Milano, chiesto il rinvio a giudizio per 57 persone vicine alla ndrangheta. Avevano tentato di accaparrarsi gli appalti per il catering del Milan

MILANO – La Procura milanese ha chiesto il giudizio immediato per 57 persone legate a una cosca radicata a Milano e smantellata con una operazione dei carabinieri del Ros lo scorso 16 dicembre e che, attraverso un imprenditore vicino al clan, ha tentato, riuscendovi, di mettere le mani anche sul servizio catering per le partite del Milan allo stadio San Siro. La richiesta di immediato è stata inoltrata al gip Gennaro Mastrangelo dai pm Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo titolari dell'inchiesta assieme al procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Dall'indagine è emerso, come è stato spiegato nell'immediatezza dei 59 arresti, uno "spaccato di vita criminale che a Milano non si registrava da vent'anni", dall'epoca delle ultime maxi-inchieste antimafia, fatto di estorsioni, traffico di droga e imprenditori che "da vittime diventavano organici" alla criminalità organizzata. Tra le 57 persone (per due si è proceduto allo stralcio) per cui è stato chiesto l'immediato ci sono, tra gli altri, Giulio Martino, il presunto capo dell'organizzazione legata alla cosca di Reggio Calabria Libri-De Stefano-Tegano e radicata nei quartieri milanesi tra piazza Prealpi e viale Certosa e i suoi fratelli Domenico e Vincenzo.

Tra le persone per cui è stata depositata istanza di giudizio immediato ci sono anche un carabiniere del Nucleo tutela del lavoro, Carlo Milesi (che ha ammesso gli addebiti), un ex poliziotto, Marco Johnson, e anche un imprenditore del settore della ristorazione, Cristiano Sala. L'imprenditore, che interrogato in incidente probatorio ha confermato la ricostruzione di inquirenti ed investigatori, è stato il fondatore della holding 'Maestro di casa', fallita nel 2010, che attraverso un'altra impresa a lui riconducibile è riuscita ad aggiudicarsi il servizio di catering allo stadio San Siro per la stagione 2014-2015 'screditando' l'azienda concorrente, la It Srl, di fronte alla società appaltante, la Milan entertainment.

I pm non hanno chiesto il processo in immediato per due persone in quanto uno latitante e l'altro detenuto in Svizzera e in attesa di estradizione: si tratta di Franco Longo, ritenuto a disposizione dell'associazione mafiosa per la sua attività di "cambia valuta" e ora sotto inchiesta anche oltreconfine per riciclaggio. Inchiesta che ha portato l'autorità giudiziaria elvetica, in seguito a una segnalazione dei pm milanesi, a sequestrare a Chiasso un palazzo in cui un tempo sede di una banca e che dagli accertamenti è risultato essere stato acquistato per 3 milioni e 300 mila franchi svizzeri da Longo, Domenico Martino e un professionista. Ora toccherà al gip decidere sulla richiesta di immediato formulata anche in base alle moltissime deposizioni di testimoni raccolti negli ultimi tre mesi da pm e carabinieri.

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