Massoneria, lungo l'asse Calabria-Liguria

Casadellalegalita.info LE LOGGE del­la comu­nio­ne “Musco­lo” ret­ta da Musco­lo Pie­tro veni­va indi­ca­ta nel­la sua ampia arti­co­la­zio­ne anche dal­la Com­mis­sio­ne Par­la­men­ta­re Anti­ma­fia, in una pro­pria rela­zio­ne ove si appro­fon­di­va­no le coin­te­res­sen­ze tra mafie e mas­so­ne­ria. La "comu­nio­ne" mas­so­ni­ca facen­te capo a Musco­lo, a cui face­va­no rife­ri­men­to mol­te­pli­ci Log­ge mas­so­ni­che, ave­va la pro­pria mag­gior espan­sio­ne in Cala­bria, pur essen­do il Musco­lo un pro­fes­sio­ni­sta, avvo­ca­to, ope­ra­ti­vo a Geno­va. Nell'archivio Musco­lo – come risul­ta sem­pre dagli Atti del­la Com­mis­sio­ne Par­la­men­ta­re Anti­ma­fia [vedi qui l'estratto] – sono sta­ti infat­ti rive­nu­ti i docu­men­ti rela­ti­vi a sei log­ge di Cosen­za, quat­tro di Catan­za­ro, cin­que di Reg­gio Cala­bria… Log­ge spar­se in qua­si tut­ta Ita­lia, dall'Emilia Roma­gna alla Basi­la­ca­ta, e poi a Roma… quel­la capi­ta­le dove for­ti era­no, già negli anni Set­tan­ta, i lega­mi del­la ndran­ghe­ta con il mon­do dei "pro­fes­sio­ni­sti" e del­la poli­ti­ca, soprat­tut­to attra­ver­so gli ambien­ti mas­so­ni­ci, ed in par­ti­co­la­re gra­zie all'opera del mas­so­ne Cafa­ri­Vin­cen­zo – che abbia­mo già incon­tra­to -, for­te­men­te lega­to ai Piro­mal­li, De Ste­fa­no, Mam­mo­li­ti, ma anche pun­to di rife­ri­men­to e di ser­vi­zio per gli Avi­gno­ne, D'Agostino e Raso-Gul­la­ce-Alba­ne­se… Il Musco­lo Pie­tro – come già si era evi­den­zia­to pub­bli­ca­men­te a segui­to di testi­mo­nian­ze rac­col­te – ave­va un con­so­li­da­to lega­me con il boss del­la ndran­ghe­ta Faz­za­ri Fran­ce­sco, già stret­ta­men­te lega­to ai Ram­pi­no – allora“reggenti” del­la ndran­ghe­ta in Ligu­ria – ma soprat­tut­to alla cosca Gul­la­ce-Raso-Alba­ne­se, con cui vi è sta­to un vero e pro­prio “impa­ren­ta­men­to” attra­ver­so il matri­mo­nio del­la figlia (e soda­le) Faz­za­ri Giu­lia con il Gul­la­ce Car­me­lo, a cui era­no lega­ti mol­te­pli­ci mas­so-ndran­ghe­ti­sti atti­vi nel savo­ne­se qua­li il D'Agostino Giu­sep­pe (poi arre­sta­to in Lom­bar­dia per l'operazione anti­ma­fia rela­ti­va al con­di­zio­na­men­to del voto alle ele­zio­ni regio­na­li a favo­re dell'assessore Zam­bet­ti) e Filip­po­ne Fran­ce­sco (stret­ta­men­te col­le­ga­to al clan Tear­do). Il Faz­za­ri Fran­ce­sco era ospi­te abi­tua­le, in quan­to ami­co, del­la Vil­la del Musco­lo a Sas­sel­lo, ove, tra l'altro, i lavo­ri di miglio­ria ven­ne­ro pro­prio affi­da­ti dal Musco­lo al Faz­za­ri Fran­ce­sco che li fece ese­gui­re dal fra­tel­lo Sal­va­to­re. Nel­la vec­chia vil­la del Faz­za­ri, a Bor­ghet­to S.Spirito, accan­to a quel­la che è cono­sciu­ta come “Cava dei Vele­ni”, in mez­zo ad mon­ta­gna di docu­men­ta­zio­ne abban­do­na­ta – dopo lo sgom­be­ro a segui­to del­le denun­ce del­la Casa del­la Lega­li­tà -, è sta­to rin­ve­nu­to, anche abba­stan­za rovi­na­to, un libro che ven­ne dona­to dal Musco­lo al Faz­za­ri Fran­ce­sco – foto a lato – dal tito­lo “La ricer­ca del­la volon­tà omi­ci­da”. A Geno­va la rete mas­so­ni­ca che face­va capo a Musco­lo Pie­tro era comun­que di for­te peso. Con­ta­va 14 Log­ge. Tra que­ste la “FORTIS”. La Log­gia dei Mamo­ne, così come emer­so pub­bli­ca­men­te, si era la “FORTIS”, con sede a Fegi­no. Del­la Log­gia con sede a Fegi­no, come già reso noto, face­va­no par­te i diver­si com­po­nen­ti del­la fami­glia Mamo­ne (“clan Mamo­ne” nell'Informativa “OLIMPO” redat­ta dal­la DIA nel 1994 per la DDA di Reg­gio Cala­bria, con cui veni­va­no map­pa­te tut­te le rami­fi­ca­zio­ni in Ita­lia ed all'estero dell'organizzazione ndran­ghe­ti­sta). Vi era­no, ad esem­pio, Mamo­ne Lui­gi, Mamo­ne Vin­cen­zo e Mamo­ne Gino, ed anche i paren­ti stret­ti come Capal­bo Pie­tro, ed emer­ge­va una pro­fon­da sovrap­po­si­zio­ne degli iscrit­ti alla log­gia appar­te­nen­ti o lega­ti alla fami­glia Mamo­ne con la CONFAPI, asso­cia­zio­ne del­le pic­co­le e medie impre­se. Su que­sto par­ti­co­la­re aspet­to, oltre ad un bre­ve appro­fon­di­men­to sui lega­mi ndran­ghe­ta e mas­so­ne­ria, la Casa del­la Lega­li­tà ave­va anche sin­te­tiz­za­to que­sta net­ta sovrap­po­si­zio­ne con CONFAPI in un appo­si­to sche­ma, che evi­den­zia­va varie cor­re­la­zio­ni del­la stes­sa strut­tu­ra con altri sog­get­ti ben noti, tra cui i Raschel­là, arre­sta­ti con i Mamo­ne nell'ambito dell'operazione "ALBATROS": sche­ma con­fa­pi intrec­ci E' da richia­ma­re il fat­to che la Casa del­la Lega­li­tà, nel 2005 – ovve­ro ben pri­ma che emer­ges­se l'appartenenza mas­so­ni­ca dei Mamo­ne alla Log­gia FORTIS (chiu­sa, a quan­to risul­ta pub­bli­ca­men­te, dopo l'emergere dei fat­ti riguar­dan­ti i Mamo­ne) – ave­va indi­ca­to, per le dichia­ra­zio­ni dell'ex moglie di Mamo­ne Vin­cen­zo [vedi qui], non solo l'appartenenza di quest'ultimo alla Mas­so­ne­ria, ma anche i rap­por­ti dei Mamo­ne con il noto Gel­li Licio del­la Log­gia mas­so­ni­ca P2 ed al cen­tro anche di quel pro­get­to ever­si­vo inda­ga­to dal­la DIA, nell'inchiesta deno­mi­na­ta “SISTEMI Cri­mi­NA­LI”, rela­ti­va al pia­no di desta­bi­liz­za­zio­ne del­lo Sta­to che ave­va visto con­tat­ti e pro­get­ti comu­ni tra orga­niz­za­zio­ni mafio­se (in par­ti­co­la­re Cosa Nostra ed ndran­ghe­ta), espo­nen­ti dell'estrema destra ever­si­va, log­ge mas­so­ni­che, set­to­ri devia­ti dei Ser­vi­zi e movi­men­ti sepa­ra­ti­sti e leghi­sti, come la Lega Nord Pro­prio a que­sto pro­po­si­to non può esse­re tra­la­scia­to il fat­to che se tra i pro­ta­go­ni­sti di quel “pia­no ever­si­vo”, svi­lup­pa­to­si in Ita­lia nei pri­mi anni Novan­ta, ed atten­ta­men­te inda­ga­to dal­la DIA, vi era­no i De Ste­fa­no, la poten­te cosca di Reg­gio Cala­bria con pesan­ti e radi­ca­te rami­fi­ca­zio­ni in tut­to il Pae­se. Cosca e rami­fi­ca­zio­ni che sono emer­si, dirom­pen­ti, anche nel­la più recen­te inchie­sta “BREAKFAST” del­la DDA di Reg­gio Cala­bria per le atti­vi­tà di rici­clag­gio pro­mos­se comu­ne­men­te al teso­rie­re del­la LEGA NORD, Bel­si­to Fran­ce­sco. Dall'indagine e dal­lo stes­so inter­ro­ga­to­rio del Bel­si­to – che come Casa del­la Lega­li­tà si è già avu­to modo di ricor­da­re par­lan­do dell'On. Chiap­po­ri – è emer­so non sol­tan­to che Bel­si­to ope­ras­se con espo­nen­ti lega­ti alla cosca De Ste­fa­no, come ad esem­pio il noto Girar­del­li­Ro­mo­lo, ma che lo stes­so Girar­del­lie­mer­ge­va come for­te­men­te lega­to anche al Ple­ba Erman­no (e con que­sti ai Gia­co­maz­zi dell'omonima nota immo­bi­lia­re geno­ve­se), su cui era­no docu­men­ta­te le con­so­li­da­te coin­te­res­sen­ze pro­prio con la fami­glia Mamo­ne. L'inchieste che por­ta al Girar­del­lied a Geno­va è un'inchiesta lon­ta­na nel tem­po, del­la DDA di Reg­gio Cala­bria. Cor­re­va l'anno 1999. In que­sta emer­ge­va la figu­ra di Cana­le Vit­to­rio Anto­nio, lati­tan­te in Fran­cia, tra la cit­ta­di­na di Aix en Pro­ven­ce e Mon­te­car­lo. Espo­nen­te di pri­mo pia­no e di asso­lu­to spes­so­re Cri­mi­na­le del­la già cita­ta cosca De Ste­fa­no . Tra i più atti­vi sog­get­ti che han­no ope­ra­to per favo­ri­re la lati­tan­za di Faz­za­la­ri Sal­va­to­re che poi però ven­ne arre­sta­to a Geno­va. Allo­ra, la DDA di Reg­gio Cala­bria, ave­va infat­ti rico­strui­to nel det­ta­glio quel­la rete che pro­muo­ve­va il gran­de rici­clag­gio dei De Ste­fa­no attra­ver­so­mol­te­pli­ci ope­ra­zio­ni finan­zia­rie inter­na­zio­na­li che vede­va la par­te­ci­pa­zio­ne di altri ndran­ghe­ti­sti di spes­so­re qua­le il Faz­za­ri Vin­cen­zo, così come anche di espo­nen­ti di Cosa Nostra qua­li ad esem­pio quel­li del clan Pil­le­ra-Capel­lo-Mia­no). Quel­la stes­sa inchie­sta che vede­va il rap­por­to con i Mar­si­glie­si. Cana­le era ful­cro di que­sta rete di pro­fes­sio­ni­sti al ser­vi­zio del rici­clag­gio del dena­ro spor­co, che vede­va sul­la piaz­za di Geno­va, ope­ra­re anche il Mar­ti­no Pao­lo (indi­ca­to anche dal col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Oli­ve­rio), altro espo­nen­te di pri­mo pia­no del­la cosca De Ste­fa­no. Tor­nan­do inve­ce al Musco­lo, si deve ram­men­ta­re quan­to emer­so con l'Operazione del­la poli­zia giu­di­zia­ria (apri­le-mag­gio 1983) pres­so la Gran­de Log­gia nazio­na­le dei libe­ri mura­to­ri – GOI, obbe­dien­za di piaz­za del Gesù, all'epoca pre­sie­du­ta pro­prio da Musco­lo Pie­tro. Fat­ti con­te­nu­ti negli Atti del­la Com­mis­sio­ne d'Inchiesta sul­la P2. Già per poter acce­de­re agli uffi­ci, la Poli­zia Giu­di­zia­ria non ebbe vita faci­le. Dal ver­ba­le del 28 apri­le 1983: «Pre­vio inin­ter­rot­to pian­to­na­men­to, veni­va­no ese­gui­te ricer­che tra­mi­te l'amministratore del­lo sta­bi­le che con­sen­ti­va il rin­trac­cio dell'avv. Musco­lo di Geno­va,…, il qua­le face­va pre­sen­te di non esse­re in pos­ses­so del­le chia­vi che, a suo dire, dete­ne­va l'avv. Anto­nio Sica resi­den­te in Roma. Con­tat­ta­to quest'ultimo lega­le face­va pre­sen­te a sua vol­ta che le chia­vi dell'appartamento in que­stio­ne era­no dete­nu­te da tale dott. Gual­tie­ri di Cro­to­ne [far­ma­ci­sta in Cro­to­ne, ndr]…». Tra il mate­ria­le seque­stra­to, oltre a regi­stri del­la gran log­gia; i Decre­ti emes­si dal Pie­tro Maria Musco­lo; docu­men­ta­zio­ne su nomi­ne, paga­men­ti, cor­ri­spon­de­va, mano­scrit­ti; i fasci­co­li rela­ti­vi a diver­se Log­ge di Roma e docu­men­ti ine­ren­ti com­po­si­zio­ne ed orga­ni­smi rela­ti­vi a Ligu­ria, Cala­bria e Tosca­na. L'avv. Musco­lo pro­Te­sta­va for­te­men­te per le atti­vi­tà di con­trol­lo poste in esse­re dal­la Com­mis­sio­ne d'Inchiesta sul­la P2 ed affer­ma­va, tele­fo­ni­ca­men­te, come risul­ta a ver­ba­le, che «La moti­va­zio­ne a cor­re­do del gra­ve atto di ridu­zio­ne del­la liber­tà Costi­tu­zio­na­le rico­no­sciu­ta ai cit­ta­di­ni è asso­lu­ta­men­te caren­te se non nul­la…» [vedi qui]. Sul­la base dei docu­men­ti seque­stri emer­ge il nomi­na­ti­vo del paler­mi­ta­no Cri­mi Mice­li Giu­sep­pe e su pro­prio su que­sto sog­get­to la Com­mis­sio­ne d'Inchiesta non sor­vo­la e nei ver­ba­li del­la discus­sio­ne si leg­ge: «Mice­li Cri­mi figu­ra in un piè di lista del­la comu­nio­ne di Pie­tro Musco­lo; dal 1978 è in con­tat­to con CAMEA; nel 1979 incon­tra Gel­li nell'ambito di un ten­ta­ti­vo di uni­fi­ca­zio­ne. Uomi­ni del CAMEA aiu­ta­no Sin­do­na­du­ran­te il suo sog­gior­no paler­mi­ta­no; impos­si­bi­le rico­strui­re la sto­ria di que­sto cen­tro di atti­vi­tà mas­so­ni­ca che nasce, si divi­de, si riu­ni­fi­ca, si rial­lon­ta­na da piaz­za del Gesù…». Ma andia­mo oltre. La Ligu­ria, come la Cala­bria, è ter­ra dove è for­te e radi­ca­to sia il pote­re mas­so­ni­co sia quel­lo ndran­ghe­ti­sta. Così come l'intreccio tra mas­so­ne­ria e ndran­ghe­ta è per­ver­so, dura­tu­ro ed anco­ra attua­le, anzi: attua­lis­si­mo. Non vi sono solo gli ele­men­ti richia­ma­ti in que­sto bre­ve rie­pi­lo­go. Vi è soprat­tut­to quan­to emer­so in modo incon­fu­ta­bi­le dall'inchiesta (anche que­sta agli atti del­la Com­mis­sio­ne d'Inchiesta P2 e su cui già si è per­la­to e scrit­to – vedi qui l'estratto dagli Atti) su Tear­do Alber­to ed il suo clan. Un appar­te­nen­za mas­so­ni­ca con­cla­ma­ta, attra­ver­so un reti­co­lo di Log­ge uffi­cia­li e di Log­ge “coper­te” in ter­ra di Ligu­ria, soprat­tut­to nel savo­ne­se, ed anche per il lega­me diret­to con la Log­gia P2. Emer­ge­va anche un paral­le­lo lega­me, sal­do e con­cla­ma­to, di que­sto ambien­te con quel­lo del­la ndran­ghe­ta. Già allo­ra emer­ge­va la figu­ra del Fame­li Anto­nio, uomo del­la poten­te cosca dei Piro­mal­li, ope­ran­te nell'ambito del ponen­te savo­ne­se, in stret­to con­tat­to con il Faz­za­ri Fran­ce­sco, il Gul­la­ce Car­me­lo ed i suoi uomi­ni. Emer­ge­va­no, come det­to, le figu­re di D'Agostino e soprat­tut­to di Filip­po­ne, paren­te, socio e soda­le del Gul­la­ce Car­me­lo, che con­qui­sta­va dal­la rete di Tear­do gli appal­ti del­le case popo­la­ri tra impe­rie­se e savo­ne­se. E poi anco­ra il lega­me e le coin­te­res­sen­ze anche socie­ta­rie tra il costrut­to­re tear­dia­no Nuce­ra Gio­van­ni con il Faz­za­ri Fran­ce­sco. Rap­por­ti e coin­te­res­sen­ze che con­ti­nue­ran­no a per­ma­ne­re anche negli anni più recen­ti, in alcu­ni casi con gli stes­si pro­ta­go­ni­sti di allo­ra, ed in altri, inve­ce che han­no visto e vedo­no come pro­ta­go­ni­sti ed atto­ri i figli, come nel caso del Nuce­ra Andrea con gli uomi­ni lega­ti alla cosca Gul­la­ce-Raso-Alba­ne­se. Allo­ra Tear­do com­pra­va i voti dal­la ndran­ghe­ta, per tra­mi­te del Mar­cia­nò­Giu­sep­pe e dei Mafod­da, e per accor­do con l'allora ver­ti­ce del­la ndran­ghe­ta di Ven­ti­mi­glia com­po­sto da Mora­bi­to Erne­sto, Mar­cia­nò­Fran­ce­sco e Pala­ma­ra Anto­nio. Lega­me ndran­ghe­ta – mas­so­ne­ria, quin­di, nel con­cre­to con­di­zio­na­men­to poli­ti­co ed isti­tu­zio­na­le anche in ter­ra impe­rie­se, così come a Geno­va, dove Tear­do gover­na­va, qua­le Pre­si­den­te del­la Regio­ne Ligu­ria. Pas­sa­no gli anni e nono­stan­te le con­dan­ne al Tear­do ed ai suoi più stret­ti col­la­bo­ra­to­ri, nul­la cam­bia. Ciò che vie­ne fer­ma­to non è que­sto siste­ma, ben­sì le inchie­ste. Altri atto­ri di quel tem­po, uomi­ni di Tear­do, come uomi­ni del­la P2 e del­la ragna­te­la di log­ge savo­ne­si, han­no con­ti­nua­to nel loro inse­ri­men­to nell'ambito poli­ti­co. Due esem­pi: Testa Mau­ro, fede­le uomo di Tear­do, oggi è “van­to” del PD di Alben­ga come iscrit­to e diri­gen­te; Fos­sa Miche­le già iscrit­to alla P2, già uomo di Tear­do, è tra i diri­gen­ti del PD geno­ve­se. Non è un caso, tra l'altro, che pro­prio dal­la Cala­bria emer­ga­no sem­pre, costan­ti, ele­men­ti in meri­to a que­sto lega­me mas­so­ne­ria – ndran­ghe­ta. E' emer­so, ad esem­pio, pro­prio in rife­ri­men­to agli espo­nen­ti del­la poten­te cosca dei Gul­la­ce-Raso-Alba­ne­se nell'inchiesta “SAGGEZZA”, che ha visto iden­ti­fi­ca­re, dal­la DDA di Reg­gio Cala­bria, la strut­tu­ra del­la ndran­ghe­ta deno­mi­na­ta “CORONA”, dove tra i pro­ta­go­ni­sti di pri­mo pia­no ope­ra­va il fra­tel­la­stro del Gul­la­ce Car­me­lo, il Raso Giu­sep­pe det­to “avvo­ca­tic­chio”, già capo-loca­le di Cano­lo, affian­ca­to dal Gul­la­ce Fran­ce­sco, fra­tel­lo del Car­me­lo. Pro­prio la “CORONA” ave­va tra le pro­prie fina­li­tà quel "vita­le" rap­por­to con la mas­so­ne­ria. Si chia­ma “SANTA” la dote degli ndran­ghe­ti­sti affi­lia­ti alla mas­so­ne­ria. Sog­get­ti che han­no anche la facol­tà di dia­lo­ga­re con pez­zi del­lo Sta­to, da For­ze dell'Ordine a Magi­stra­ti, sen­za cor­re­re il rischio di vio­la­re le “rego­le” del­la ndran­ghe­ta. Pos­so­no per­ché tali rap­por­ti sia­no fun­zio­na­li agli inte­res­si dell'organizzazione ndran­ghe­ti­sta. Anche que­sto ele­men­to è noto da tem­po, attra­ver­so mol­te­pli­ci inchie­ste giu­di­zia­rie e dichia­ra­zio­ni di col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia. Così come dal­le nuo­ve inchie­ste emer­go­no sem­pre mag­gio­ri ele­men­ti sul­la con­ti­gui­tà e com­pli­ci­tà tra pez­zi del­le Isti­tu­zio­ni ed ndran­ghe­ta. Non esi­ste qua­si più inchie­sta anti­ma­fia che col­pi­sca la ndran­ghe­ta dove non cam­pa­ia­no anche (e sem­pre più spes­so) “con­cor­ren­ti ester­ni”, così come anche agen­ti infe­de­li del­lo Sta­to. Spes­so uomi­ni del­le For­ze dell'Ordine ed in diver­si casi anche Magi­stra­ti. Citia­mo­ne due. L'inchiesta del­la DDA di Mila­no sui Lam­pa­da-Val­le (atti­vi tra Cala­bria e Lom­bar­dia) ha fat­to emer­ge­re entram­bi i rap­por­ti di com­pli­ci­tà, facen­do fini­re in car­ce­re e poi anche a con­dan­na il Giu­di­ce Giglio Giu­sep­pe Vin­cen­zo. Dall'inchiesta “LA SVOLTA” sul­la ndran­ghe­ta dell'estremo ponen­te ligu­re, Mar­cia­nò­Giu­sep­pe (capo-loca­le di Ven­ti­mi­glia con Pala­ma­ra Anto­nio) da un lato era ter­ro­riz­za­to dal rie­mer­ge­re di quel­le car­te dell'inchiesta su Tear­do e Mas­so­ne­ria che spe­ra­va sepol­te e dall'altro si pre­oc­cu­pa­va for­te­men­te dell'arresto del Pre­si­den­te del Tri­bu­na­le di Impe­ria (e già pri­ma di quel­lo di San­re­mo) Boc­ca­lat­te Gian­fran­co. Da que­sta stes­sa inchie­sta del­la DDA di Geno­va sono emer­si anche i mol­te­pli­ci rap­por­ti di com­pli­ci­tà e col­lu­sio­ne di diver­si agen­ti del­le For­ze dell'Ordine, tra cui quel Paler­mo Sal­va­to­re recen­te­men­te (inde­gna­men­te) pre­mia­to con ono­ri­fi­cen­za dal­la Pre­si­den­za del­la Repub­bli­ca. Tor­nan­do al pun­to si deve con­si­de­ra­re che il soli­do lega­me ndran­ghe­ta – mas­so­ne­ria veni­va ampia­men­te docu­men­ta­to già nel 1994 nell'Informativa del­la DIA deno­mi­na­ta “OLIMPO” [vedi qui ampio estrat­to sul tema]. Oggi sono le mol­te­pli­ci inchie­ste del­la DDA di Reg­gio Cala­bria che strin­go­no il cer­chio su quel“livello supe­rio­re” dell'organizzazione ndran­ghe­ti­sta, che spes­so (per non dire pra­ti­ca­men­te sem­pre) cor­re pro­prio lun­go l'asse di con­giun­zio­ne tra le due “comu­nio­ni”, quel­la mas­so­ni­ca e quel­la ndran­ghe­ti­sta. Svol­ta impor­tan­te che segna que­sta nuo­va sta­gio­ne di con­tra­sto mes­sa in atto dall'Antimafia è cer­ta­men­te il pro­ces­so “META” [vedi qui la sen­ten­za] dove è sta­to rico­no­sciu­to l'impianto accu­sa­to­rio che pun­ta drit­to a quel “livel­lo superiore”della ndran­ghe­ta­che è lo stes­so che vede la sovrap­po­si­zio­ne alla rete mas­so­ni­ca. L'impianto accu­sa­to­rio del PM Lom­bar­do tie­ne e por­ta alla con­dan­na del gotha del­la ndran­ghe­ta di Reg­gio Cala­bria, indi­vi­duan­do pro­prio quel “livel­lo supe­rio­re” dell'organizzazione «aven­te auto­no­mia fun­zio­na­le, strut­tu­ra­le e orga­niz­za­ti­va, com­po­sta dai ver­ti­ci del­le cosche cit­ta­di­ne più poten­ti, con a capo De Ste­fa­no Giu­sep­pe, in qua­li­tà di "Cri­mi­ne", uni­ver­sal­men­te rico­no­sciu­to, in gra­do di impor­re rego­le da tut­ti con­di­vi­se e rispet­ta­te, di dare sta­bi­li­tà, di inter­ve­ni­re con pote­re coer­ci­ti­vo, non­ché di rap­por­tar­si con le isti­tu­zio­ni, la mas­so­ne­ria e la poli­ti­ca, i cui col­le­ga­men­ti in que­sto pro­ces­so sono emer­si allo sta­to embrio­na­le e sono in cor­so di esplo­ra­zio­ne inve­sti­ga­ti­va in altri pro­ce­di­men­ti». Ele­men­ti di cono­scen­za oggi dispo­ni­bi­li gra­zie all'incrocio di quan­to emer­ge dal­le diver­se mano­vre ive­sti­ga­ti­ve e dai diver­si pro­ce­di­men­ti coor­di­na­ti dal­la DDA di Reg­gio Cala­bria e che può con­ta­re su soli­de e riscon­tra­te dichia­ra­zio­ni di col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia che han­no dimo­stra­to la pro­pria affi­da­bi­li­tà. E se venia­mo ai fat­ti di que­sti gior­ni si tro­va l'ennesima con­fer­ma su que­sto “livel­lo supe­rio­re”. Que­sta vol­ta emer­ge dall'ultima maxi inchie­sta del­la DDA di Catan­za­ro che ha por­ta­to al Fer­mo dispo­sto alla rete facen­te capo al boss GRANDE (lun­tru­ne) ARACRI Nico­li­no. Un'inchiesta che por­ta anche in Ligu­ria, oltre che al ter­ri­to­rio cala­bre­se e dell'Emilia occi­den­ta­le (con l'Operazione “AEMILIA” del­la DDA di Bolo­gna). Con que­sta nuo­va inchie­sta tor­nia­mo nel Por­to di Impe­ria del duo SCAJOLA-CALTAGIRONE (vedi qui), arri­via­mo alla rete del “livel­lo supe­rio­re” a ser­vi­zio del soda­li­zio ndran­ghe­ti­sta (vedi qui) ed arri­via­mo diret­ta­men­te alla Mas­so­ne­ria. Inter­cet­ta­ti, i mas­so-ndran­ghe­ti­sti, nel­la casa di GRANDE (lun­tru­ne) ARA­CRI­Ni­co­li­no par­la­no pro­prio di Mas­so­ne­ria. Di “Mas­so­ne­ria di Geno­va”… Chi ne par­la non sono ndran­ghe­ti­sti qua­lun­que. E' diret­ta­men­te GRANDE (lun­tru­ne) ARACRI Nico­li­no, capo indi­scus­so del­la fami­glia di Cutro che ha costrui­to – indi­stur­ba­to – nei decen­ni il pro­prio feu­do di pro­ie­zio­ne sul nord Ita­lia, nell' Emi­lia occi­den­ta­le, tra­mu­ta­ta in “colo­nia”. Lo fa par­lan­do­ne con il ver­ti­ce del “loca­le” di Bel­ve­de­re Spi­nel­lo (che ha pesan­ti inte­res­si e rami­fi­ca­zio­ni in Ligu­ria, tra Geno­va e La Spe­zia, soprat­tut­to per quan­to con­cer­ne il traf­fi­co di dro­ga)… Il Nico­li­no par­la infat­ti con Saba­ti­no e Ago­sti­no MARRAZZO, del clan MARRAZZO – OLIVERIO – IONA. Saba­ti­no MARRAZZO è espo­nen­te di ver­ti­ce di quel loca­le di Bel­ve­de­re Spi­nel­lo di cuie­ra anche sta­to il con­ta­bi­le, lascian­do poi tale cari­ca a OLIVERIO Car­lo, vec­chio ndran­ghe­ti­sta già con­dan­na­to a decen­ni di car­ce­re ed atti­vo tra tra Cala­bria e Lom­bar­dia. Era 11.09.2012 quan­do, nell'abitazione di Cutro del boss vie­ne inter­cet­ta­to GRANDE ARACRI Nico­li­no, MARRAZZO Ago­sti­no, MARRAZZO Saba­ti­no Dome­ni­co insie­me ad un'altro sog­get­to. Ad un cer­to pun­to gli inve­sti­ga­to­ri sen­to­no il Nico­li­no che affer­ma: «sai che non puoi entra­re nel­la log­gia tu?…inc…(ndr bre­ve pau­sa di silenzio)…però sotto…la Mas­so­ne­ria di Genova…inc… […omis­sis…] io diciamo…ho avu­to la fortuna…diciamo…di capi­re cer­te cose…sia dei Templari…sia dei Cava­lie­ri Crociati…di Malta…la Mas­so­ne­ria di Genova…ho avu­to la fortuna…inc…». E poi anco­ra, par­lan­do del­la Log­gia di appar­te­nen­za: Saba­ti­no MARRAZZO «noi l’abbiamo a Cro­to­ne e l’abbiamo a Roc­ca di Neto», Nico­li­no GRANDE ARACRI«e si però…Crotone è proprio…inc…», Saba­ti­no MARRAZZO «no…no…Crotone…con i per­so­nag­gi…», Nico­li­no GRANDE ARACRI«mentre Catanzaro…inc…», Saba­ti­no MARRAZZO«la nostra fa par­te di Vibo…Vibo Valentia…inc…», Nico­li­no GRANDE ARACRI «men­tre Catan­za­ro è col­le­ga­ta con Cosen­za…», Saba­ti­no MARRAZZO «va bene…con Catan­za­ro e pro­prie­ta­rio di Cosenza…però…io…siccome ho par­te­ci­pa­to… a cen­ti­na­ia di… di riu­nio­ni… dei Mas­so­ni di Cosen­za… oggi…tre quattro…Nicò…che sono… in tren­ta pae­si… sono quelli…quelli buo­ni…», Nico­li­no GRANDE ARACRI «voi sie­te iscrit­ti alla Prefettura…alla Pre­fet­tu­ra di Cro­to­ne?», Saba­ti­no MARRAZZO «alla Que­stu­ra di…Vibo Valen­tia…» (…) Ago­sti­no MARRAZZO «inve­ce sono regi­stra­to a quel­la di Cro­to­ne…». Quin­di, da quel che si com­pren­de, se si ave­va­no pro­ble­mi per iscri­ver­si alla Mas­so­ne­ria, si pote­va pas­sa­re dal­la Mas­so­ne­ria di Geno­va… Ecco che il qua­dro, di que­sto per­ver­so rap­por­to tra le par­ti peg­gio­ri del­le due regio­ni, si defi­ni­sce con mag­gio­re, elo­quen­te, chia­rez­za. Inchie­sta dopo inchie­sta, quin­di, non solo si com­pren­do­no sem­pre di più gli inte­res­si spe­ci­fi­ci per­se­gui­ti dagli ndran­ghe­ti­sti (come le costru­zio­ni dei por­ti o dei par­chi eoli­ci, così come quel­li nell'abito del­la sani­tà, oltre ai set­to­ri più tra­di­zio­na­li noti), ma anche quel­le reti di rela­zio­ni e coin­te­res­sen­ze, come quel­le den­tro ed attra­ver­so la mas­so­ne­ria, che deli­nea­no sem­pre di più quel “cor­po riser­va­to” del­la ndran­ghe­ta, com­po­sto da uomi­ni del­le Isti­tu­zio­ni, ester­ni all'organizzazione (ovve­ro non “bat­tez­za­ti” come affi­lia­ti), ma pie­na­men­te con­cor­ren­ti ai pia­ni ed obiet­ti­vi di raf­for­za­men­to dell'organizzazione ndran­ghe­ta, di cui pro­prio il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Fran­ce­sco Oli­ve­rio, già a capo del loca­le di Bel­ve­de­re Spi­nel­lo, ha par­la­to agli inqui­ren­ti e, non a caso, pro­prio con rife­ri­men­to prin­ci­pa­le alla Cala­bria ed alla Ligu­ria. Ed in ter­ra di Ligu­ria se, come si accen­na­va, diver­si uomi­ni del­la mas­so­ne­ria, di quel­la mas­so­ne­ria che fa tan­dem con la ndran­ghe­ta, ha diret­ti rap­por­ti e ruo­li nel bloc­co poli­ti­co che fa capo a BURLANDO Clau­dio, mol­te­pli­ci dei mas­so­ni lega­ti a SCAJOLA Clau­dio, in ter­ra savo­ne­se ed impe­rie­se, sono quel­li col­lo­ca­ti in posti chia­ve, a par­ti­re da MONTALDO Sil­va­no che abbia­mo già incon­tra­to più vol­te (non ulti­ma la vicen­da Por­to di Impe­ria) o, per fare un altro esem­pio il poten­te avvo­ca­to MARSON Pao­lo. In Ligu­ria, così come in Cala­bria, l'ambiente mas­so­ni­co con­ta una radi­ca­ta ragna­te­la di poli­ti­ci e fun­zio­na­ri den­tro a quel­le Pub­bli­che Ammi­ni­stra­zio­ni che tan­to si sono mostra­te dispo­ni­bi­li ver­so le impre­se ed atti­vi­tà per­se­gui­te e pro­mos­se dai Gul­la­ce-Faz­za­ri e soda­li, pas­san­do dal col­le­ga­to Nuce­ra, sino a quel­le dei FOTIA ema­na­zio­ne, agli Atti di mol­te­pli­ci inchie­ste e rap­por­ti inve­sti­ga­ti­vi, a Savo­na del­la poten­te cosca dei Mora­bi­to-Pala­ma­ra-BRUZ­ZA­NI­TI, come anche quel­le degli STEFANELLI-GIOVINAZZO ed affi­ni in ter­ra di Varaz­ze. Altro capi­to­lo è poi quel­lo dell'imperiese e del levan­te ligu­re, dal Tigul­lio sino alla pro­vin­cia di La Spe­zia ove ha deci­si­vo ruo­lo, per le otti­me entra­tu­re Isti­tu­zio­na­li quel­la Mas­so­ne­ria del­la Luni­gia­na, che vede il pro­prio ter­ri­to­rio di influen­za, acca­val­lar­si a quel­lo del­la ndran­ghe­ta, con capo­sal­do in quel­la ter­ra di Sar­za­na, dei ROMEO-SIVIGLIA (e col­le­ga­ti). Vi è poi il ruo­lo, non secon­da­rio, rap­pre­sen­ta­to del­la ter­ra d'oltralpe per i “fra­tel­li” mas­so­ni. E' qui, oltre il con­fi­ne di Ven­ti­mi­glia, che soprat­tut­to i poli­ti­ci ligu­ri fre­quen­ta­no le Log­ge, si incon­tra­no e strin­go­no accor­di, così da vede­re anco­ra più pro­tet­ta la pro­pria appar­te­nen­za al soda­li­zio riser­va­to. Ed oltre con­fi­ne abbia­mo Mon­te­car­lo, dove sem­pre di più appa­re sus­si­ste­re l'esistenza di un vero e pro­prio “loca­le” del­la ndran­ghe­ta ed ove, cer­ta­men­te, sono emer­si costan­ti fre­quen­ta­zio­ni ed inte­res­si degli espo­nen­ti del­la ndran­ghe­ta dell'estremo ponen­te ligu­re. Oltre con­fi­ne è emer­sa, anco­ra una vol­ta, la “rete” di SCAJOLA Clau­dio (a par­ti­re dal Diri­gen­te del­la filia­le CARIGE a Niz­za, quel PIPPITONE Pao­lo che ha visto la pro­pria strut­tu­ra al cen­tro dei pesan­tis­si­mi rilie­vi del­la Ban­ca d'Italia per le leg­ge­rez­ze dimo­stra­te in mate­ria di anti­ri­clag­gio), così come anche quel­la dei coniu­gi MATACENA-RIZZO (con capo­li­no all'Ambasciata). La Costa Azzur­ra è ter­re­no di lati­tan­za sicu­ra per gli ndran­ghe­ti­sti da sem­pre. Qui sono sta­ti indi­vi­dua­ti lati­tan­ti di pri­mo pia­no del­la ndran­ghe­ta: LIBRI Dome­ni­co, Cana­le Vit­to­rio, MACRÌ Euge­nio Ange­lo, CALABRÒ Giu­sep­pe, De Ste­fa­no Pao­li­no, Gul­la­ce Car­me­lo come anche FACCHINERI Lui­gi, per citar­ne alcu­ni. E se è ter­ra di lati­tan­za signi­fi­ca che quel­lo è ter­ri­to­rio dove le reti di rela­zio­ne e coin­te­res­sen­ze, con­ti­gui­tà e com­pli­ci­tà, del­la ndran­ghe­ta sono for­ti. Ed in que­sto intrec­cio, se emer­go­no anche i rap­por­ti con pre­la­ti del­le Dio­ce­si ligu­ri e del Vati­ca­no, tro­va­no anche asso­lu­ta “invi­si­bi­li­tà” uomi­ni del­lo Sta­to. Quei ser­vi­to­ri infe­de­li del­lo Sta­to che nel quo­ti­dia­no ope­ra­no negli Appa­ra­ti e nel­le Isti­tu­zio­ni, dai Ser­vi­zi alle For­ze dell'Ordine, dai vari set­to­ri di con­trol­lo sin den­tro la Magi­stra­tu­ra, com­pro­met­ten­do il lavo­ro del­la par­te sana del­lo Sta­to ed age­vo­lan­do i pote­ri Cri­mi­na­li. Uomi­ni del­lo Sta­to, accan­to ad ndran­ghe­ti­sti, espo­nen­ti del mon­do poli­ti­co, impren­di­to­ria­le e del pote­re finan­zia­rio, uni­ti nel vin­co­lo del­la "comu­nio­ne" mas­so­ni­ca. E' que­sto il pun­to debo­le del­lo Sta­to che è pun­to di for­za del­la ndran­ghe­ta. E' quel lega­me che occor­re una vol­ta per tut­te far emer­ge­re ed estir­pa­re.