La verità di Roccisano: «Io fuori per accordi elettorali» 

Pietro Bellantoni Laltrocorriere.it LAMEZIA TERME – La sensazione è che Federica Roccisano non abbia detto tutto ciò che sa. Le reali motivazioni che hanno spinto il governatore a “licenziarla”, anche dopo la conferenza stampa di Lamezia, restano un buco nero che continuerà ad alimentare le interpretazioni. Due sole cose l’ex assessore al Lavoro concede: la sua revoca rientra «in accordi pre-elettorali» di cui dice di non sapere niente; dietro la sua cacciata c’è la «regina di cuori», ovvero il capogruppo regionale del Pd Sebi Romeo. Ma, nonostante questo, Roccisano non ha intenzione di lasciare il partito di Renzi: «Rimango». Sulla scelta incide il fatto che, a parere della prof di Caulonia, il Pd calabrese non ha avuto alcun ruolo nella sua vicenda: «Ho parlato con Ernesto Magorno ma mi ha detto di essere completamente all’oscuro. Ci fosse stato un dialogo con il Pd credo che non ci troveremmo a questo punto». All’ex responsabile del Lavoro sembra comunque interessare di più riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica e respingere le accuse che Oliverio le ha rivolto al momento di congedarla («limiti e insufficienze nella conduzione dell’assessorato»). «Le motivazioni usate dal presidente sono state ingiuste e poco aderenti alla realtà, dopo due anni in cui ho dedicato tutte le mie energie per contribuire a realizzare il programma di governo». Roccisano rivendica, soprattutto, la sua indipendenza: «Da mesi si parla di miei padrini e padroni che non ci sono mai stati. Non ho mai chiesto protezione. Sono stata chiamata in giunta senza aver chiesto nulla. Malgrado tutto, ringrazio il presidente per avermi dato la possibilità di servire la Calabria e di amarla come una figlia ama una madre».

Certo, Roccisano prova a togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Non sono stata un assessore a disposizione», «non sono stata una bottiglia nella mani di qualcuno». Indipendente al punto da essere ostracizzata, messa ai margini, in Regione e nella vita di partito. Lei stessa definisce questa situazione come «mobbing istituzionale», da cui deriva la conclusione che la presunta «assenza» dell’assessore rispetto ai problemi connessi al suo settore – le «vicende che hanno reso necessaria l’assunzione delle problematiche in prima persona da parte del presidente della giunta», come precisava il comunicato con cui le hanno dato il benservito – sia dovuta a un preciso «tagliafuori», messo in pratica, in particolar modo, da quella «regina di cuori» che ha avuto un ruolo perfino nell’escluderla dalla vita politica del suo territorio, la Locride. L’anti-eroina di Alice nel paese delle meraviglie e il suo «cerchio magico», alla fine, «hanno ottenuto la testa della Roccisano». Ma la sua defenestrazione è il preludio al rimpasto in giunta, via i tecnici e dentro i politici? L’ex assessore non sa nemmeno questo: «Ho letto il comunicato che dava notizia della mia revoca prima di leggere il decreto in questione; quindi suppongo che la risposta sull’esecutivo l’avranno prima i giornalisti». E anche in queste parole, in forma implicita, c’è tutta la riprovazione verso il modo scelto da Oliverio per epurarla.

La puntata di Report, quella in cui Roccisano ha mostrato la sua impreparazione («Mi chiamate Pietro?») rispetto al tema dell’assistenza ai disabili catanzaresi, anche a giudizio della giovane dem ha dato il “la” a «trame» e «strumentalizzazioni» finalizzate al suo licenziamento. «Dare a me la responsabilità di tutti i mali della Calabria, l’ho detto anche a Oliverio, è ingiusto». Roccisano conferma anche il retroscena rivelato dal Corriere della Calabria: prima della revoca, precisamente a capodanno, il governatore l’ha invitata a un incontro riservato. «È stato un confronto leale, ma nel quale Oliverio mi ha chiesto di dimettermi e mi ha anche prospettato la possibilità di un piano B. Non l’ho fatto, a quel punto avrei potuto dimettermi mesi prima, visto l’isolamento in cui ero finita».

Dunque, Roccisano il licenziamento se lo aspettava, ma non in quei termini: «Credevo che sarebbe stato usato uno stile più gentile e non immaginavo che si sarebbe fatto ricorso allo scaricabarile. Io comunque ho dimostrato di essere coerente con quel progetto politico per il quale ero stata chiamata in giunta. Mi hanno rimproverato di non essere stata incisiva, senza contare le storture legate a Garanzia giovani: avevo scritto una lettera per evidenziare i rallentamenti che c’erano, un modo per verificare i limiti e le zavorre della burocrazia. Purtroppo mi è toccato ingoiare i rimproveri di Oliverio, che ha pensato a un atteggiamento negativo nei suoi confronti. Poi, però, anche lui ha scritto male della burocrazia regionale».

Lei, Roccisano, dice di aver sempre lavorato «da persona pulita e onesta, condividendo ogni passo non solo con Oliverio, ma con l’intera collettività». Poi, un consiglio proprio al governatore: «Si circondi di persone leali e non di persone che dicono “è tutto a posto”, perché non è tutto a posto in Calabria». Infine, la stoccata “gentile”: «Un governo ha il dovere di intervenire sulle cose che non vanno». L’ex assessore, dal canto suo, non ha nulla da rimproverarsi: «In due anni e mezzo ho percorso 250mila km per stare a contatto con i territori, e anche quando è stata bruciata la mia auto non ho indossato la maglietta della vittima. Però mi sono stati fatti tanti rimproveri, anche quello di aver avviato il dialogo con sindaci di un’altra parte politica e con quelli che facevano parte dello stesso partito, ma che appartenevano a una corrente diversa».

Qualcosa, tuttavia, Roccisano riconosce di aver sbagliato: «È stato un errore non aver preteso risposte definitive sul welfare, avrei dovuto chiedere più attenzione al presidente e al dipartimento». Adesso toccherà al suo successore portare avanti il lavoro. Ma su questo non si sa ancora nulla. Un altro buco nero.

 

 

Regione, Roccisano contro Oliverio ma resta nel Pd. «Non agivo a comando». Affondo contro Romeo

Quotidianodelsud.it LAMEZIA TERME – Scontro senza mezzi termini tra il presidente della Regione, Mario Oliverio, e l’ormai ex assessore regionale Federica Roccisano. Dopo la decisione del governatore di ritirare la delega per «troppi limiti e insufficienze», Roccisano ha tenuto una conferenza stampa in cui ha fortemente criticato l’atteggiamento di Oliverio: «Non ero una persona a disposizione di chi pensava di avere, come è stata definita, una bottiglia nelle proprie mani da spostare da una parte all’altra della Calabria».

«Io – ha aggiunto Roccisano – non sono stata questa, non ho risposto a richieste che sono state fatte, politiche e meno, sia di incontri o di azioni e di risposte da dare e questo probabilmente ha dato un pò sui nervi ad una parte politica che pensava di avere investito su un oggetto e non su una persona indipendente, autonoma che sposava non delle persone ma un progetto politico».

Per ex assessore regionale a decidere la sua estromissione sarebbero state «persone che sono vicine al presidente della Giunta perché non penso che tutte le stesse voci pesano allo stesso modo nelle orecchie del presidente della Giunta. Sicuramente sono state persone estremamente vicine a lui che hanno definito e deciso questo destino che sicuramente, come avevo anticipato il due gennaio al presidente nel nostro incontro, hanno brindato anche perché finalmente avevano ottenuto il loro obiettivo e, quindi, l’hanno vinta loro. Mi era stato chiesto di dimettermi, però questo strideva con quelle che sono la mia storia e la mia coscienza personale. Federica Roccisano era scomoda perchè non era comoda, cioè non era una persona che a comando parlava o a comando taceva o a comando andava o a comando diceva sì».

Michele Galimi, Lucia Alì e Sebi Romeo

Le accuse di Federica Roccisano sono nette, sostenendo che alla base della sua revoca «c’è anche isolamento da parte del mio partito, Pd, soprattutto di quello di Reggio Calabria. Prima della mia nomina lavoravo nella segreteria politica dell’attuale capogruppo regionale democratico, Romeo, che dopo pochi mesi però ha iniziato a fare pressioni per avere la mia testa, riuscendo infine nell’intento».

Rispetto alle prospettive politiche, Roccisano ha spiegato: «Rimango nel Pd, nonostante gli ultimi due anni e mezzo di silenzio verso di me». «Se ci fosse stato un dialogo costruttivo con i vertici del Pd – ha aggiunto Roccisano – forse non sarebbe finita così, magari anche qui ho pagato la mia indipendenza. Nei giorni scorsi – ha aggiunto – ho parlato con il segretario Magorno, che mi ha detto di essere del tutto all’oscuro di quello che stava avvenendo in Giunta. Poi non so cosa si sono detti negli eventuali “caminetti” a cui io non ho mai voluto partecipare. Nonostante questo però rimango nel Pd, perché – ha concluso l’ex assessore – è il mio partito da dieci anni, ne condivido i valori, apprezzo il lavoro di Renzi e Gentiloni anche se sui territori c’è una distanza abissale».

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