Minacce allo Sporting Locri, la squadra di Calcio a 5 Femminile potrebbe lasciare il campionato

Car­lo Macrì Il Cor­rie­re del­la Sera LOCRI – «Quan­do le minac­ce sono indi­riz­za­te ai bam­bi­ni è arri­va­to il momen­to di mol­la­re tut­to». Fer­di­nan­do Arme­ni pre­si­den­te del­lo «Spor­ting Locri», squa­dra del­la serie A fem­mi­ni­le di cal­cio a 5, è delu­so e ama­reg­gia­to e ha deci­so di get­ta­re la spu­gna dopo l' enne­si­mo «piz­zi­no» che gli impo­ne­va la chiu­su­ra del­la socie­tà. «Non ci sono più le con­di­zio­ni – dice -. Ho costrui­to con sacri­fi­ci que­sta squa­dra, un van­to per Locri e per l' inte­ra regio­ne. L' anno scor­so sia­mo arri­va­ti secon­di in cam­pio­na­to e que­st' anno sia­mo quar­ti. Non so chi c' è die­tro que­ste minac­ce e non capi­sco cosa si voglia otte­ne­re con la chiu­su­ra del­la socie­tà». Il pri­mo bigliet­to d' inti­mi­da­zio­ne por­ta la data del 7 dicem­bre. Sul para­brez­za dell' auto di Arme­ni un foglio bian­co con scrit­to: «Devi chiu­de­re lo Spor­ting Locri». Una richie­sta che Arme­ni ha con­si­de­ra­to un bana­le scher­zo. Poi ne sono segui­te altre tre, sem­pre lascia­te sul para­brez­za dell'auto, con la stes­sa richie­sta. A due gior­ni dal Nata­le la fra­se più dram­ma­ti­ca, per­ché mira­va agli affet­ti fami­lia­ri: «For­se non l'hai anco­ra capi­to che devi chiu­de­re lo Spor­ting Locri se non vuoi ave­re dan­ni. Sap­pia­mo chi soli­ta­men­te si sie­de in que­sto posto». 

L'allusione era chia­ra. Il «piz­zi­no» era sta­to lascia­to sul fine­stri­no ante­rio­re dell' auto di Arme­ni, dove soli­ta­men­te è siste­ma­to il seg­gio­li­no del figlio di tre anni. Que­sta minac­cia ha pre­oc­cu­pa­to il pre­si­den­te del­la squa­dra che in una nota uffi­cia­le ieri ha reso noto di «voler inter­rom­pe­re l' atti­vi­tà ago­ni­sti­ca». I cara­bi­nie­ri di Locri han­no avvia­to le inda­gi­ni per capi­re qua­le pos­sa esse­re la matri­ce di que­ste inti­mi­da­zio­ni. Per ora non ci sono ele­men­ti che pos­sa­no far indi­riz­za­re le inve­sti­ga­zio­ni su ele­men­ti del­la 'ndran­ghe­ta. La vicen­da è com­ples­sa ed è dif­fi­ci­le deci­frar­la anche per­ché non ci sono fiu­mi di sol­di che gira­no intor­no alla squa­dra. «Sia­mo 50 per­so­ne nel­la socie­tà e tut­to pesa sul­le nostre spal­le – dice Arme­ni -. Le ragaz­ze han­no solo un rim­bor­so spe­se per­ché mol­te arri­va­no da fuo­ri regio­ne e tre dal­la Spa­gna». Il Comu­ne ha mes­so a dispo­si­zio­ne del­le cal­cia­tri­ci un ostel­lo per dor­mi­re. Lo Spor­ting Locri non è solo una socie­tà cal­ci­sti­ca: sin dal­la sua nasci­ta, sei anni fa, è sta­ta arte­fi­ce di una serie di ini­zia­ti­ve per il socia­le. Ha dona­to defi­bril­la­to­ri, ha orga­niz­za­to la mara­to­na di Locri con più di mil­le par­te­ci­pan­ti, il cui sco­po era quel­lo di sen­si­bi­liz­za­re la dona­zio­ne del cor­do­ne ombe­li­ca­le.

Que­st' anno in occa­sio­ne del­la gior­na­ta con­tro la vio­len­za sul­le don­ne le cal­cia­tri­ci si sono fat­te foto­gra­fa­re con il vol­to tume­fat­to, frut­to di un truc­co, per sen­si­bi­liz­za­re. Sara Bru­nel­lo, vice capi­ta­no del­la for­ma­zio­ne, ora si dice «delu­sa, indi­gna­ta e ama­reg­gia­ta» per la deci­sio­ne pre­sa dopo le minac­ce. Lei spe­ra anco­ra e il 10 gen­na­io a Locri è pron­ta a scen­de­re in cam­po con­tro la Lazio.