L’omicidio Caccia e il mistero dell’identikit

Bruno Caccia

Davi­de Milo­sa Ilfattoquotidiano.it TORINO – Bru­no Cac­cia fu ucci­so il 26 giu­gno 1983. Il capo del­la Pro­cu­ra di Tori­no ven­ne col­pi­to da due sica­ri poco dopo le 23.30 sot­to casa sua in via Som­ma­cam­pa­gna. Por­ta­va in giro il cane come ogni sera, l’unico momen­to del­la gior­na­ta nel qua­le non era segui­to dal­la scor­ta. Gli si affian­cò una Fiat 128 ver­de. Il gui­da­to­re spa­rò e ferì, il pas­seg­ge­ro sce­se e die­de il col­po di gra­zia alla testa. Bli­tz rapi­do, osser­va­to da tre per­so­ne: i coniu­gi Ros­sot­to e Luca Fagol. Le loro testi­mo­nian­ze mise­ro assie­me il vol­to del gui­da­to­re che 32 anni dopo, sostie­ne l’antimafia di Mila­no, coin­ci­de con quel­lo del cala­bre­se Roc­co Schir­ri­pa, lega­to al car­tel­lo cri­mi­na­le del boss Mim­mo Bel­fio­re con­dan­na­to all’ergastolo come man­dan­te dell’omicidio Cac­cia. Il pro­cu­ra­to­re aggiun­to Ilda Boc­cas­si­ni non ha dub­bi. L’arresto vie­ne ordi­na­to dal giu­di­ce il 22 dicem­bre scor­so. Osser­va il pub­bli­co mini­ste­ro Mar­cel­lo Tatan­ge­lo nel­la sua richie­sta di arre­sto: “La descri­zio­ne del­le fat­tez­ze fisi­che di colui che era alla gui­da dell’auto risul­ta non solo com­pa­ti­bi­le con Schir­ri­pa, ma di più risul­ta straor­di­na­ria­men­te somi­glian­te”. Insom­ma, ragio­na l’accusa, se le inter­cet­ta­zio­ni spie­ga­no, la pre­sun­ta coin­ci­den­za foto­gra­fi­ca chiu­de il cer­chio.

Qual­co­sa, però, non tor­na. Per la com­pa­ra­zio­ne, la pro­cu­ra uti­liz­za una vec­chis­si­ma imma­gi­ne di Schir­ri­pa. Si trat­ta di una foto del 1973, die­ci anni pri­ma del­la mor­te di Cac­cia e dell’identikit. All’epoca il pre­sun­to kil­ler è appe­na arri­va­to a Tori­no dal­la Cala­bria. Eppu­re, si leg­ge nell’ordinanza d’arresto, la foto “è la più vici­na tra quel­le dispo­ni­bi­li all’epoca dell’omicidio”. Nell’immagine Schir­ri­pa non ha la bar­ba che sarà aggiun­ta dal­la squa­dra Mobi­le di Tori­no per sot­to­li­nea­re “la for­te somi­glian­za”. In die­ci anni, però, l’aspetto di una per­so­na si modi­fi­ca. Una cosa sem­bra non cam­bia­re sul vol­to di Schir­ri­pa: la bar­ba. Che non ha nel 1973 e nean­che nel 1981. A dimo­strar­lo le foto del suo matri­mo­nio. Foto che, però, gli inve­sti­ga­to­ri acqui­si­ran­no sola­men­te dopo il suo arre­sto. Sono imma­gi­ni cla­mo­ro­se e soprat­tut­to vici­nis­si­me all’omicidio di Bru­no Cac­cia. Qui il pre­sun­to kil­ler del pro­cu­ra­to­re di Tori­no, ritrat­to in un ele­gan­te vesti­to scu­ro, mostra un’accentuata stem­pia­tu­ra su entram­bi i lati. La stes­sa evi­den­zia­ta nel­le imma­gi­ni del suo arre­sto. Insom­ma, osser­van­do­le, que­ste ulti­me istan­ta­nee sono ben lon­ta­ne dal­la “straor­di­na­ria somi­glian­za” descrit­ta dal­la pro­cu­ra di Mila­no.

Agli atti dell’inchiesta c'è poi un’altra com­pa­ra­zio­ne che però non è sta­ta pre­sa in con­si­de­ra­zio­ne dal­la pro­cu­ra. Ed è quel­la fat­ta dal lega­le del­la fami­glia Cac­cia tra l’identikit e l’immagine di Deme­trio Latel­la, il mala­vi­to­so lega­to ad Ange­lo Epa­mi­non­da, che dal giu­gno scor­so è iscrit­to nel regi­stro degli inda­ga­ti per l’omicidio del magi­stra­to assie­me a Saro Cat­ta­fi con­si­de­ra­to vici­no a Cosa nostra. Anche in que­sto caso l’immagine è del 1981. Le incon­gruen­ze sull’identikit sono uno dei temi sui qua­li pun­ta la dife­sa di Schir­ri­pa. L’altro riguar­da inve­ce “aspet­ti tec­ni­ci”, lega­ti, in par­ti­co­la­re, alle moda­li­tà d’intercettazione uti­liz­za­te dagli inve­sti­ga­to­ri. Si trat­ta del Virus, un soft­ware che atti­va­to a distan­za tra­sfor­ma gli smart­pho­ne in micro­spie.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*