La statua si inchinò davanti a casa del boss. Inserra scrisse il vero ma non fu calunniato

Michele Inserra e Eduardo Lamberti Castronuovo

Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Il pm Antimafia Luca Miceli ha chiesto l’archiviazione nei confronti del sindaco di San Procopio e assessore provinciale alla Legalità, Edoardo Lamberti Castronovo, del parroco Domenico Zurzolo, del vice sindaco Antonio Cutrì e del comandante della Stazione dei carabinieri Massimo Salsano, i primi tre accusati di calunnia con l’aggravante mafiosa, il quarto di falso. La vicenda scaturisce da un articolo pubblicato sul Quotidiano del Sud dal giornalista Michele Inserra, parte offesa nel procedimento, che aveva raccontato che durante la processione di San Procopio, patrono del paesino della Piana di Gioia Tauro, la statua del santo si era “inchinata” davanti alla casa del super boss Nicola Alvaro ed aveva ricevuto l’obolo direttamente dalle mani di Grazia Violi, moglie del capocosca. Un episodio avvenuto alla presenza del parroco, del sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo e del comandante dei carabinieri.

La notizia aveva fatto il giro d’Italia anche per la coincidenza con la nota processione di Oppido Mamertina. Durissima fu la replica di Lamberti Castronuovo che parlò di una “montatura” e convocò un consiglio comunale in cui invitò la comunità a fare un’azione legale contro l’autore dell’articolo se non fossero arrivate le scuse entro tre giorni. Dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria è emersa innanzitutto la veridicità della notizia pubblicata da Inserra, grazie all’esame delle videoriprese eseguite tramite una camera installata precedentemente nei pressi dell’abitazione del boss. Un video nel quale si scorge anche la donna nell’atto di avvicinarsi ai bimbi che portavano la sacca in cui erano risposte le offerte e poi avvicinarsi alla statua per baciarla. Un secondo cd fu depositato successivamente dal maresciallo, al quale era stato consegnato da Lamberti.

Ma, secondo il pm, «sostenere che il tacciare per falsa una notizia di stampa risultata poi vera equivalga ad accusare il giornalista di diffamazione e che tale reato possa essere posto a base del reato di calunnia da contestare all’accusatore » è «difficilmente sostenibile dal punto di vista oggettivo già in astratto». Nel caso concreto, il pm rileva l’assenza di dolo per aver Lamberti, allarmato da quanto accaduto a Oppido, già chiesto informazioni ai carabinieri sul «normale svolgimento della processione» e ottenuto «positiva conferma». Sempre secondo il pm «non sembra che Salsano abbia dolosamente omesso di riportare specificamente la fermata in prossimità della casa del boss allo scopo di nascondere l’evento». Pertanto è «ragionevole» che sia Salsano che gli altri indagati, «ognuno col proprio ruolo istituzionale, politico, religioso, secondo la loro ercezione diretta dei fatti e la propria elaborazione critica, opinabile o meno», ritenessero che «durante la processione di San Procopio non si fossero verificati fatti analoghi a quelli verificatisi ad Oppido».

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