«Migranti, sistemazione a Gioia Tauro». Per Tripodi obiettivo finale è l’accoglienza diffusa

Quotidiano del Sud SAN FERDINANDO – Per Andrea Tripodi, sindaco di San Ferdinando, la risoluzione del problema della concentrazione dei migranti può essere risolta avviando l’accoglienza diffusa nel territorio della Piana ma in attesa che ciò avvenga, ritiene «praticabile la riallocazione dei migranti nel contiguo territorio di Gioia Tauro» dove il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha individuato un terreno di due ettari confiscato negli anni scorsi ad una famiglia della ndrangheta nel quale realizzare un campo container attrezzato per superare le tendopoli nell’area industriale. «La presenza dei migranti – scrive Tripodi in una nota – non scende fatalisticamente dal cielo ma è funzionale alla sopravvivenza di una agricoltura perennemente in crisi, aggredita dalla predazione mafiosa e caratterizzata dalla polverizzazione della proprietà. La comunità presente sul nostro territorio si caratterizza come una “comunità di destino” composta da persone che si cercano e si ritrovano per dare corpo, attraverso la lingua comune, le usanze e il cibo, alla propria identità, unico punto fermo nella loro condizione raminga. Tutto questo accade in una realtà deprivata, segnata da profonde lacerazioni sociali e ancora intrisa di antica cultura contadina, con tutta la sua nobiltà ma anche con i suoi demoni e i suoi pregiudizi. Responsabilmente siamo chiamati a riflettere sull’impatto culturale determinato da questa nuova presenza che avrebbe bisogno di molteplici agenzie sociali, economiche e formative per essere assorbita e vissuta civilmente.

Davanti a questo scenario di inquietante complessità, questa Amministrazione comunale non si è sottratta e insieme con la Prefettura, il Commissario governativo, la Regione Calabria e la Protezione Civile ha raggiunto un primo importante traguardo di dignità realizzando la Nuova Tendopoli che non è una soluzione definitiva né esaustiva ma ha comunque posto un argine al degrado e ha concretamente avviato un processo nuovo di accoglienza e inclusione. Siamo consapevoli dei limiti di questa iniziale risposta a un fenomeno che si presenta problematico per l’elevato numero di migranti, per la loro diversità etnica, la drammaticità del loro vissuto quotidiano e le loro legittime attese. Siamo altresì consapevoli dei limiti e dell’inadeguatezza di un piccolo Comune e della sua macchina amministrativa, messa in grave affanno dal disimpegno di nuove attività e dalle continue richieste legate alla presenza dei migranti sul territorio. E’ appena il caso di ricordare – aggiunge Tripodi – che il Comune di San Ferdinando vive una condizione di fragilità complessiva dopo gli anni della spoliazione e del danno e oggi, pur affrontando generosamente l’emergenza migranti, ha il dovere di garantire la normalità amministrativa e di procedere alla ritessitura delle dinamiche morali e materiali della comunità. E’ evidente che tale drammatica incandescenza non può gravare sulle spalle di una piccola comunità priva di mezzi e di risorse, ma deve essere affrontata da, e con, più alte e articolate sinergie capaci di costruire prospettive concrete e scenari sostenibili, considerata anche la emergente necessità di liberare l’area industriale per accogliere gli insediamenti della Zona Economica Speciale.

L’obiettivo auspicato rimane naturalmente l’accoglienza diffusa che, tuttavia, non deve essere una imposizione ma al contrario deve avvenire in armonia con i territori e confortata dal sostegno finanziario a favore dei Comuni disponibili. Unica alternativa intermedia praticabile, utile a comporre tutte le diverse esigenze espresse dai diversi attori sul campo, appare la riallocazione dei migranti nel contiguo territorio di Gioia Tauro, che presenta aree dotate delle caratteristiche necessarie a una accoglienza adeguata e rispettosa dei bisogni dei migranti. Siamo chiamati a scegliere se subire questo epocale fenomeno migratorio o compiere tutti gli sforzi per governarlo con lungimiranza, intelligenza e umanità e trasformarlo in epocale occasione di crescita economica e arricchimento culturale».

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