Nania, l’accusa del pentito: “L’ex onorevole Pdl capo di una loggia occulta”

Giu­sep­pe Pipi­to­ne Ilfattoquotidiano.it PALERMO – Una log­gia mas­so­ni­ca occul­ta e segre­ta, capa­ce d’influenzare affa­ri ed equi­li­bri poli­ti­ci tra la Sici­lia e la Cala­bria, che anno­ve­ra al suo inter­no espo­nen­ti del­le isti­tu­zio­ni, boss di Cosa nostra, per­so­nag­gi lega­ti ai ser­vi­zi. A gui­dar­la ci sareb­be addi­rit­tu­ra l’ex vice pre­si­den­te del Sena­to Dome­ni­co Nania. Sono accu­se pesan­ti quel­le pro­nun­cia­te da Car­me­lo D’Amico, kil­ler del­la fami­glia mafio­sa di Bar­cel­lo­na Poz­zo di Got­to, da qual­che mese col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia. Le accu­se di D’Amico, al pro­ces­so Gotha 3 in cor­so al Tri­bu­na­le di Mes­si­na, sul rap­por­to tra mas­so­ne­ria, poli­ti­ca e mafia han­no l’effetto di una gra­na­ta, lan­cia­ta nel com­ples­so siste­ma poli­ti­co impren­di­to­ria­le del­la pro­vin­cia del­lo Stret­to. Uno sce­na­rio, quel­lo pelo­ri­ta­no, pas­sa­to alla sto­ria come “il ver­mi­na­io”, dove pez­zi del­le Isti­tu­zio­ni sede­va­no allo stes­so tavo­lo di impor­tan­ti boss di Cosa Nostra. D’Amico ave­va già mes­so a ver­ba­le le sue accu­se davan­ti ai pm del­la dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Mes­si­na Ange­lo Caval­lo e Vito Di Gior­gio. Il nome di Nania, però, era sta­to omis­sa­to dai pm, che ave­va­no depo­si­ta­to i ver­ba­li di D’Amico al pro­ces­so d’appello che vede impu­ta­to l’avvocato Rosa­rio Pio Cat­ta­fi, già con­dan­na­to in pri­mo gra­do a dodi­ci anni per asso­cia­zio­ne mafio­sa, con­si­de­ra­to il trait d’union tra Cosa Nostra, la mas­so­ne­ria e pez­zi dei ser­vi­zi. “Sam Di Sal­vo (e cioè uno dei capi del clan bar­cel­lo­ne­se) mi dis­se che Cat­ta­fi appar­te­ne­va, insie­me a Nania ad una log­gia mas­so­ni­ca occul­ta, di gran­di dimen­sio­ni, che abbrac­cia­va le Regio­ni del­la Sici­lia e del­la Cala­bria. Sem­pre Di Sal­vo mi dis­se che Saro Cat­ta­fi insie­me al Nania era­no fra i mas­si­mi respon­sa­bi­li di quel­la log­gia”, ave­va det­to D’Amico ai magi­stra­ti. Un rac­con­to repli­ca­to sta­mat­ti­na dal col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia, col­le­ga­to in video­con­fe­ren­za con i giu­di­ci del­la cor­te d’appello di Mes­si­na, che stan­no pro­ces­san­do Cat­ta­fi.

Avvo­ca­to civi­li­sta, con­dan­na­to in via defi­ni­ti­va a 7 mesi per lesio­ni per­so­na­li dopo uno scon­tro tra stu­den­ti di oppo­ste fazio­ni poli­ti­che nel 1968, Nania comin­cia a fare poli­ti­ca all’università, quan­do è uno dei lea­der del Fuan. È un perio­do cal­do quel­lo degli anni ’70 all’università di Mes­si­na, soprat­tut­to nel­le file dell’estrema destra: espo­nen­ti di spic­co di Ordi­ne Nuo­vo ci sono lo stes­so Cat­ta­fi e Pie­tro Ram­pul­la, boss di Mistret­ta, con­dan­na­to per esse­re sta­to uno degli arti­fi­cie­ri del­la stra­ge di Capa­ci. Dopo l’università, Nania pro­se­gue il suo cur­sus hono­rum fino alla pri­ma ele­zio­ne alla Came­ra con il Movi­men­to Socia­le nel 1987: la pol­tro­na a Mon­te­ci­to­rio, ver­rà ricon­fer­ma­ta all’avvocato bar­cel­lo­ne­se anche nel 1992 e nel 1994, quan­do ha già ade­ri­to ad Allean­za Nazio­na­le di Gian­fran­co Fini. Nel 1995, poi, diven­ta sot­to­se­gre­ta­rio alle infra­strut­tu­re del pri­mo gover­no di Sil­vio Ber­lu­sco­ni. Nel 2008 l’adesione al Pdl e l’elezione a vice pre­si­den­te del Sena­to. Ades­so, dopo la man­ca­ta rican­di­da­tu­ra del 2013, su Nania piom­ba­no le pesan­ti accu­se di D’Amico. “Sam Di Sal­vo – rac­con­ta anco­ra il col­la­bo­ra­to­re – mi dis­se che il sena­to­re Nania che appar­te­ne­va a que­sta log­gia mas­so­ni­ca, era un ami­co di Gul­lot­ti, ma non in sen­so mafio­so. Era cioè un cono­scen­te di Gul­lot­ti, ma non un sog­get­to orga­ni­co del­la fami­glia bar­cel­lo­ne­se; ciò a dif­fe­ren­za di Cat­ta­fi. Aggiun­go che Nania era un ami­co di Mar­chet­ta”. Giu­sep­pe Gul­lot­ti, boss di Bar­cel­lo­na, è sta­to con­dan­na­to come man­dan­te dell’omicidio del gior­na­li­sta Bep­pe Alfa­no: per Gio­van­ni Bru­sca è l’uomo che con­se­gna il tele­co­man­do poi uti­liz­za­to per azio­na­re il tri­to­lo nasco­sto sot­to l’autostrada di Capa­ci, e assas­si­na­re Gio­van­ni Fal­co­ne. Mau­ri­zio Mar­chet­ta, inve­ce, è un per­so­nag­gio mol­to noto a Bar­cel­lo­na: ex vice­pre­si­den­te del con­si­glio comu­na­le con Allean­za Nazio­na­le, con­si­de­ra­to vici­no a Mau­ri­zio Gaspar­ri, nel 2003 vie­ne accu­sa­to di con­cor­so ester­no in asso­cia­zio­ne mafio­sa, accu­sa che ver­rà poi archi­via­ta.

A par­te la con­dan­na per lesio­ni degli anni ’60, e il pro­ces­so per abu­si­vi­smo edi­li­zio, poi fini­to con l’annullamento in Cas­sa­zio­ne nel 2009, Nania non era mai sta­to sfio­ra­to da accu­se tan­to gra­vi. A bar­cel­lo­na Poz­zo di Got­to il poli­ti­co con­ta mol­to: è iscrit­to tra l’altro alla Cor­da Fra­tres, l’associazione cul­tu­ra­le che rag­grup­pa i prin­ci­pa­li espo­nen­ti del­la buo­na bor­ghe­sia bar­cel­lo­ne­se. Tra gli asso­cia­ti tro­via­mo anche l’ex sin­da­co di Bar­cel­lo­na Can­de­lo­ro Nania (cugi­no dell’ex ono­re­vo­le), ma anche l’ex pro­cu­ra­to­re gene­ra­le di Mes­si­na (oggi in pen­sio­ne) Fran­co Cas­sa­ta, già con­dan­na­to in pri­mo gra­do per dif­fa­ma­zio­ne, e l’ex pre­si­den­te del­la Pro­vin­cia di Mes­si­na Giu­sep­pe Buz­zan­ca. Le dichia­ra­zio­ni di D’Amico sono attual­men­te al vaglio degli inqui­ren­ti: nel­le scor­se set­ti­ma­ne i pm Caval­lo e Di Gior­gio han­no incon­tra­to i col­le­ghi paler­mi­ta­ni Vit­to­rio Tere­si, Nino Di Mat­teo, Rober­to Tar­ta­glia e Fran­ce­sco Del Bene, tito­la­ri dell’inchiesta sul­la trat­ta­ti­va tra pez­zi del­lo Sta­to e Cosa Nostra.

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