Manager russi a casa del boss di Cutro: «Col cippato si fanno un sacco di soldi. Voi ve la vedete di là, noi di qua»

Antonio Anastasi Quotidiano del Sud CUTRO – «Col cippato si fanno un sacco di soldi. Voi ve la vedete di là e noi ce la vediamo di qua». Al cospetto del super boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, nella ormai famigerata tavernetta, teatro di summit di ndrangheta e briefing con manager internazionali monitorati dalle Dda di mezza Italia, si erano presentati anche imprenditori russi, con un’interprete, per discutere del lucroso commercio del cippato, forse ritenuto utile per rifornire le tre centrali a biomasse del Crotonese, e di una nuova società da impiantare. Lo si ricava da nuove intercettazioni versate dal pm Antimafia Domenico Guarascio nel processo Kyterion, pendente col rito ordinario davanti al Tribunale penale di Crotone, contro il “locale” di ndrangheta capeggiato da Grande Aracri. All’incontro, stando all’elenco prodotto dal pm, partecipavano anche l’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino, e l’avvocato Rocco Corda.

Domenico Grande Aracri, è il caso di rilevarlo, è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa nel troncone processuale svoltosi col rito abbreviato, in cui il boss è stato condannato a 30 anni; Corda, invece, è imputato nel filone col rito ordinario. Domenico Grande Aracri è stato assolto anche dall’accusa di armi nel parallelo processo Aemilia e la sua posizione non è stata impugnata dalla Dda bolognese. Le captazioni eseguite dai carabinieri del Reparto operativo di Crotone erano, dunque, talmente tante che non si limitano a quelle confluite nella voluminosa informativa. Le mani del clan, a quanto pare, si erano allungate anche sul distretto energetico del Crotonese tanto da arrivare a stringersi con quelle di alcuni imprenditori russi. Ma le mire erano anche da parte del “locale” di Belvedere Spinello se vengono riattualizzate nell’informativa alla base dell’operazione Six Towns che si sofferma appunto questi aspetti inquietanti, specie se si consideri che, a colloquio col boss Grande Aracri, nell’ottobre 2012, si trovarono i presunti capi della cosca Marrazzo, Agostino e Sabatino “il massone” (così chiamato per l’appartenenza al Grand’Oriente).

I tre mammasantissima, sempre secondo la ricostruzione del pm Guarascio, discutevano della convenienza dell’acquisto e del trasporto del cippato e dei possibili guadagni – Grande Aracri voleva che ci “mangiassero” ditte di autotrasportatori da lui controllate – e dei problemi relativi allo scarico della merce. Agostino Marrazzo, in particolare, racconta a Grande Aracri di aver compiuto già vari sopralluoghi per verificare di persona l’affare, data l’inadeguatezza del porto di Crotone. «Siamo arrivati a Gioia Tauro… il problema è il fondale di Crotone… invece a Corigliano scaricano 56.000 di materia prima». E Sabatino: «Crotone è limitato a 35». Agostino parla di una «compagnia russa» e di trasporti «via strada… dalla Lituania», Nicolino ipotizza, poiché avrebbe «amici » in Sud America, di utilizzare le navi, quindi gli interlocutori si soffermano sugli elevati costi e a quel punto subentra la possibilità più conveniente della ferrovia. «Se il lavoro si fa a Corigliano», dice Agostino, e Nicolino incalza: «però dovete andare a parlare con la ferrovia». E ancora: «dovremmo contattare la compagnia russa… la ferrovia più vicino alla Lituania». «Trenta vagoni sono 60 container… tre per sei 18…un milione e 800 quintali».

I conti il boss i Cutro li sa fare, e capisce di geografia pure. «Il Danubio è navigabile… prendi il Danubio ed esci al Mar Rosso e poi il Mar Nero…per far questo giro qua ci vogliono minimo 20 giorni». Ci mancava solo che parlasse in inglese, Grande Aracri, che ragionava da uomo d’affari a tutto tondo su come ammortizzare i costi calcolando ricavi in termini percentuali e discettando del canale di Suez e di quello di Panama. Il padrino poi pensa a una compagnia russa statale anziché privata poiché «il viaggio costa molto, molto meno».

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