può verificare “facendo partire un percorso partecipativo sui due territori comunali, nei due centri urbani e nelle frazioni, convocando assemblee ed incontri”. Poi Zavaglia dice che è necessario l’avvio di “un percorso che, dopo tutto l’iter politico-amministrativo previsto dalle normative vigenti, si suggella con un referendum popolare, nel quale il popolo sovrano sarà chiamato ad esprimersi”.

Per il presidente del Consiglio gioiosano “occorre, avere coraggio” e rileva quanto è avvenuto di recente nei cinque Comuni della Presila cosentina che si sono fusi in un unico ente oppure come sta avvenendo tra Rossano e Corigliano due grandi centri che daranno vita a “Corissano” oppure come è avvenuto in passato, precisamente nel 1968, tra Nicastro Sambiase e Sant’Eufemia dai quali è sorta Lamezia Terme, oggi uno dei Comuni più popolosi e più importanti della Calabria. A sostegno della sua tesi Zavaglia riporta le dichiarazioni del sindaco di Marina di Gioiosa Domenico Vestito (“sono maturi i tempi per pensare ad una fusione tra i due Comuni di Marina di Gioiosa e di Gioiosa Jonica”) e ammette che probabilmente “è la prima volta, nella storia del Comune rivierasco, che un primo cittadino utilizzi pubblicamente tali frasi, che assumono quindi una portata storica” e pertanto per l’importanza che riveste, questo pensiero “non deve essere lasciato cadere nel vuoto, ma anzi deve essere raccolto e rilanciato”.

Zavaglia spiega subito che l’ipotesi di fusione lo convince pienamente (“Non sto a soffermarmi sugli aspetti che accomunano i due territori da un punto di vista geografico, orografico, vie di comunicazioni, urbanistica, che pure sono tanti ed evidenti ma che da soli non sarebbero sufficienti, probabilmente, a superare gli atavici campanilismi che si sono creati nel corso dei decenni”) soffermandosi sull’utilità, sulla necessità, sui vantaggi che ne deriverebbero per le popolazioni interessate. “Gli Enti locali – afferma – sono ormai massacrati dai provvedimenti di riduzione della spesa pubblica adottati negli ultimi 15 anni, in forza del federalismo fiscale e determinati anche dal fatto che lo Stato ha scelto di far ricadere sui Comuni il peso maggiore del trattato di Maastricht e degli altri accordi europei”.

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