Le “entrature” al ministero. Contatti dell’ex sottosegretario Cassano per sbloccare i fondi al centro per migranti di Cirò Marina

Massimo Cassano

Antonio Anastasi Quotidiano del Sud CIRÒ MARINA – «Sto andando al manicomio… sto cercando qualche amico là al ministero dell’Interno… all’Unità di Crisi… perché c’ho bloccato una cosa come 350mila euro». Aveva «entrature presso gli uffici amministrativi (finanche) romani del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali» il campano Aniello Esposito, imprenditore del quale il “locale” di ndrangheta di Cirò si sarebbe servito per facilitare l’erogazione dei finanziamenti in favore del centro per minorenni stranieri “Sant’Antonio”, a Cirò Marina. E all’appuntamento al ministero si presentava pure uno degli uomini della cosca. Emerge dalle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato alla mega operazione Stige.

Siamo nell’ottobre 2015. Dopo aver contattato una dipendente in servizio presso il gabinetto del senatore Massimo Cassano, allora sottosegretario al Lavoro (esponente di FI eletto in Puglia, poi confluito in Ap, si è dimesso nel luglio scorso), questa le riferiva che il senatore stesso gli aveva suggerito di rivolgersi alla sua segreteria per fissare un appuntamento con il “cavaliere Gaetano Brattioli”. Brattioli era appunto il capo della segreteria particolare di Cassano. «Ha detto che per domani va bene, quindi io direi per le undici, o preferisce undici e mezza?…». La trasferta romana, secondo la ricostruzione dei pm Domenico Guarascio, Fabiana Rapino e Alessandro Prontera, diretti dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Vincenzo Luberto, avrebbe consentito, così, di verificare come Esposito gestisse la struttura in stretta sinergia con esponenti della consorteria cirotana. Del resto, i carabinieri che eseguivano un servizio di osservazione accertarono che all’importante incontro prese parte anche Carmine Siena. Uno degli imprenditori contigui alla cosca, tra i gestori di fatto, insieme ad Antonio Anania, del centro presenziava persino alle riunioni a Roma per levare dall’impasse i finanziamenti ministeriali, insomma. Nei passaggi più delicati Siena c’era sempre.

«… Abbiamo sbloccato la situazione a Roma… ora sto aspettando solo la Prefettura che fa il… girofondi diciamo al Comune di Cirò Marina… Ce l’abbiamo fatta… », diceva Esposito in un’intercettazione condividendo con Siena i meriti. Sbloccati i finanziamenti a livello centrale, Esposito e Siena sollecitavano, presso la Prefettura di Crotone, l’accreditamento dei fondi. Siena era presente anche il 30 ottobre all’incontro con Rocco Cataldi, dirigente del Servizio contabilità dell’ufficio territoriale di governo. La strategia di Siena, del resto, era questa. «…E se non andiamo a fare bordello, non si fa niente, hai capito o no?…». Ma dalle intercettazioni si comprende sopratttutto che dietro Esposito, che aveva un centro per migranti anche ad Afragola, ci sarebbero i gestori di fatto Antonio Anania e Carmine Siena. Se il problema era quello del pagamento degli stipendi ad alcuni dipendenti, Anania, per esempio, chiedeva ad Esposito se avesse corrisposto tutte o alcune mensilità a un lavoratore che aveva detto ai suoi colleghi di aver ricevuto il bonifico, ingenerando così forti malumori. Anania poi avrebbe insistito affinché Esposito pagasse prima lo stipendio di alcuni dipendenti, dei quali passava in rassegna i nomi, e proprio la conoscenza diretta del personale da parte di Anania dimostrerebbe, secondo la Dda, l’ingerenza nella gestione dei centri di accoglienza.

Ma che la “Sant’Antonio” fosse un autentico bancomat per gli affiliati cirotani si comprenderebbe da una conversazione del gennaio 2016 nel corso della quale Siena interloquiva addirittura con un funzionario ministeriale. Nell’occasione si sarebbe presentato fittiziamente come un dipendente del Comune di Cirò Marina, Michele Giudicissi (all’epoca responsabile dell’area economico-finanziaria dell’ente): utilizzava, infatti, il suo cellulare per contattare un funzionario dell’ufficio Bilancio del ministero dell’Interno, Damiano Fiamin, per aggiornamenti sull’accreditamento delle somme necessarie a far fronte ai costi di gestione del centro. Il funzionario, nella convinzione di dialogare con un dipendente pubblico, rispondeva che della questione aveva già parlato con Esposito, al quale aveva spiegato la procedura che prevedeva che i finanziamenti sarebbero transitati dalla Prefettura di Crotone che, a sua volta, li avrebbe trasferiti al Comune di Cirò Marina. Siena, però, era già a conoscenza dell’iter amministrativo, e sollecitava il funzionario a velocizzare l’accreditamento alla Prefettura, aggiungendo che avrebbe poi provveduto egli stesso a compulsare gli uffici territoriali del governo. «…Perché poi in Prefettura me la vedo io a far fare subito il pagamento al Comune noi non abbiamo cassa… sennò gli facevamo pure una anticipazione cassa! non abbiamo cassa! siamo a zero…».

Ancora, nella fase in cui il complesso ricettivo versava in una situazione interlocutoria, in attesa del riaccreditamento e degli assensi amministrativi necessari all’esercizio del centro di accoglienza migranti, l’utilizzo del plurale da parte di Siena nel corso di alcune conversazioni lasciava intendere una gestione condivisa. «Ci siamo noi di mezzo», era la risposta ai creditori. Se poi si esamina la platea dei fornitori, si tratta di una serie di imprenditori contigui alla cosca. Gli inquirenti, forti di verifiche certosine, non hanno dubbi. «La “Sant’Antonio” è una ‘impresa di ndrangheta’, remunerativa grazie alla versatilità d’impiego».

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