L'ultimatum di Peppe Raffa: "Non ho lasciato Forza Italia ma le cose devono cambiare"

Giuseppe Raffa

Anto­nio Ric­chio Corrieredellacalabria.it DUNQUE, NON HA per­so tem­po: nuo­vo anno, altro par­ti­to. È l’addio a For­za Ita­lia?
«Non è un addio ma un avvi­so ai navi­gan­ti: se le cose non cam­bia­no sarò costret­to a lascia­re».


È una minac­cia?
«No, pur­trop­po è il pren­de­re atto di una situa­zio­ne arri­va­ta ai limi­ti del para­dos­so. Il par­ti­to è sta­to com­mis­sa­ria­to, non c’è discus­sio­ne inter­na. Insom­ma, regna una con­fu­sio­ne tota­le».
Pep­pe Raf­fa è come, per usa­re le paro­le di Dan­te, colo­ro che stan­no sospe­si a metà. In atte­sa di qual­co­sa di nuo­vo. Tra pochi mesi lasce­rà la pre­si­den­za del­la Pro­vin­cia di Reg­gio Cala­bria ma ciò non signi­fi­ca che arre­tre­rà sul pia­no dell’impegno poli­ti­co.
 

Il varo del movi­men­to “Idea Cala­bria” è il pre­lu­dio all’abbraccio con la Lega di Sal­vi­ni?
«Intan­to abbia­mo fon­da­to un’associazione che vuo­le occu­par­si dei biso­gni rea­li del­la gen­te, pur rima­nen­do sem­pre nel recin­to del cen­tro­de­stra. Non abbia­mo pre­clu­sio­ni a par­la­re con altre for­ze poli­ti­che. La Lega? Se abban­do­nas­se i toni più popu­li­sti­ci e si occu­pas­se mag­gior­men­te dei pro­ble­mi con­cre­ti non avrem­mo pro­ble­mi a dia­lo­ga­re con loro. Non sono uno inna­mo­ra­to del­le eti­chet­te. Bado più alla sostan­za che alla for­ma».
 

E la sostan­za in For­za Ita­lia qual è?
«Ho pre­so atto che la coor­di­na­tri­ce regio­na­le del par­ti­to ha con­sen­ti­to l’ingresso di un sena­to­re, Cari­di, e di un con­si­glie­re regio­na­le, Can­niz­za­ro, sen­za tene­re in con­si­de­ra­zio­ne le opi­nio­ni di chi que­sto par­ti­to ha con­tri­bui­to a fon­dar­lo e tener­lo in vita. Io ven­go da un par­ti­to, la Dc, dove cer­ti pro­ces­si anda­va­no meta­bo­liz­za­ti pri­ma di esse­re con­su­ma­ti. Det­to que­sto, pren­do atto, pur­trop­po, che oggi For­za Ita­lia è un luo­go dove si fa poco poli­ti­ca».
 

E allo­ra cosa la spin­ge a non abban­do­na­re defi­ni­ti­va­men­te la nave?
«Il sen­so di respon­sa­bi­li­tà e la spe­ran­za che alla fine le cose pos­sa­no dav­ve­ro cam­bia­re. Parec­chi han­no lascia­to, per­so­na­li­tà impor­tan­ti come Fit­to e Ver­di­ni e ciò dovreb­be far riflet­te­re un po’ tut­ti inve­ce che inne­sca­re rea­zio­ni impul­si­ve. Ma io sono un otti­mi­sta per natu­ra e, dun­que, cre­do anco­ra in un lie­to fine».
 

Giu­ra che non mori­rà ren­zia­no anche lei?
«Asso­lu­ta­men­te no. Non sono per nul­la affa­sci­na­to dal­le bugie del pre­si­den­te del Con­si­glio. Tan­te pro­mes­se, nes­sun prov­ve­di­men­to per il Mez­zo­gior­no e la Cala­bria. È que­sto il gover­no ami­co del­la nostra ter­ra? In altre regio­ni col­pi­te da allu­vio­ni il gover­no ha rico­no­sciu­to lo sta­to di cala­mi­tà dopo pochi gior­ni. Qui sono pas­sa­ti ormai mesi e non c’è nul­la di con­cre­to. È que­sta la vol­ta buo­na che tan­to pia­ce ai diri­gen­ti del Pd cala­bre­se?».