La Ue s’approfitta di Trump per fermare i migranti. Summit a Malta: piano sullo stop ai barconi dal Nordafrica

Gian­pie­ro Gra­ma­glia Il Fat­to Quo­ti­dia­no È "PREOCCUPAZIONE" LA la paro­la domi­nan­te nei com­men­ti euro­pei agli impe­tuo­si e incon­te­ni­bi­li dik­tat di Donald Trump: alla vigi­lia del Ver­ti­ce euro­peo infor­ma­le, oggi, a Mal­ta, l’hanno usa­ta il pre­si­den­te del Con­si­glio euro­peo Donald Tusk, il respon­sa­bi­le dell’immigrazione Avra­mo­pou­los par­lan­do dell’approccio alla que­stio­ne rifu­gia­ti, e il respon­sa­bi­le dell’Energia Sef­co­vic, par­lan­do dell’approccio al muta­men­to cli­ma­ti­co. E, se non fos­se­ro rispet­to­si – loro sì – del gala­teo diplo­ma­ti­co, i lea­der euro­pei use­reb­be­ro espres­sio­ni più viru­len­te. La riu­nio­ne di Mal­ta si svol­ge nel segno del­le pre­se di posi­zio­ne poco ami­che­vo­li di Trump ver­so l’Ue e degli attac­chi con­tro l’euro e la Ger­ma­nia venu­ti dai con­si­glie­ri di Trump. “Ci met­te in una situa­zio­ne dif­fi­ci­le”, ha scrit­to con inso­li­ta chia­rez­za Tusk, nel­la let­te­ra di invi­to ai lea­der dei 28. Fino­ra, Trump non s’è pro­prio fila­to le Isti­tu­zio­ni euro­pee e non ha man­co rispo­sto al mes­sag­gio d’auguri di Tusk e del pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne euro­pea Jean-Clau­de Junc­ker. E non ha nasco­sto il pro­prio pro­get­to: evi­ta­re il dia­lo­go Usa-Ue e sosti­tui­re al rap­por­to più o meno alla pari tra due mer­ca­ti e due poten­ze eco­no­mi­ca­men­te con­fron­ta­bi­li il rap­por­to squi­li­bra­to tra Usa e sin­go­li Pae­si euro­pei. Que­sto dise­gno ha ten­ta­to la Gran Bre­ta­gna di The­re­sa May, che, sul­la soglia d’uscita dall’Ue, ha biso­gno di un part­ner che le dia peso – ma la May ha già spe­ri­men­ta­to che l’abbraccio di Trump può esse­re imba­raz­zan­te. Altre rispo­ste sono sta­te fer­me – quel­la del­la Mer­kel – per­si­no urti­can­ti – quel­la del pre­si­den­te Hol­lan­de, che ormai può dire quel che vuo­le.

Con le misu­re radi­ca­li con­tro gli ingres­si negli Usa da 7 Pae­si musul­ma­ni e, soprat­tut­to, con­tro l’accoglienza dei rifu­gia­ti, il pre­si­den­te Trump ha offer­to un assi­st ecce­zio­na­le ai lea­der dei 28: l’occasione d’assumere una posi­zio­ne net­ta e uni­ta­ria rico­no­sci­bi­le come euro­pea e final­men­te apprez­za­bi­le in modo posi­ti­vo dal­le opi­nio­ni pub­bli­che nazio­na­li. Resta da vede­re se oggi il Ver­ti­ce saprà par­la­re in modo chia­ro e coe­so.

A for­za­re incer­tez­ze e titu­ban­ze, potreb­be­ro tor­na­re uti­li le tele­fo­na­te aggres­si­ve di Trump con il pre­si­den­te mes­si­ca­no Enri­que Pena Nie­to – lo avreb­be minac­cia­to di invia­re le trup­pe ame­ri­ca­ne in Mes­si­co se il gover­no loca­le non fer­me­rà quel­li che ha defi­ni­to “bad hom­bres”, una cir­co­stan­za poi smen­ti­ta – e con il pre­mier austra­lia­no Mal­colm Turn­bull, stra­paz­za­to e accu­sa­to di vole­re espor­ta­re negli Usa ter­ro­ri­sti, come gli atten­ta­to­ri del­la mara­to­na di Boston nel 2013, due fra­tel­li cece­ni. Turn­bull chie­de­va alla Casa Bian­ca di rispet­ta­re l’accor- do per acco­glie­re 1.250 rifu­gia­ti al momen­to nel­le car­ce­ri austra­lia­ne. E Trump, imme­mo­re degli austra­lia­ni cadu­ti in Iraq e in Afgha­ni­stan e a Bali, gli ha mes­so giù il tele­fo­no.