Le mani della ndrangheta su Padova. Il clan Piromalli su supermercati, centri commerciali e agroalimentare

Enri­co Fer­ro Mattinopadova.gelocal.it PADOVA – Le mani del­la ndran­ghe­ta sui ban­chi di frut­ta e ver­du­ra dei nostri super­mer­ca­ti, sui nego­zi di abbi­glia­men­to dei nostri cen­tri com­mer­cia­li, sul­le for­ni­tu­re d’olio made in Ita­ly nel mer­ca­to ame­ri­ca­no ma anche sugli appal­ti per le puli­zie nei vil­lag­gi turi­sti­ci. Il bli­tz dei cara­bi­nie­ri del Ros e i 33 arre­sti fat­ti ieri mat­ti­na all’alba con­fer­ma­no la pau­ra di mol­ti. Cioè che ormai è tar­di. L’indagine del­la Dda di Reg­gio Cala­bria ha dimo­stra­to che la cosca Piro­mal­li di Gio­ia Tau­ro coman­da l’Ortomercato di Mila­no e mira a espan­der­si a Nor­de­st. La mala­vi­ta orga­niz­za­ta ora si cela die­tro intra­pren­den­ti agen­ti di com­mer­cio in gra­do di strin­ge­re rela­zio­ni con i grup­pi del­la gran­de distri­bu­zio­ne come Alì, Lan­do, Ben­net. Ma quan­to mar­cio c’è die­tro quel­le cle­men­ti­ne cala­bre­si. Il bli­tz. Al ver­ti­ce del­la pira­mi­de del­la cosca c’era Anto­nio Piro­mal­li, 45 anni, ori­gi­na­rio di Poli­ste­na, a Reg­gio Cala­bria, ma resi­den­te in cen­tro a Mila­no. Anto­nio, figlio del­lo sto­ri­co boss Giu­sep­pe Piro­mal­li, 72 anni, “fac­ciaz­za”, dete­nu­to in regi­me di mas­si­ma sicu­rez­za a L’Aquila, è accu­sa­to di “ave­re il con­trol­lo del mer­ca­to orto­frut­ti­co­lo di Mila­no attra­ver­so la crea­zio­ne di una com­ples­sa rete di impre­se”. Nell’ordinanza gli inve­sti­ga­to­ri par­la­no di “affi­lia­ti” e “fian­cheg­gia­to­ri”, di pre­do­mi­nio eser­ci­ta­to gra­zie a “meto­di mafio­si”.

Piro­mal­li è con­si­de­ra­to il “socio occul­to” del­le socie­tà Orto­Piaz­zol­la e Poli­gna­ne­se, attra­ver­so cui cura­va la distri­bu­zio­ne di agru­mi anche in Vene­to e Friu­li. Così riu­sci­va a gesti­re le atti­vi­tà di rici­clag­gio dei pro­ven­ti del­la cosca. Le per­qui­si­zio­ni a Pado­va. Il Vene­to si sve­glia e sco­pre che le infil­tra­zio­ni sono ormai una soli­da real­tà. Pado­va sco­pre che il magaz­zi­no 46 di Inter­por­to è con­ces­so in affit­to a una dit­ta del­la ndran­ghe­ta e che un’impresa gover­na­ta dal­le cosche ave­va la sede nel­lo stu­dio di un com­mer­cia­li­sta di Vigon­za. Orto­Piaz­zol­la, dit­ta mila­ne­se seque­stra­ta, ave­va mes­so le basi anche ai magaz­zi­ni gene­ra­li di cor­so Sta­ti Uni­ti 18. Da lì par­ti­va­no le for­ni­tu­re per super­mer­ca­ti, risto­ran­ti, alber­ghi. Era la base d’appoggio che Ales­san­dro Pro­ne­sti, amba­scia­to­re del capo-cosca tra Mila­no e Gio­ia Tau­ro, pre­sen­ta­va con orgo­glio duran­te le trat­ta­ti­ve con i respon­sa­bi­li del­le gran­di cate­ne.

Sua moglie, la mila­ne­se Cin­zia Fer­ro, era riu­sci­ta inve­ce a entra­re in una socie­tà pado­va­na che ope­ra nel cam­po dell’abbigliamento. Si trat­ta del­la Ori­gi­nal Tra­de Srl, impre­sa nata per apri­re un nego­zio con il mar­chio fran­ce­se Jen­ni­fer al Pra­da­ma­no Shop­ping Cen­ter, in pro­vin­cia di Udi­ne (cate­na Ben­net). Due gio­va­ni impren­di­tri­ci pado­va­ne, Valen­ti­na Car­ra­ro e Cate­ri­na For­tu­na­to, si sono fida­te di un rap­pre­sen­tan­te che le ha mes­se in con­tat­to con la Fer­ro. Ora si ritro­va­no con una socie­tà seque­stra­ta dal Ros e un mare di guai giu­di­zia­ri. L’operazione in tut­ta Ita­lia. Set­te le per­so­ne arre­sta­te a Mila­no, dove secon­do gli inve­sti­ga­to­ri tra i capan­no­ni di via Lom­bro­so la ndran­ghe­ta ave­va una del­le basi più impor­tan­ti d’Italia. A Peschie­ra Bor­ro­meo è sta­to seque­stra­to un nego­zio di abbi­glia­men­to e a Lec­co un altro pun­to ven­di­ta del­la cate­na fran­ce­se in fran­chi­sing Jen­ni­fer. Piro­mal­li era capa­ce di con­trol­la­re i set­to­ri immo­bi­lia­re e agroa­li­men­ta­re.

La sua ege­mo­nia par­te dal­la Cala­bria, gra­zie al lega­me con le fami­glie del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro, si esten­de in Puglia, arri­va in Lom­bar­dia e Vene­to, var­ca l’oceano rag­giun­gen­do gli Sta­ti Uni­ti d’America. Con i cara­bi­nie­ri del Ros han­no col­la­bo­ra­to anche gli uomi­ni dell’Fbi. Anco­ra i piz­zi­ni. La ndran­ghe­ta al Nord, secon­do quan­to rico­strui­to dal Ros, pre­di­li­ge comu­ni­ca­zio­ni diret­te, affi­da­te ai famo­si “piz­zi­ni” e sem­pre in spa­zi aper­ti, mai media­te da chat o social net­work. Con­tat­ti epi­sto­la­ri, visi­te not­tur­ne, affa­ri gesti­ti a voce cam­mi­nan­do sui mar­cia­pie­di del­la cit­tà. Il
tut­to per evi­ta­re di esse­re inter­cet­ta­ti. Deter­mi­nan­te all’interno del­la cosca Piro­mal­li il ruo­lo del­le don­ne, fon­da­men­ta­li per le comu­ni­ca­zio­ni tra affi­lia­ti. Com­pi­to che le por­ta­va a viag­gia­re tra Mila­no, Roma, Reg­gio Cala­bria e Pado­va

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