Locri, individuati gli autori delle scritte sui muri

Fran­ce­sco Sor­gio­van­ni Quo­ti­dia­no del Sud LOCRI – Pre­sto potreb­be­ro ave­re una iden­ti­tà pre­ci­sa gli auto­ri del­le scrit­te ano­ni­me. Chi ha spor­ca­to i muri del­la cit­tà, anzi, meglio, alcu­ni luo­ghi signi­fi­ca­ti­vi con quel­le scrit­te offen­si­ve diret­te a don Ciot­ti e al sin­da­co Gio­van­ni Cala­bre­se, non ave­va fat­to i con­ti con le rea­zio­ni che il gesto vigliac­co avreb­be pro­vo­ca­to. La gen­te ha capi­to che deve dotar­si di mag­gio­re corag­gio, deve vin­ce­re l’omertà, se vuo­le per­se­gui­re e scon­fig­ge­re la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta o le azio­ni cri­mi­na­li di “cani sciol­ti”, pur sem­pre peri­co­lo­si per tut­ti. Chi ha rea­liz­za­to l’altra not­te le tre scrit­te in pun­ti diver­si di Locri, nel­la zona dell’episcopio, sul muro del cen­tro di aggre­ga­zio­ne gio­va­ni­le e su quel­lo di una scuo­la, pen­sa­va di non pote­re esse­re indi­vi­dua­to.

Si sono sba­glia­ti di gros­so. Ieri la rea­zio­ne del­la gen­te che c’è sta­ta nes­su­no se l’aspettava. Non si era mai vista tan­ta gen­te di Locri par­te­ci­pa­re a mani­fe­sta­zio­ni del gene­re. Ieri, al pas­sag­gio del cor­teo la gen­te applau­di­va dai bal­co­ni, men­tre un vol­ta nean­che si affac­cia­va e for­se a mala­pe­na curio­sa­va da die­tro la ten­da del­la fine­stra. Ieri non è sta­to così. La gen­te comin­cia a rea­gi­re alle mafie. Anche a Locri. Sul fron­te del­le inda­gi­ni, non c’erano dub­bi, gli inve­sti­ga­to­ri dei Cara­bi­nie­ri e del­la Poli­zia di Sta­to, avreb­be­ro già indi­vi­dua­to gli auto­ri del­le scrit­te ano­ni­me. Que­sto già nel­la stes­sa gior­na­ta che era­no sta­te sco­per­te e subi­to fat­te can­cel­la­re dal Comu­ne. Gli inve­sti­ga­to­ri han­no pre­le­va­to e seque­stra­to le imma­gi­ni di alcu­ne tele­ca­me­re dislo­ca­te nel­la cit­ta­di­na. Si trat­ta del­la video­sor­ve­glian­za comu­na­le e anche di siste­mi di regi­stra­zio­ni pri­va­ti. E pro­prio su una tele­ca­me­ra del Comu­ne, instal­la­ta nei pres­si del cen­tro di aggre­ga­zio­ne gio­va­ni­le, a pochi metri alle spal­le del palaz­zo muni­ci­pa­le, avreb­be ripre­so la sce­na che inchio­de­reb­be i vigliac­chi auto­ri del­le scrit­te. Par­la­no di imma­gi­ni chia­re che ripren­do­no alcu­ni sog­get­ti, alme­no tre a bor­do di due auto diver­se.

Un’auto cam­mi­na davan­ti all’altra. La pri­ma fun­ge­reb­be da “palo”. Da quel­la che segue, che si trat­te­reb­be di una Opel Cor­sa di colo­re gri­gio, con i fari spen­ti, si vedreb­be una per­so­na incap­puc­cia­ta scen­de­re e diri­ger­si ver­so il muro con un ogget­to in mano, che colo­re nero. Un altro par­ti­co­la­re emer­ge­reb­be dal­le imma­gi­ni estra­po­la­te dal­le tele­ca­me­re. Sem­bra che l’autore mate­ria­le del­le scrit­te sia man­ci­no. Infat­ti si vedreb­be pro­prio maneg­gia­re la bom­bo­let­ta di ver­ni­ce
con la mano sini­stra. Ele­men­ti inte­res­san­ti, quin­di, sareb­be­ro in mano alle For­ze dell’ordine, ma que­ste ulti­me aspet­ta­no l’esito di altri sbo­bi­na­men­ti, per­ché lavo­ra­no a rico­strui­re il tra­git­to com­ple­to dei due auto­mez­zi. Pare di capi­re che i respon­sa­bi­li avreb­be­ro le ore con­ta­te. Si trat­ta di un’azione delin­quen­zia­le a tut­ti gli effet­ti. E’ gra­ve se le scrit­te, con quel­le paro­le, sia­no sta­te com­mis­sio­na­te dal­la ndran­ghe­ta, ma non è meno gra­ve se a com­pie­re l’azione sia­no sta­ti dei balor­di, per­so­ne che tifa­no per i boss e a loro devo­no dimo­strar­si capa­ci di ave­re fat­to quell’azione, sfi­dan­do un momen­to in cui le for­ze dell’ordine, in modo mas­sic­cio, pre­si­dia­mo la cit­ta­di­na e la tene­va­no sot­to con­trol­lo in vir­tù del­la mani­fe­sta­zio­ne in pro­gram­ma. Secon­do un magi­stra­to che se ne inten­de di ndran­ghe­ta, il pro­cu­ra­to­re del­la Dda di Catan­za­ro, Nico­la Grat­te­ri, “quel­le scrit­te non sono sta­te fat­te su ordi­ne del­la ndran­ghe­ta ma da gen­te dell’antistato, che fa il tifo per la ndran­ghe­ta, gen­te igno­ran­te e roz­za che ha mitiz­za­to la ndran­ghe­ta”. Il pro­cu­ra­to­re di Reg­gio Cala­bria, Fede­ri­co Cafie­ro De Raho, ieri a Locri per par­te­ci­pa­re alla Gior­na­ta per le vit­ti­me del­la mafia ha dichia­ra­to: «La ndran­ghe­ta vuo­le il silen­zio e l’isolamento. Sono i con­no­ta­ti fon­da­men­ta­li del­la sua for­za».