Legambiente ricorda Natale De Grazia: “Lottare perché sia fatta luce sugli eco-reati”

Lavinia Romeo Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Il 19 maggio 2015, il Senato ha approvato il Ddl 1345 B che fa rientrare nel codice penale gli ecoreati, punibili, fino a quella data, solo con sanzioni amministrative. Ci sono voluti oltre due decenni di battaglie da parte di Legambiente, associazioni e cittadini perché questi nuovi delitti contro l'ambiente diventassero legge. Anni in cui tanti uomini e donne hanno continuato a lottare "a mani nude" in difesa dell'ambiente, come ha fatto il capitano di corvetta Natale De Grazia, scomparso nel dicembre del 1995 in circostanze misteriose mentre indagava sulle "navi dei veleni", ossia sulla pratica criminale di affondamento del Mediterraneo di navi contenenti rifiuti tossici e radioattivi.

Anche quest'anno, a pochi giorni dall'anniversario della sua morte, Legambiente rende omaggio al coraggioso ufficiale di marina "morto – come sottolinea il dirigente nazionale di Legambiente Nuccio Barillà – per amore di verità e giustizia".

De Grazia, come ha stabilito la Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti, non sarebbe deceduto per morte naturale, ma per "cause tossiche", cioè ucciso per avvelenamento. "Il ministero dello Difesa ha riconosciuto Natale De Grazia come vittima del dovere – dice Barillà- sulle motivazioni della medaglia d'oro alla memoria, è stato scritto che ha lottato per ricercare la verità osteggiato da atteggiamenti ostili, ma senza specificare chi lo volesse ostacolare. Noi oggi – prosegue il dirigente di Legambiente – non dobbiamo solo onorarne la memoria, ma dobbiamo continuare a lottare perché sia fatta luce su queste terribili vicende, perché come ha scritto Francesco Neri, il magistrato che ha incaricato Natale De Grazia di indagare sulle navi dei veleni, la Rigel, come tante altre carrette su cui nessuno vuole indagare, ancora giacciono in fondo al mare, mentre la nostra popolazione è afflitta da un'insolita incidenza di leucemie e tumori".

Presenti al tavolo insieme a Nuccio Barillà, anche Anna Vespia vedova di De Grazia, il Presidente Legambiente Reggio Calabria Nicoletta Palladino, Andrea Agostinelli Direttore Marittimo Guardia Costiera Reggio Calabria, Rosario Ventura della Lega Navale Reggio Calabria e Maria Luisa Rossello di Libera.

"Esistono uomini coraggiosi che antepongono alla propria incolumità la difesa dell'ambiente e la tutela dei cittadini, mio marito era così – ricorda Anna Vespia- era un ragazzo semplice che amava i suoi simili, il modo migliore per commemorarlo – dice- è quello di rispettare la natura ogni giorno, nella nostra quotidianità". La vedova del capitano De Grazia, si sofferma anche su un ricordo degli ultimi giorni di vita del marito: "Venuto a conoscenza di questi terribili traffici di uranio, Natale si domandava spesso: "Che mare lasceremo ai nostri figli?".

Con la nuova legge sugli ecoreati, la storia delle vertenze ambientali impunite è dunque chiusa, ma nella battaglia per la tutela del territorio questo non basta. Rivolgendosi al presidente del Consiglio Comunale Demetrio Delfino, che accoglie la sua richiesta, Nuccio Barillà fa appello alle istituzioni affinché si creino attività culturali, specie nelle scuole, per educare i giovani al rispetto ed alla tutela dell'ambiente: "Portiamo avanti la delibera del 2009- dice- e magari istituiamo un premio ed un concorso per ricordare Natale De Grazia".

Anche Maria Luisa Rossello di Libera si rivolge alle istituzioni perché facciano quadrato e si impegnino in questa battaglia sul futuro dell'ambiente: "Su questa vicenda- afferma – sono state date, in questi anni, risposte troppo evasive, forse perché si ha paura di toccare qualche pezzo da novanta della politica. La legalità- prosegue- non è quella delle passerelle, ma quella che sia fa partendo dal basso, dalle piccole azioni quotidiane".

Durante l'evento è stato presentato, in anteprima nazionale, il videoclip "La nave dei veleni" del gruppo musicale "Il parto delle nuvole pesanti". Impreziosito dalla voce dello scrittore Carlo Lucarelli, il brano si ispira al libro "Navi a perdere": "L'idea del videoclip – dice illeader del gruppo, Salvatore De Siena – non è soltanto metafora dell'avvelenamento del mare e dell'ambiente, ma cerca di ampliarne ed approfondirne il significato, arrivando a lanciare un'accusa precisa contro l'uomo contemporaneo, complice di questa deriva".

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