Montegiordano, con 54 chili di marijuana nell’auto forzano un blocco. Arrestati

Giovanni Pastore Gazzetta del Sud MONTEGIORDANO – I detective delle Fiamme gialle di Montegiordano hanno tirato a secco un altro ramo importante del ricco mercato della droga che è inabissato nelle acque putride dove la malavita nasconde i suoi interessi. Quella “roba” fetida è il business della “Cosa nostra” calabrese. L’oro della ndrangheta rappresenta la linfa dell’economia nera gestita dalle “coppole”. Trafficare in stupefacenti è diventata l’attività più redditizia che ci sia. Fattura ogni anno miliardi di euro e garantisce il pane a migliaia di dipendenti. La droga offre un’occupazione stabile, assicura un “mensile”, cosa che non può più fare il mondo del lavoro legale, sempre più povero di opportunità e di quattrini. E così, tanta gente si mette in fila davanti ai boss, offrendo la propria vita per un posto nell’azienda che non conosce crisi. La porta africana, la porta spagnola, la porta albanese, la porta olandese, sono tanti i percorsi, tante le strade che convergono tutte verso l’unico approdo da cui poi ripartire verso nuove destinazioni: la Calabria della ndrangheta. “Roba”, tanta “roba” viene spinta lungo chilometri d’asfalto delle nostre strade.

La Jonica resta la più importante via dei traffici illeciti. Ndrangheta, mafia siciliana, camorra e sacra corona unita hanno consolidato sulla Statale il loro potere gestendo il malaffare ed affidando a corrieri, spesso, insospettabili carichi di sostanze stupefacenti di ogni genere. Droga che alimenta le sempre più crescenti esigenze dei mercati locali. “Roba” di qualità come quei 54 chilogrammi di marijuana che due corrieri stavano spostando a bordo di un’auto che ha tentato la fuga alla vista dei finanzieri. Una vettura diretta a Sud. La missione dei narcos è naufragata, ieri sera, al solito posto di blocco delle Fiamme gialle della tenenza di Montegiordano, all’interno di una stazione di servizio di Roseto Capo Spulico. Giorno e notte, i detective d’esperienza della guardia di finanza presidiano l’arteria, controllando i veicoli in transito, uno dopo l’altro. Col sole e con la pioggia. Le “divise grigie” del colonnello Marco Grazioli rimangono appostate per ore, sottoponendo ad accertamenti centinaia di auto, osservando gli sguardi dei loro conducenti e provando a interpretare le emozioni di ciascuno. Ieri, al calar della sera, la svolta.

Il capo dei pm di Castrovillari, Eugenio Facciolla, è stato informato della rapida evoluzione di uno di quei controlli e ha disposto l’arresto dei due corrieri. Presunti trafficanti che hanno tentato di forzare il posto di blocco. L’uomo alla guida è un pugliese, in servizio nella Marina. Il passeggero, anche lui della Puglia, è un volto noto negli archivi della polizia giudiziaria. Davanti alla paletta alzata, il marinaio ha affondato il piede sull’acceleratore, provando a seminare i finanzieri. Ma le divise grigie hanno bloccato la vettura dopo poche centinaia di metri. Dalle viscere della berlina è spuntato il tesoro: poco meno di 55 chili di “erba”. Le investigazioni puntano, adesso, ad accertare la destinazione dello stupefacente, marijuana, la migliore, che in Puglia viene trattata da sempre dagli albanesi e dai boss della ndrangheta. Forse, poi, non è difficile immaginare l’approdo.

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