La ndrangheta investe (anche) nelle Borse asiatiche

Corrieredellacalabria.it COSENZA – Le cosche di ndrangheta continuano a rappresentare un pesante fattore frenante per lo sviluppo economico e sociale della Calabria, influenzandone le dinamiche imprenditoriali, commerciali e amministrative e tendono, sulla base di consistenti potenzialità finanziare e organizzative, a estendere il proprio potere di condizionamento anche ad altre porzioni di territorio nazionale ed estero. Il rapporto semestrale della Dia fissa i dati investigativi all'inizio del 2015.

Rinnova allarmi ben noti e ne lancia di nuovi. Sono tanti i settori in cui la criminalità calabrese, protagonista di assoluto rilievo nel narcotraffico internazionale, potrebbe accresce ulteriormente i propri interessi. Ambiti «a forte impatto sociale – ivi compreso il terzo settore – vitali per l'economia e la gestione amministrativa e finanziaria del Paese». Gli investigatori della Dia fanno un elenco sconfortante. In testa ci sono «le procedure di gestione dei fondi strutturali e le assegnazioni di finanziamenti pubblici, anche mediante acquisizione di sovvenzioni a soggetti senza reale titolo». Società fittizie, borse di lavoro e incentivi occupazionali concessi per attività lavorative mai svolte: è questo uno degli ambiti più lucrosi per le cosche.

Ci sono, poi, i contratti d'area e i patti territoriali, i piani attuativi di lottizzazioni per le realizzazioni edilizie, i processi di riqualificazione dei centri urbani calabresi e delle zone industriali dismesse. E anche le bonifiche e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali. Un settore nel quale i clan si sono buttati a capo fitto su tutto il territorio nazionale. Gli appetiti sono massimi nell'area di Gioia Tauro: «L'accordo di programma per gli investimenti sul porto», secondo la relazione della Dia, va monitorato con attenzione, così come «la creazione e il potenziamento di reti imprenditoriali operanti nell'area del polo logistico di Gioia Tauro».

C'è il comparto agricolo, «fortemente esposto al rischio di falsificazioni e sofisticazioni». E la gestione dei beni confiscati, le energie alternative, la sanità pubblica e privata, le associazioni sportive e la gestione dei videopoker e delle scommesse online. Tutti terreni minati, che le inchieste hanno rivelato essere potenziali core business per le famiglie mafiose calabresi.

Ma la holding criminale non disdegna neppure le speculazioni finanziarie: «Elementi contigui alle famiglie ndranghetiste, se non a esse organici, si ritiene possano essere pienamente in grado di inserirsi con capitali occulti , come peraltro in passato emerso nell'ambito di contesti investigativi, in società finanziarie attive nel mercato nazionale e internazionale, compreso quello del sud-est asiatico».

 

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