L’isolamento in vita del pm Nicola Gratteri

Nicola Gratteri

Rober­to Galul­lo Robertogalullo.blog.ilsole24ore.com DUE O TRE COSE sul­la vicen­da Grat­te­ri – a men­te fred­da – mi sen­to di scri­ver­le. Qua­si inu­ti­le ricor­da­re il caso: alcu­ni gior­ni fa, un figlio del pm cala­bre­se è sta­to rag­giun­to a Mes­si­na da una cop­pia di fal­si poli­ziot­ti. Inso­spet­ti­to, il gio­va­ne si è bar­ri­ca­to in casa e da lì è scop­pia­to – dove­ro­sa­men­te – un puti­fe­rio che per for­tu­na ha garan­ti­to tute­la al figlio e mag­gio­re pro­te­zio­ne al padre, che già vive blin­da­to. Nel puti­fe­rio – pur­trop­po – si sono inse­ri­ti i poli­ti­ci (che han­no fat­to a gara a por­ta­re la pro­pria soli­da­rie­tà di fac­cia­ta nel 101% dei casi) e mol­ti gior­na­li­sti che han­no sapien­te­men­te mischia­to in un mine­stro­ne disgu­sto­so le inti­mi­da­zio­ni a Grat­te­ri figlio e quel­le ver­so alcu­ni poli­ti­ci loca­li.

Come se fos­se la stes­sa cosa e solo per dire – o far pas­sa­re il mes­sag­gio – che in Cala­bria poli­ti­ca e magi­stra­tu­ra sono sul­lo stes­so pia­no: entram­be fan­no del­la lot­ta ai siste­mi cri­mi­na­li evo­lu­ti una ragio­ne di vita. Bal­le. La poli­ti­ca cala­bre­se (come del resto quel­la ita­lia­na) se ne fot­te del­la lot­ta alle mafie e spes­so se ne ali­men­ta in un per­ver­so cir­cui­to che reg­ge in pie­di una barac­ca che distrug­ge ciò che resta di que­sto mar­to­ria­to Pae­se. Vor­rei sot­to­li­nea­re che non una paro­la una si è leva­ta dall’Associazione nazio­na­le dei magi­stra­ti (Anm) che sul pro­prio sito, in alto a destra, orgo­glio­sa­men­te ripor­ta: «L’Anm è l’associazione a cui ade­ri­sce cir­ca il 90% dei magi­stra­ti ita­lia­ni. Tute­la i valo­ri costi­tu­zio­na­li, l’indipendenza e l’autonomia del­la magi­stra­tu­ra».

Mau­ri­zio Car­bo­ne, segre­ta­rio gene­ra­le dell’Anm, nel cor­so dell’ultimo con­gres­so nazio­na­le ave­va riba­di­to: «Oggi l’Anm ha la rap­pre­sen­tan­za del 90% dei magi­stra­ti ita­lia­ni e abbia­mo il dove­re di difen­de­re la sto­ria e i valo­ri in cui ci rico­no­scia­mo». Ho con­trol­la­to sul sito dell’Anm: dal 28 otto­bre 2009 al 25 set­tem­bre 2015 sono sta­ti dif­fu­si 51 comu­ni­ca­ti di soli­da­rie­tà a magi­stra­ti inti­mi­di­ti. Di Grat­te­ri nep­pu­re l’ombra (e dire che il magi­stra­to di Locri/Gerace potreb­be riem­pir­ci un album di figu­ri­ne Pani­ni). Non fidan­do­mi, nel­la fun­zio­ne “cer­ca” del sito ho digi­ta­to “Grat­te­ri”. «Tro­va­ti zero docu­men­ti» la scon­ta­ta (a que­sto pun­to) rispo­sta. Ho veri­fi­ca­to anche tra i comu­ni­ca­ti stam­pa: l’ultimo è dell’11 novem­bre 2015 (dele­ga sul­la depe­na­liz­za­zio­ne). Poi sono anda­to sul sito dell’Anm cala­bre­se. L’ultimo comu­ni­ca­to stam­pa di soli­da­rie­tà ad un magi­stra­to inti­mi­di­to e minac­cia­to è del 12 dicem­bre 2012. Ho veri­fi­ca­to infi­ne se la Rete ripor­tas­se pre­se di posi­zio­ne indi­vi­dua­li di sin­go­li magi­stra­ti nei con­fron­ti del loro (fino a paro­la con­tra­ria) col­le­ga: a meno di abba­gli di cui chie­do venia, zero. 

E il Csm? Zero car­bo­nel­la. Le con­se­guen­ze trae­te­le voi. Qua­lun­que mio pen­sie­ro aggiun­to sareb­be super­fluo. Evi­den­te­men­te l’Anm, la magi­stra­tu­ra e i magi­stra­ti tro­va­no il tem­po di sco­pri­re che c’è un col­le­ga (non iscrit­to) che si chia­ma Grat­te­ri solo quan­do costui rischia di diven­ta­re mini­stro del­la Giu­sti­zia (iat­tu­ra da evi­ta­re per il cari­co di idee inno­va­ti­ve, alcu­ne del­le qua­li a sca­pi­to del­la sua stes­sa cate­go­ria, che por­te­reb­be con sé). Ma – comun­que – sen­za mai far­ne nep­pu­re il nome. «L’inopportunità che un magi­stra­to in ser­vi­zio vada a rico­pri­re una fun­zio­ne api­ca­le del pote­re ese­cu­ti­vo come quel­la di mini­stro del­la Giu­sti­zia deri­va dal­la neces­si­tà di non con­fon­de­re i ruo­li. A pre­scin­de­re dai nomi e dal­le qua­li­tà del­le per­so­ne. Se voglia­mo difen­de­re l’autonomia e l’indipendenza del­la giu­ri­sdi­zio­ne, occor­re una distin­zio­ne net­ta con l’ambito dell’attività poli­ti­ca e di gover­no»: così si espri­me­va il pre­si­den­te dell’Associazione nazio­na­le magi­stra­ti Rodol­fo Sabel­li dopo la nomi­na del Guar­da­si­gil­li nel gover­no Ren­zi (Cor­rie­re del­la Sera, 23 feb­bra­io 2014). 

A mio pare­re – ma ovvia­men­te sba­glio – tro­vo che se ci fos­se (e se ci fos­se sta­to) un abbrac­cio in più di un col­le­ga magi­stra­to a Grat­te­ri (e chis­se­ne­fre­ga se iscrit­to all’Anm o alla boc­cio­fi­la di Roc­ca Can­nuc­cia) e un comu­ni­ca­to stam­pa in meno di un qua­lun­que poli­ti­can­te cala­bro, Grat­te­ri sareb­be meno solo e più for­te e con lui la sua fami­glia e l’intera socie­tà. Grat­te­ri – inu­ti­le negar­lo – è sem­pre sta­to iso­la­to e lascia­to ai mar­gi­ni del pen­sie­ro domi­nan­te (l’unico che con­ta) “del­la” e “sul­la” Giu­sti­zia, che lo ha sem­pre tol­le­ra­to con fasti­dio, anche alla luce del fat­to che par­la sen­za peli sul­la lin­gua, in un mon­do nel qua­le la lin­gua ser­ve per altro. «Si occu­pa di dro­ga» – è il pen­sie­ro più mite che gli ho sen­ti­to rivol­ge­re da parec­chi suoi col­le­ghi e qual­che iscrit­to (pur­trop­po) al mio stes­so Ordi­ne – come a voler dire che è figlio di un dio mino­re. Sen­za rite­gno, come a voler inol­tre sot­to­li­nea­re che loro, inve­ce, si occu­pa­no di “ben altro”. Altro cosa? Mol­to qui ci sareb­be da dire ma pre­fe­ri­sco resta­re ade­ren­te a que­ste rifles­sio­ni, sot­to­li­nean­do una cosa tal­men­te bana­le che la capi­reb­be­ro per­si­no i suoi (tan­ti) detrat­to­ri: il traf­fi­co di dro­ga ha per­mes­so alle mafie nazio­na­li e inter­na­zio­na­li di cam­bia­re la socie­tà nel­la qua­le vivia­mo, inqui­na­re l’economia e stra­vol­ge­re le rego­le del­la con­vi­ven­za.

Chi è quell’idiota (in mala fede) che può anco­ra pen­sa­re che dare la cac­cia al nar­co­traf­fi­co è atti­vi­tà resi­dua? In vero, pen­so con orro­re al momen­to in cui Grat­te­ri lasce­rà l’incarico a Reg­gio Cala­bria: chi pro­se­gui­rà con la stes­sa for­za, cono­scen­za, rete di rela­zio­ni e cono­scen­ze nel mon­do, quel­la vita­le bat­ta­glia dal fron­te reg­gi­no? Ammes­so e non con­ces­so (e non è infat­ti vero) che Grat­te­ri si sia occu­pa­to solo di nar­co­traf­fi­co, fac­cio fati­ca a pen­sa­re che il gesto – indi­ret­to – di inti­mi­da­zio­ne sia lega­to solo a qual­che ven­det­ta (sull’asse Italia/Sud Ame­ri­ca) di cosche e fami­glie i cui gua­da­gni milio­na­ri sono anda­ti in fumo. No, non sareb­be suf­fi­cien­te e – soprat­tut­to – per un gesto così ecla­tan­te non sareb­be basta­ta la sola scel­ta di qual­che mam­ma­san­tis­si­ma, sen­za una bene­di­zio­ne più alta e cora­le. E quan­do scri­vo più alta e cora­le mi rife­ri­sco al fat­to che la ‘ndran­ghe­ta – nel­la cupo­la che gover­na le sor­ti del­la Spa cri­mi­na­le – è azio­ni­sta di mino­ran­za sep­pur di gran­dis­si­mo e mor­ta­le peso. 

Una cupo­la – date ret­te ad un vec­chio imbe­cil­le come chi vi scri­ve – che met­te nel con­to di per­de­re qual­che cari­co di dro­ga ma che non tol­le­ra inva­den­ze dei magi­stra­ti capa­ci in altri cam­pi, meno red­di­ti­zi ma dai qua­li si gio­ca la par­ti­ta del gover­no del­le leve mar­ce del Pae­se. Le ana­li­si e i com­men­ti dei più ten­do­no a descri­ve­re il fat­to acca­du­to a Mes­si­na come una “pro­va di for­za” con la qua­le man­da­re un ulte­rio­re mes­sag­gio di mor­te a Grat­te­ri. Ma sia­mo sicu­ri che quel gesto non avreb­be dovu­to ave­re ben altro fina­le dram­ma­ti­co se il gio­va­ne non fos­se sta­to così sve­glio da tap­par­si in casa? Cre­do che sta­rem­mo a par­la­re e scri­ve­re d’altro se dav­ve­ro il fina­le dove­va esse­re diver­so. Chis­sà, for­se in quel caso avrem­mo tro­va­to un comu­ni­ca­to stam­pa in più.

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