Luca Sacchi, nei tabulati telefonici la pista che porta alla ndrangheta

Pierpaolo Filippi e Giuseppe Scarpa Il Messaggero via Dagospia.com ROMA – Arrivano i tabulati telefonici sulla scrivania degli investigatori. Dalle analisi delle conversazioni emerge che Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due accusati della morte di Luca Sacchi, parlavano con persone tutt’ ora indagate per mafia. Dunque la coppia di pusher ha rapporti e conoscenze con personaggi di elevato spessore criminale. A 13 giorni dall’ omicidio del personal trainer sono stati consegnati agli investigatori i tabulati relativi agli smartphone delle persone presenti tra via Latina e via Franco Bartoloni. Quel dedalo di strade in cui, il 23 ottobre, è stato ucciso l’ allenatore, per mano di Del Grosso con un colpo di pistola alla testa.

I dati che passano nelle celle telefoniche sono un materiale fondamentale per l’inchiesta. Da qui si ricavano i cellulari presenti in zona, gli orari e le chiamate intercorse tra i vari apparecchi, non il contenuto della conversazione. Si può sapere, insomma, chi ha chiamato chi e quando. Quest’ ultima è un’ arma nelle mani degli investigatori per disegnare il perimetro, all’ interno del quale collocare i protagonisti della vicenda ed espellere chi non ha alcun ruolo. Ed è la premessa della seconda fase, quella degli interrogatori che adesso inizierà a breve.

Intanto però emergono nuovi elementi sull’ auto impiegata il giorno dell’ omicidio da parte di Del Grosso e del suo complice, Paolo Pirino. Quando si è presentato nel centro Mercedes-Smart di via Zoe Fontana, appena fuori dal Raccordo anulare sulla Tiburtina, vicino a Casal Monastero, il quartiere dove abita con la famiglia, Pirino era «tranquillo».

A parlare è Alessio, un giovane impiegato della ditta di noleggio della cittadella commerciale della casa automobilistica tedesca. Nemmeno 24 ore dopo che il suo amico Del Grosso aveva sparato ferendo a morte Luca Sacchi, Pirino si è recato nel centro per farsi cambiare l’ auto con una scusa. «Da 15 giorni continua l’ impiegato Pirino aveva una Smart For Four che gli avevamo dato come auto di cortesia quando aveva portato qui la Classe A della madre per una riparazione. È venuto alle 14, ha detto che la vettura aveva un problema con il sistema start&stop e ha chiesto di cambiarla. Si è comportato in modo educato. A pensarci ora, la sua tranquillità era spaventosa».

In quel momento nessuno, tranne forse gli investigatori, sapevano che Pirino era coinvolto nell’ omicidio di Luca Sacchi. «Avevo acceso la macchina e a me ricorda l’ impiegato della società di noleggio risultava tutto regolare. Noi abbiamo proceduto alla sostituzione, anche perché la sua famiglia è nostra cliente».

Nella fuga da via Mommsen insieme a Del Grosso, la Smart aveva riportato un danno al paraurti anteriore nella parte sinistra. «Io gliel’ ho fatto notare e gli ho detto che in caso di incidente doveva portarmi il modulo Cid conclude Alessio ma lui ha detto che l’aveva ritrovata in queste condizioni sotto la sua abitazione. Dal momento che le auto di cortesia hanno un’assicurazione Casco, non abbiamo dovuto chiedergli il risarcimento danni».

 

I MISTERI DI QUELLA SERA

Alessia Marani e Camilla Mozzetti Il Messaggero via Dagospia.com ROMA – La sera del 23 ottobre quando Luca Sacchi sta per uscire con la sua fidanzata Anastasia Kylemnyk è ancora solo un 24enne, come tanti, che fa il personal trainer e gestisce una casa vacanze. Guarda il padre, gli dà un bacio e gli dice «ti voglio bene». Lui, il signor Alfonso, gli ha appena fatto un’ iniezione di antidolorifico perché il dolore che ha alla schiena, provocato dagli sforzi in palestra, non vuole andar via.

Ma Luca decide comunque di uscire. È ormai quasi novembre ma l’ aria che si respira a Roma ha ancora il tepore delle notti di fine estate che è un peccato doverci rinunciare. E poi c’ è lei, Anastasia, che lo aspetta, insieme a tutti gli amici di una comitiva storica che sono già al John Cabot pub, a due passi dal parco della Caffarella.

Luca e Anastasia arrivano ma poi tutto cambia. E come accade a una pellicola cinematografica che brucia all’ improvviso, anche la loro storia, apparentemente tra le più comuni, subisce un cambiamento inaspettato. Perché Luca viene ammazzato per strada da un giovane pasticcere di borgata con un colpo esploso a bruciapelo da un revolver calibro 38. Il proiettile lo prende dritto alla nuca. Quando poco dopo le 23 arriveranno sul posto i carabinieri del Nucleo radiomobile, si troveranno di fronte Anastasia che con le mani stringe la testa del suo fidanzato, ormai privo di conoscenza, per provare a fermare il sangue. «Ci hanno rapinato» dirà.

E così sembrerà all’ inizio: due balordi, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino (arrestati dopo 24 ore), che viaggiano su una smart FourFour, si fermano quasi in mezzo alla strada e scendono armati: uno con una mazza da baseball, l’ altro con il revolver. Puntano allo zainetto che la ragazza porta in spalla. Lo strappano via e la colpiscono così come accadrà a Luca che prova a difenderla prima di essere colpito a morte

C’ è da inorridire solo a pensarlo possibile: prima della mezzanotte si consuma in un quartiere centrale della città un delitto feroce. Ma già nella notte lo schema inizia a mutare: sì, c’ è la rapina ma i due che l’ hanno messa a segno, aggredendo e ferendo a morte il personal trainer, non avevano mirato a caso una coppietta che attraversava la strada.

Erano lì per quel preciso zaino nel quale, secondo due intermediari di Del Grosso, Valerio Rispoli e Simone Piromalli che avevano incontrato la ragazza un’ ora prima di fronte al pub con un altro amico della vittima, Giovanni Princi , c’ erano diverse mazzette da 20 e 50 euro che servivano ad acquistare una partita di marijuana.

Non è stata una rapina casuale e finita nel modo più drammatico. E sempre la stessa notte iniziano a palesarsi le prime incongruenze. Anastasia, che è stata colpita da una mazza da baseball, come dirà lei, non riporta neanche un graffio e ai militari del Nucleo investigativo di via In Selci, che la ascolteranno per oltre tre ore la stessa notte, dirà che nello zaino aveva solo pochi spicci e che non sapeva nulla dello stupefacente. Nessuno, ad oggi, può dire se i soldi c’ erano o meno perché non sono stati trovati dagli inquirenti. Ma la deposizione della ragazza sarà ritenuta inattendibile. L’ altro amico, Princi, con precedenti per droga, non si trova più: scappa via dal luogo del delitto e cancella ogni sua traccia sui social per riapparire soltanto il giorno seguente all’ ospedale San Giovanni. Al fianco di Anastasia 25 anni, occhi vitrei e doppio profilo su Facebook, il primo del tutto insospettabile, l’ altro pieno di foto maliziose di fronte al pronto soccorso giocherà la parte del malcapitato spettatore: «Ho visto scendere due tizi mai visti ma come si fa ad andare in giro così armati? Sono folli».

Anche agli inquirenti dirà di non conoscere né Del Grosso né i suoi due intermediari. Chi dice la verità? E chi mente? Dalle deposizioni messe insieme emergerà che Princi conosceva almeno uno dei due intermediari di Del Grosso, Rispoli, e pare che con lui si sia interfacciato per acquistare la droga. La cercava per se stesso o a nome di tutta la comitiva, compreso Sacchi? Del Grosso ci parlerà anche la notte del delitto con Princi, proprio in via Latina, dicendogli che sarebbe tornato con la roba. Ed è così che il pasticcere, figlio di una famiglia perbene e arrestato poi grazie alla denuncia della madre, torna indietro e con Paolo Pirino organizza la compravendita che però non si concluderà perché è la traccia odierna i due non troveranno la droga ma, consapevoli della presenza dei soldi, decideranno di mettere a segno comunque la rapina. Pirino dal canto suo è esperto nella materia: nel 2012, giovanissimo, fu arrestato per rapina, quattro anni più tardi per spaccio.

I due recuperano anche il revolver e non è escluso che, considerate le loro amicizie a San Basilio, con rampolli di una famiglia di ndrangheta di Platì, abbiano anche trovato facilmente il gancio per ottenere il ferro. L’ arma non è stata mai trovata ma i due dopo il delitto, nel tragitto di ritorno a Casal Monastero, hanno fatto tappa a Tor Bella Monaca, roccaforte di clan e traffico di droga. Forse anche per riconsegnare il revolver che ha ucciso Sacchi.

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