Morto in spiaggia Giovanni Aiello, l’ex poliziotto soprannominato “faccia da mostro” al centro di molti misteri

MONTAURO – E’ morto stamani stroncato probabilmente da un malore Giovanni Aiello, l’ex poliziotto della Mobile di Palermo con passato nei servizi, conosciuto alle cronache come “Faccia da mostro” e al centro di alcune vicende controverse. A dare la notizia è il sito Weboggi. L’uomo, che da anni viveva a Montauro, sulla costa jonica catanzarese, è deceduto tra i bagnanti mentre cercava di portare a riva la propria barca. Dopo avere tirato su l’imbarcazione assieme ad altri bagnanti che lo hanno aiutato Aiello si è accasciato.

Malore in barca, muore ex poliziotto Faccia da Mostro: fu coinvolto nelle indagini sullo stragismo mafioso

Alessia Candito Salvo Palazzolo Repubblica.it MONTAURO – E’ morto stamani stroncato probabilmente da un malore Giovanni Aiello, l’ex poliziotto della squadra mobile di Palermo, conosciuto alle cronache come “Faccia da mostro” e al centro di alcune vicende controverse. L’uomo, che da anni viveva a Montauro, sulla costa ionica catanzarese, è deceduto tra i bagnanti mentre cercava di portare a riva la propria barca. Dopo avere tirato su l’imbarcazione assieme ad altri bagnanti che lo hanno aiutato Aiello si è accasciato. Il nome di Aiello è stato più volte associato alle stragi di via D’Amelio e di Capaci, ma anche agli omicidi del vicequestore Ninni Cassarà e del poliziotto Nino Agostino. Ufficialmente era un ex poliziotto in pensione, alcuni pentiti lo hanno descritto come un agente dei servizi segreti, ma Aisi e Aise hanno sempre smentito una sua appartenenza all’intelligence. Di un uomo con il volto deturpato, “una faccia da mostro”, aveva parlato per primo il boss confidente Luigi Ilardo al colonnello Michele Riccio, a metà degli anni Novanta. “E’ coinvolto nei delitti più strani di Palermo”. Su Giovanni Aiello hanno indagato quattro procure: Palermo, Caltanissetta, Catania e Reggio Calabria. L’ex poliziotto è stato accusato di avere avuto un ruolo nell’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, ma l’inchiesta non ha trovato i riscontri necessari, la procura di Palermo aveva chiesto di archiviare la posizione di Aiello per prescrizione, la procura generale ha avocato il fascicolo e sta continuando a fare accertamenti. Contro Aiello c’era il riconoscimento del papà di Agostino, avvenuto alcuni mesi fa nel corso di un drammatico incidente probatorio, ma al momento non è bastato per un processo.

A Catania, è stata invece archiviata l’inchiesta contro Giovanni Aiello. La procura di Caltanissetta si apprestava a fare altrettanto, l’esame del Dna ha escluso la presenza dell’ex poliziotto sul luogo della strage di Capaci, come ipotizzato da alcuni pentiti. I pm di Reggio Calabria continuavano invece le indagini sul misterioso poliziotto, di recente “una fonte” aveva svelato ai magistrati altri indizi su Giovanni Aiello. Al momento, non è chiaro se sul suo corpo sarà effettuata un’autopsia, né quale procura si occuperà di un’eventuale indagine sul decesso. Comune cittadino per i magistrati di Catanzaro, territorialmente competente, a Reggio Calabria Aiello era invece uno dei principali indagati dell’inchiesta Ndrangheta stragista, che di recente ha svelato il coinvolgimento dei clan calabresi nella strategia della tensione messa in atto dalle mafie negli anni Novanta con le cosiddette “stragi continentali”. Una lunga scia di sangue in cui vanno inseriti – ha svelato l’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – anche gli attentati ai carabinieri che nel ’91 sono costati la vita ai brigadieri Fava e Garofalo. Episodi per lungo tempo rimasti misteriosi, ma che di recente hanno trovato un movente perché incastrati nel mosaico eversivo tessuto dalle mafie tutte, con la collaborazione di massoneria, galassia nera e settori dei servizi, per assicurarsi interlocutori politici compiacenti. Un piano in cui Giovanni Aiello per i magistrati di Reggio Calabria avrebbe avuto un ruolo. Così, l’ex poliziotto di Palermo era finito iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di aver indotto a mentire l’ex capitano del Noe, Saverio Spadaro Tracuzzi, già condannato per gli ambigui rapporti con i clan; nel luglio scorso Aiello era stato nuovamente perquisito. Insieme alla sua casa, erano state passate al setaccio anche quelle di persone considerate a lui vicine o legate, come l’ex numero due del Sisde, Bruno Contrada, l’ex agente di polizia Guido Paolilli e i fratelli Gagliardi di Soverato.

 

Faccia da mostro, muore in spiaggia dopo un malore Giovanni Aiello. Dal caso Agostino alle stragi: tutte le accuse

Lucio Musolino Giuseppe Pipitone Ilfattoquotidiano.it SI È SENTITO MALE in spiaggia, colto da un malore in mezzo agli altri bagnanti. È morto così, come un turista qualsiasi che cerca di portare a riva la sua barca, Giovanni Aiello, l’ex poliziotto della squadra mobile di Palermo, finito al centro delle cronache giudiziarie con un’accusa infamante. Per almeno quattro procure, infatti, era lui Faccia da Mostro, l’oscuro personaggio con il volto sfregiato che si muoveva sullo sfondo delle stragi di mafia tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. L’ex poliziotto si trovava sulla costa ionica in provincia di Catanzaro, dove da anni si era ritirato a vivere a Montauro: stava cercando di portare a riva la propria imbarcazione, ma dopo averla tirata sulla battigia si è accasciato in mezzo ai bagnanti che lo avevano aiutato. Se ne va così un uomo sospettato dai delitti più efferati: dall’omicidio del poliziotto Nino Agostino, accusa per cui la procura di Palermo aveva chiesto l’archiviazione, a un suo possibile ruolo nelle fasi preparatorie delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Chiaro di capelli e con una guancia sfregiata da una cicatrice sul volto – che a suo dire era il frutto di un incidente – Aiello finisce nelle indagini della procura di Caltanissetta già nel 2011. Per i pm nisseni era lui l’inquietante personaggio che ha percorso come un’ombra tutta la Palermo delle stragi, per poi scomparire definitivamente, lasciando traccia di sé soltanto dentro ai verbali di collaboratori e testimoni. Un killer a servizio di Cosa nostra con un tesserino dei servizi in tasca evocato più volte ma mai individuato. Dopo una prima archiviazione, il nome di Aiello viene nuovamente rilanciato tre anni dopo quando a indagare sul suo conto – oltre ai magistrati nisseni – sono anche i pm delle procure di Palermo, Catania e Reggio Calabria.

A tirarlo in ballo è più di un pentito: Vito Lo Forte lo fa nel novembre del 2015 davanti al giudice per le indagini preliminare Maria Pino, che stava celebrando l’incidente probatorio a carico di Gaetano Scotto e Antonino Madonia, accusati di aver ucciso il poliziotto Agostino e la moglie Ida Castelluccio, il 5 agosto del 1989. I pm palermitani hanno indagato per anni sul misterioso omicidio di Villagrazia di Carini. “Lì c’era anche Giovanni Aiello, aiutò Scotto e Madonia a farli scappare a bordo di un’altra auto, dopo aver distrutto la motocicletta che avevano utilizzato”, è la versione del pentito Lo Forte. Pochi mesi dopo, il 26 febbraio del 2016, era arrivato a riconoscere Aiello in un confronto all’americana, Vincenzo Agostino, il padre dell’agente assassinato, che già in passato aveva evocato la presenza di un uomo con la faccia butterata nei pressi di casa sua: “Era un uomo con i capelli biondi, dal viso orribilmente butterato, venne a bussare a casa mia chiedendo di mio figlio”. Per l’omicidio Agostino, i pm avevano chiesto l’archiviazione di Aiello, che però era indagato anche per concorso esterno a Cosa nostra: sono diversi, infatti, i collaboratori di giustizia che lo dipingono come una sorta di killer a cavallo tra Stato e mafia. In più diversi testimoni lo indicano come assiduo frequentatore di fondo Pipitone, e cioè la base storica della famiglia Galatolo nella borgata marinara dell’Acquasanta: lì i boss si riunivano per discutere degli affari di Cosa nostra, da lì partivano gli ordini di morte per alcuni degli omicidi eccellenti degli anni ’80, e sempre lì i pentiti raccontano di aver visto più di una volta Aiello. “Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta quell’uomo veniva periodicamente a Fondo Pipitone, incontrava mio padre, partecipava alle riunioni con gli altri capi delle famiglie palermitane”, ha raccontato Vito Galatolo, rampollo dell’Acquasanta che ha riconosciuto Aiello in un altro confronto all’americana, come già aveva fatto la sorella Giovanna. Una serie impressionante di testimonianze che per i pm “costituisce prova insuperabile da poter ritenere Aiello in contatto qualificato con Cosa nostra (se non addirittura intraneo)”. Solo che tutti i racconti dei collaboratori di giustizia si fermano al massimo alla fine degli anni Ottanta, ed è per questo che per i magistrati anche “il reato di concorso esterno deve ritenersi estinto per prescrizione”. Sulla sua posizione avrebbe dovuto esprimersi il gip: non ha fatto in tempo.

Mattiello (Pd): «Ora non potrà più rispondere alle domande»

ROMA — «È necessario disporre autopsia su Giovanni Aiello e disporne il sequestro dei beni». A chiederlo è il deputato del Pd Davide Mattiello, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia, secondo il quale l’autopsia e il sequestro dei beni sono una misura cautelare nell’ipotesi che non si tratti di morte naturale. «Aiello morendo – dice il deputato – porta nella tomba tante domande che riguardano i tragici fatti della stagione stragista mafiosa e non soltanto. Dall’omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio fino alla recentissima inchiesta ‘ndrangheta stragista della Dda di Reggio Calabria, il suo ruolo di collegamento tra mafie e apparati dello Stato è stato tante volte evocato, mai provato però. Ora, qualora mai avesse voluto rispondere a qualcuna di queste domande, non potrà più farlo e questa per ora è l’unica certezza».

Il padre dell’agente Agostino: “Strana questa morte”

ROMA – “La notizia della morte di Giovanni Aiello mi dà cattivi pensieri: le prove a suo carico erano sempre più rilevanti. E’ necessario disporre l’autopsia per verificare se la sua sia stata una morte accidentale o una uccisione di Stato per togliere di mezzo un soggetto divenuto fastidioso per tanti apparati”. A parlare è Vincenzo Agostino, padre di Nino Agostino, agente di polizia alla questura di Palermo, che nel 1989 a Villagrazia di Carini fu ucciso con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di due mesi, da un gruppo di sicari in motocicletta. In un confronto all’americana nell’aula bunker dell’Ucciardone che si è svolto il 26 febbraio 2016, Vincenzo Agostino riconobbe in Aiello l’uomo che era andato a trovare il figlio pochi giorni prima dell’agguato. “Quando lo vidi, lo scorso anno, non mi sembrò un uomo di 70 anni ma un atleta – dice oggi Agostino all’Ansa – non capisco perchè avrebbe avuto un infarto. Che qualcuno lo abbia tolto di mezzo? Mi sembra doveroso che venga disposta un’autopsia vera e il sequestro degli immobili per evitare che possibili reperti utili vengano eliminati”. Vincenzo Agostino è convinto che Aiello sia stato “il basista dell’uccisione di mio figlio e mia nuora”. “La mia famiglia è abbattuta come se quel duplice omicidio fosse avvenuto oggi, era agosto anche allora. Speravamo che in breve tempo si potesse sapere qualcosa e avere finalmente giustizia. Siamo scombussolati, distrutti”. Vincenzo Agostino, da 27 anni non si taglia la barba: ha giurato di non farlo fino a quando non saranno in cella gli assassini del figlio e della nuora.

“Giovanni Aiello è morto da innocente, da mesi la Procura di Palermo aveva archiviato le indagini a suo carico”. E’ quanto sostengono gli avvocati Eugenio Battaglia e Ugo Custo, difensori dell’ex poliziotto deceduto questa mattina sulla spiaggia di Montauro in seguito a un malore. “La famiglia di Aiello – aggiungono i due legali – dopo anni di sofferenze non merita ulteriori atti di sciacallaggio sulla figura del parente prematuramente scomparso”.

“Faccia di mostro” se ne va assieme ai suoi segreti

Alessia Candito Corrieredellacalabria.it MONTEPAONE — È morto questa mattina, a quanto pare stroncato da un infarto, l’ex agente della Mobile di Palermo, Giovanni Aiello, di 71 anni, indicato da collaboratori e testimoni come “Faccia di mostro”, il misterioso killer di Stato che avrebbe avuto un ruolo nella strategia stragista messa in atto dalle mafie negli anni Novanta. Secondo le prime indiscrezioni, Aiello avrebbe avuto un malore mentre spostava la barca da pesca che teneva ancorata di fronte alla spiaggia di Montepaone Lido, piccolo borgo marittimo in provincia di Catanzaro. L’ex poliziotto si sarebbe accasciato sulla battigia di fronte allo sguardo dei primi bagnanti che già nelle prime ore del mattino affollavano la spiaggia ed hanno immediatamente allertato soccorsi e carabinieri. Invano. All’arrivo dell’ambulanza però per lui non c’era più nulla da fare. Al momento, non è chiaro se sul suo corpo sarà effettuata un’autopsia, né quale procura si occuperà di un’eventuale indagine sul decesso. Comune cittadino per i magistrati di Catanzaro, territorialmente competente, a Reggio Calabria Aiello era uno dei principali indagati dell’inchiesta “Ndrangheta stragista”, che di recente ha svelato il coinvolgimento dei clan calabresi nella strategia della tensione messa in atto dalle mafie negli anni Novanta con le cosiddette “stragi continentali”.

Una lunga scia di sangue in cui vanno inseriti – ha svelato l’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – anche gli attentati ai carabinieri che nel ’91 sono costati la vita ai brigadieri Fava e Garofalo. Episodi per lungo tempo rimasti misteriosi, ma che di recente hanno trovato senso perché incastrati nel mosaico eversivo tessuto dalle mafie tutte, con la collaborazione di massoneria, galassia nera e settori dei servizi, per assicurarsi interlocutori politici compiacenti. Un piano in cui Giovanni Aiello per i magistrati di Reggio Calabria potrebbe aver avuto un ruolo. Per ordine del procuratore Lombardo, che lo ha iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di aver indotto a mentire l’ex capitano del Noe, Saverio Spadaro Tracuzzi, già condannato per gli ambigui rapporti con i clan, nel luglio scorso Aiello era stato nuovamente perquisito. Insieme alla sua casa, erano state passate al setaccio anche quelle di persone considerate a lui vicine o legate, come l’ex numero due del Sisde, Bruno Contrada, l’ex agente di polizia Guido Paolilli, i fratelli Gagliardi di Soverato , di Arturo Lametta, co-detenuto di Spadaro Tracuzzi, e di Vito Teti.

Per Aiello, già in passato era stata disposta un’approfondita perquisizione, non solo nei suoi appartamenti di Montepaone e Montauro, altro piccolo centro del catanzarese, ma anche a Milano. A firmare quel decreto nel 2013 erano state diverse procure – Reggio Calabria, Catania e Caltanissetta- tutte interessate a scoprire le attività di “Faccia di mostro”. Così era stato definito Aiello da diversi collaboratori e testimoni che nel tempo lo hanno indicato come il killer di Stato legato a misteriosi delitti, come gli omicidi di Ninni Cassarà e del poliziotto Nino Agostino, e persino alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Tuttavia le inchieste che hanno tentato di approfondire il suo presunto ruolo in quei fatti di sangue al momento sono state archiviate. Lo ha già fatto Catania e si apprestava a farlo Caltanissetta, dove Aiello era stato iscritto sul registro degli indagati perché indicato da alcuni pentiti come responsabile della strage costata la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta. L’esame del Dna nei mesi scorsi ha però escluso la presenza dell’ex poliziotto sul luogo della strage di Capaci, inducendo i magistrati a sospendere ulteriori approfondimenti.

A Palermo invece, la Dda aveva chiesto l’archiviazione per prescrizione della posizione di Aiello, indagato per l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, e il fascicolo era stato nei mesi scorsi avocato dalla procura generale, guidata da Roberto Scarpinato, ma secondo i legali Eugenio Battaglia e Gabriele Di Gianvito la procura di Palermo avrebbe «archiviato tutte le ipotesi di reato essendo risultato dalle indagini Giovanni Aiello totalmente estraneo a qualsiasi addebito». Ed «è morto da innocente» tuonano. Ma nei mesi scorsi, Aiello era stato riconosciuto come “il Mostro” dal padre dell’agente ucciso, Vincenzo Agostino, nel corso di un confronto all’americana. Anche la figlia del boss Vincenzo Galatolo ha riconosciuto Aiello, identificandolo come «l’uomo che veniva utilizzato come sicario per affari che dovevano restare molto riservati». Per lei era una faccia nota. In casa – ha raccontato ai magistrati – lo chiamavano “lo sfregiato”, «viaggiava fra Palermo e Milano» e «si incontrava sempre in vicolo Pipitone (il quartiere generale dei Galatolo, ndr) con mio padre, con mio cugino Angelo e con Francesco e Nino Madonia». Anche diversi collaboratori di giustizia negli anni hanno parlato di Aiello e del suo presunto ruolo in misteriosi attentati e fatti di sangue. In Calabria, su di lui hanno reso ampie dichiarazioni i pentiti Nino Lo Giudice, Consolato Villani e Giuseppe Calabrò. Ma non sono gli unici. Agli atti dell’inchiesta “Ndrangheta stragista” ci sarebbero anche le confidenze di una nuova “fonte dichiarativa”, la cui identità per adesso sarebbe mantenuta sotto stretto riserbo, in grado di parlare dei rapporti diretti fra Aiello e l’ex numero due dei servizi, Bruno Contrada.

Sarà effettuata nelle prossime ore l’autopsia di Giovanni Aiello, l’ex agente della Squadra mobile di Palermo con un passato nei servizi, morto stamani sulla spiaggia di Montauro nel catanzarese. A disporlo è stato il sostituto procuratore di turno della Procura della Repubblica di Catanzaro, Vito Valerio. Da pochi minuti è terminato l’esame esterno sul corpo di Aiello effettuato dal medico legale Isabella Aquila, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Successivamente la salma è stata trasferita in obitorio. Aiello viveva in un’abitazione a pochi metri di distanza dalla spiaggia insieme alla moglie. Dalla Sicilia, dopo avere appreso la notizia del decesso, è giunta la sorella

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