Ndrangheta, 3 consiglieri dem salvano il sindaco di Brescello dalla sfiducia chiesta dal Pd

Marcello Coffrini sindaco di Brescello

David Mar­ced­du Ilfattoquotidiano.it TRE CONSIGLIERI del Pd si ribel­la­no alle diret­ti­ve del par­ti­to e Mar­cel­lo Cof­fri­ni, sin­da­co di Bre­scel­lo – che defi­nì un suo com­pae­sa­no, con­dan­na­to per ndran­ghe­ta, “gen­ti­lis­si­mo” e “mol­to tran­quil­lo” – può con­ti­nua­re ad ammi­ni­stra­re. “In meri­to alla richie­sta di dimis­sio­ni avan­za­ta dal­la dire­zio­ne pro­vin­cia­le del Pd di Reg­gio Emi­lia e a mag­gio­ran­za dal diret­ti­vo del cir­co­lo Pd di Bre­scel­lo, espri­mia­mo pie­na soli­da­rie­tà uma­na e poli­ti­ca al sin­da­co e lo invi­tia­mo a con­ti­nua­re a svol­ge­re il suo man­da­to”. La nota che riman­da al mit­ten­te la richie­sta di dimis­sio­ni, è fir­ma­ta da sei con­si­glie­ri comu­na­li di mag­gio­ran­za tra cui Mar­co Con­ti, Sil­via Benec­chi e Susann Resi­ste e va avan­ti Cof­fri­ni nono­stan­te un Comu­ne fini­to al cen­tro del­le atten­zio­ni poli­ti­che e media­ti­che di tut­ta Ita­lia e nono­stan­te il rischio di scio­gli­men­to (e sareb­be il pri­mo caso in Emi­lia) per con­di­zio­na­men­ti mafio­si. L’amministratore, elet­to in quo­ta Pd nel 2014, a set­tem­bre 2014 defi­nì Fran­ce­sco Gran­de Ara­cri, con­dan­na­to per mafia, uno “edu­ca­to”, “mol­to com­po­sto”.

“Par­lan­do con Fran­ce­sco uno ha la sen­sa­zio­ne di tut­to meno che sia quel­lo che dico­no che è”, spie­gò alle tele­ca­me­re del­la web tv Cor­to­cir­cui­to che ripre­se­ro tut­to, com­pre­so l’incontro a quat­troc­chi tra il pri­mo cit­ta­di­no e il pre­giu­di­ca­to, da tem­po resi­den­te nel pae­se in riva al Po. Ne seguì un puti­fe­rio di pole­mi­che sul sin­da­co, ma la dire­zio­ne pro­vin­cia­le del Par­ti­to demo­cra­ti­co non ne chie­se le dimis­sio­ni. Il Pd reg­gia­no si dichia­rò impos­si­bi­li­ta­to ad agi­re anche per­ché Cof­fri­ni non risul­ta­va, a det­ta dell’assemblea dei sin­da­ci, un iscrit­to. È pas­sa­to un anno e mez­zo, il nome del pae­se di Bre­scel­lo nel frat­tem­po è com­par­so nel­le car­te del­la maxi-inchie­sta Aemi­lia sul­la ndran­ghe­ta in regio­ne; poi nel ter­ri­to­rio comu­na­le ci sono sta­ti nuo­vi seque­stri giu­di­zia­ri di immo­bi­li, tut­ti ricon­du­ci­bi­li, secon­do la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Bolo­gna, alle ndri­ne; infi­ne una com­mis­sio­ne di acces­so nomi­na­ta dal pre­fet­to per sei mesi ha scan­da­glia­to il comu­ne in cer­ca di indi­zi di infil­tra­zio­ni mafio­se. Ma il Pd non ha mos­so un dito con­tro il sin­da­co che ave­va fat­to eleg­ge­re. Il tut­to fino all’11 gen­na­io 2016, quan­do Bep­pe Gril­lo, con il Movi­men­to 5 stel­le sot­to pres­sio­ne per il caso di Quar­to, ha riti­ra­to fuo­ri la vicen­da di Cof­fri­ni e di quel­le paro­le sul con­dan­na­to per asso­cia­zio­ne mafio­sa. Il pri­mo cit­ta­di­no, di nuo­vo sot­to pres­sio­ne, non mol­la anche se si avvi­ci­na la deci­sio­ne del mini­stro dell’Interno, e voci insi­sten­ti dan­no come pro­ba­bi­le uno scio­gli­men­to per infil­tra­zio­ni mafio­se dopo che la com­mis­sio­ne d’accesso ha ter­mi­na­to la sua lun­ga ispe­zio­ne. In una inter­vi­sta al Resto del Car­li­no del 14 gen­na­io Cof­fri­ni pro­met­te ricor­si sino al Con­si­glio di sta­to in caso di scio­gli­men­to per infil­tra­zio­ni mafio­se.

“Per arri­va­re a scio­glie­re una giun­ta ci devo­no esse­re fat­ti mol­to gra­vi e qui non ci sono. Nel mio ter­ri­to­rio c’è la pre­sen­za del­la ‘ndran­ghe­ta, sì. Ci sono impu­ta­ti in un pro­ces­so per mafia. Ma non vuol dire che abbia­no inter­fe­ri­to con il lavo­ro del Comu­ne”. È solo a que­sto pun­to che, dopo un anno e mez­zo, il Pd reg­gia­no lo sca­ri­ca: “E’ giun­to il momen­to da par­te del sin­da­co di Bre­scel­lo – ha scrit­to il Pd reg­gia­no – di ren­der­si con­to che, se vuo­le difen­de­re dav­ve­ro il pae­se, le sue dimis­sio­ni sono urgen­ti e ine­vi­ta­bi­li”. Cof­fri­ni non ci pen­sa nep­pu­re e a vede­re la rispo­sta dei con­si­glie­ri comu­na­li, non sem­bra che le diret­ti­ve del Pd sia­no mol­to segui­te. Per fare cade­re il sin­da­co sareb­be­ro ser­vi­te le dimis­sio­ni di alme­no set­te di loro, ma per ora i nume­ri dan­no ragio­ne a Cof­fri­ni. Degli otto con­si­glie­ri di mag­gio­ran­za han­no annun­cia­to la loro sfi­du­cia al sin­da­co solo il capo­grup­po Pd Fabio Vene­ri­ni e l’indipendente Ippo­li­to Sofo.a Dall’Aglio, con la tes­se­ra de Pd in tasca. Il sin­da­co di Bre­scel­lo può quin­di sta­re al suo posto anche se nel frat­tem­po ha per­so per stra­da anche par­te del­la giun­ta, tra cui il vice­sin­da­co.