Mantova, cronisti indagati per aver pubblicato atti di un procedimento penale

MILANO – L'Associazione lom­bar­da dei gior­na­li­sti (Alg) espri­me soli­da­rie­tà ai col­le­ghi del­la Gaz­zet­ta di Man­to­va – Ros­sel­la Cana­dè, Igor Cipol­li­na, Gabrie­le De Ste­fa­ni e al diret­to­re Pao­lo Bol­dri­ni – dopo la noti­zia del­la loro iscri­zio­ne nel regi­stro degli inda­ga­ti. Vie­ne loro con­te­sta­ta – sot­to­li­nea il sin­da­ca­to in una nota – la "pub­bli­ca­zio­ne arbi­tra­ria di atti di un pro­ce­di­men­to pena­le". Tut­ti ciò fa segui­to alla pub­bli­ca­zio­ne di arti­co­li su un caso di cro­na­ca che ha inte­res­sa­to il ter­ri­to­rio, il mon­do del­la poli­ti­ca e le isti­tu­zio­ni di Man­to­va. Arti­co­li che fan­no rife­ri­men­to all'informativa dei cara­bi­nie­ri che era già nel­la dispo­ni­bi­li­tà degli inda­ga­ti e degli arre­sta­ti. "Il dif­fi­ci­le lavo­ro del cro­ni­sta, che ha per mis­sio­ne rac­con­ta­re i fat­ti quo­ti­dia­ni, si con­fron­ta qui con il segre­to istrut­to­rio che copre atti di inda­gi­ne e l'attività inve­sti­ga­ti­va del­le for­ze dell'ordine. Pur nel rispet­to del lavo­ro degli inqui­ren­ti – affer­ma Pao­lo Peruc­chio­ni, pre­si­den­te dell'Alg – con que­sto caso anco­ra una vol­ta si evi­den­zia la neces­si­tà di inter­ven­ti legi­sla­ti­vi ade­gua­ti che, se da un lato devo­no tute­la­re tut­ti i sog­get­ti inte­res­sa­ti, dall'altro non pos­so­no limi­ta­re in alcu­na manie­ra il dirit­to all'informazione dei cit­ta­di­ni, cioè uno dei capi­sal­di del­la cifra demo­cra­ti­ca di ogni Pae­se". 

"I gior­na­li­sti han­no un dove­re, sopra tut­to: scri­ve­re la veri­tà, nient'altro che la veri­tà. E la veri­tà è anche sco­mo­da, rischio­sa, con con­se­guen­ze pesan­ti, come sta acca­den­do a tre gior­na­li­sti e al diret­to­re del­la Gaz­zet­ta di Man­to­va che sono sta­ti iscrit­ti nel regi­stro degli inda­ga­ti dal­la Pro­cu­ra per pub­bli­ca­zio­ne arbi­tra­ria di atti di un pro­ce­di­men­to pena­le". Lo han­no det­to, espri­men­do la mas­si­ma soli­da­rie­tà, Gui­do Colum­ba, pre­si­den­te dell'Unione Nazio­na­le cro­ni­sti ita­lia­ni e il pre­si­den­te del Grup­po cro­ni­sti lom­bar­di, Rosi Bran­di.

L'inchiesta di cui i cro­ni­sti si sono occu­pa­ti riguar­da le infil­tra­zio­ni del­la ndran­ghe­ta nel­le isti­tu­zio­ni e nell'economia del­la Lom­bar­dia, ovve­ro l'Operazione Pesci del­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Bre­scia. "Il Grup­po Cro­ni­sti Lom­bar­di e l'Unione Nazio­na­le Cro­ni­sti Ita­lia­ni – pro­se­guo­no – si augu­ra­no che l'azione del­la magi­stra­tu­ra non abbia, in que­sto caso ma anche in mol­ti altri, un effet­to inti­mi­da­to­rio e cen­so­rio: auspi­ca­no dun­que che i gior­na­li­sti inda­ga­ti non rinun­ci­no a svol­ge­re il loro lavo­ro, nel rispet­to del­la veri­tà e del­le nor­me deon­to­lo­gi­che. Auspi­ca­no inol­tre che pos­sa­no quan­to pri­ma chia­ri­re la loro posi­zio­ne. I cro­ni­sti han­no il dirit­to-dove­re di infor­ma­re i cit­ta­di­ni in modo cor­ret­to, com­ple­to e tem­pe­sti­vo. E a que­sto loro impe­ra­ti­vo non pos­so­no dero­ga­re. Il Grup­po Cro­ni­sti Lom­bar­di e l'Unione Nazio­na­le Cro­ni­sti sono al loro fian­co".

"La denun­zia di quat­tro gior­na­li­sti del­la Gaz­zet­ta di Man­to­va per aver pub­bli­ca­to atti su un' ope­ra­zio­ne anti­ma­fia ci sem­bra un atto né dovu­to né oppor­tu­no". Lo affer­ma­no Clau­dio Fava, vice­pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne anti­ma­fia, e la sena­tri­ce Lucre­zia Ric­chiu­ti, com­po­nen­te del­la stes­sa. "Sull'inchiesta che vede impu­ta­to, tra gli altri, il sin­da­co di Man­to­va Nico­la Soda­no quei gior­na­li­sti han­no fat­to solo il loro dove­re, dan­do noti­zia di un'informativa dei cara­bi­nie­ri che era già nel­la dispo­ni­bi­li­tà del­le per­so­ne inda­ga­te e arre­sta­te – con­ti­nua­no Fava e la Ric­chiu­ti – di fron­te alla gra­vi­tà dei fat­ti con­te­sta­ti al sin­da­co e agli altri impu­ta­ti, di fron­te alla dram­ma­ti­ca con­fer­ma di una per­va­si­vi­tà del­le mafie che non rispar­mia più alcun ter­ri­to­rio del­la nazio­ne, voler puni­re quat­tro cro­ni­sti col­pe­vo­li di rac­con­ta­re que­sti fat­ti ai loro let­to­ri è un pun­ti­glio giu­di­zia­rio di cui ci sfug­ge il sen­so ma non la ogget­ti­va gra­vi­tà. Biso­gna col­pi­re i mafio­si, non i gior­na­li­sti che scri­vo­no sui mafio­si".

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