Lo scandalo della strada incompiuta. Lavori fermi da novembre 2016 per mancanza di fondi: spesi 18 milioni per 1,3 km

Michele Albanese Quotidiano del Sud DELIANUOVA – Quasi quindici anni per l’incompiuta dello scandalo. Una strada che avrebbe dovuto togliere dall’isolamento la parte tirrenica dell’Aspromonte e che invece ancora resta lì come un monumento allo spreco caduto nel silenzio non si sa quanto consapevole di molti. La Delianuova-Gioia Tauro doveva essere la soluzione viaria da molti invocata per paesi come Delianuova, Scido, S. Cristina, Oppido Mamertina. Un bacino di quasi 20 mila abitanti isolato e sottoposto ad un poderoso processo di spopolamento. Della strada si cominciò a parlare nel maggio del 2004 quando venne pubblicato un annuncio fatto dalla struttura speciale Apq della Provincia di Reggio Calabria, presidente Pietro Fuda, che prevedeva l’avvio di un procedimento diretto all’opposizione del vincolo dell’esproprio ed all’approvazione per “l’adeguamento della strada provinciale Delianuova-Gioia Tauro primo lotto per Km 4+ 360 metri progetto approvato con Delibera della Giunta Provinciale n. 274 del 07/07/2003”. Alla comunicazione seguiva un elenco di particelle catastali con i relativi proprietari interessati a questo esproprio per pubblica utilità. A seguito di ciò i consigli comunali dei comuni di Scido, Delianuova e Santa Cristina d’Aspromonte nel cui territorio ricade il primo lotto dell’opera, forse senza rendersene conto, hanno approvato tempestivamente il progetto preliminare in variante al Piano di Fabbricazione Comunale. Accadde che un gruppo di cittadini di Scido rendendosi conto, dell’avviso con le particelle di terreno interessate all’esproprio, si accorse che non si trattava di un adeguamento di una strada preesistente ma della costruzione di una nuova strada ed hanno cominciato a porre osservazioni, come previsto dalla legge, costituendo un comitato spontaneo e notificando tale richiesta a tutti gli enti preposti compreso il responsabile del procedimento ing. Domenico Cuzzola chiedendo che venisse convocata una conferenza di servizi. Il tentativo finì quasi subito sembra per strane pressioni giunte a qualcuno del comitato.

Nell’assoluto silenzio da parte della Provincia di Reggio Calabria si arriva al mese di novembre 2006 quando a tutti i proprietari dei terreni interessati viene notificato il decreto del Settore Espropri e Patrimonio della Provincia di Reggio Calabria riguardante la “Determinazione indennità provvisoria di esproprio e occupazione temporanea in via d’urgenza” per la costruzione della Sgc Delianuova-Gioia Tauro intervento 12 per km 4 +360 m. Nel frattempo viene bandita una gara di appalto per la progettazione definitiva e costruzione della strada per euro 30.760.500,00 che viene vinto con un ribasso del 28% da una Ati costituita dal Consorzio Idrotecnica con capogruppo mandataria, la Codelo srl mandante e la Frager Costruzioni. Quest’ultima successivamente con provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria viene esclusa. Finalmente nel febbraio 2007 iniziano i lavori con una data prevista di fine lavori di luglio 2010 ma poco dopo nel dicembre del 2007 vengono interrotti per condizioni climatiche avverse fino a marzo 2008 e ancora sospesi in attesa di una variante che arriva nel 2009. Alla Ati inizialmente vincitrice della gara di appalto nel maggio del 2009 subentra la DeliaCar società cooperativa a responsabilità limitata. Nel 2009 viene presentata una variante in corso d’opera dove preliminarmente utilizzando il ribasso per imprevisti emersi in fase di costruzione, la strada cambia totalmente morfologia da sopraelevata, passa a terre armate con un movimento terra impressionante e quindi con un coinvolgimento del territorio.

Dopo la nuova progettazione e della variante i lavori riprendono molto lentamente fino al mese di novembre 2016 quando vengono interrotti e non più ripresi sembra per mancanza di fondi. Da allora il cantiere è li fermo con automezzi arrugginiti e con uno scenario da abbandono. A dieci anni dall’inizio dei lavori sono stati spesi ben 18 milioni di euro, meno del 40% di quello che doveva essere fatto, con un tracciato devastato e con gli espropri, solo in parte pagati. In ultimi 10 anni le amministrazioni provinciali coinvolte sono state prima di centro destra con Pietro Fuda poi centrosinistra con Giuseppe Morabito ed infine ancora di centrodestra con Giuseppe Raffa. Insomma se non si è davanti ad uno scempio poco ci manca, visto che è tutto bloccato e che per poco più di un chilometro e 300 metri sono stati bruciati 18 milioni di euro sui trenta stanziati dal Cipe. Sullo sfondo di chi si avventura nella zona resta un danno idrogeologico del territorio per sua natura molto fragile e instabile che ha subito anche l’estirpazione di circa 2000 piante di olivo secolari. Ed adesso si chiedono in tanti cosa accadrà? Chi pagherà i danni al territorio e al patrimonio dello Stato?

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