Ndrangheta al Nord, il costruttore sotto inchiesta incontrò vertici di Mps

Antonio Muto

Andrea Tor­na­go Ilfattoquotidiano.it SONO PASSATI TRE anni e sot­to que­sto pro­fi­lo non appa­re alcun­ché di ille­ci­to. Ma que­gli incon­tri rive­la­no la rete di un costrut­to­re in gra­do di arri­va­re, per tute­la­re i suoi inte­res­si, fino al Sena­to del­la Repub­bli­ca e al Con­si­glio di Sta­to, e a far­si apri­re linee di cre­di­to milio­na­rie che per mol­ti impren­di­to­ri resta­no un mirag­gio. Di sicu­ro ave­va rap­por­ti “a livel­lo di ver­ti­ce” con il mon­do ban­ca­rio l’imprenditore cala­bre­se Anto­nio Muto, il più impor­tan­te costrut­to­re del­la pro­vin­cia di Man­to­va, inda­ga­to dal­la Dda di Bre­scia per con­cor­so ester­no in asso­cia­zio­ne mafio­sa per i suoi lega­mi con la ndran­ghe­ta di Cutro. Negli atti dell’inchiesta Pesci, con­clu­sa poche set­ti­ma­ne fa dai pm Clau­dia More­go­la e Pao­lo Savio con la con­te­sta­zio­ne dell’aggravante mafio­sa agli ex par­la­men­ta­ri Lui­gi Gril­lo, Fran­co Bon­fer­ro­ni e all’ex pre­si­den­te del Con­si­glio di Sta­to Pasqua­le De Lise, i cara­bi­nie­ri rac­con­ta­no le rela­zio­ni pri­vi­le­gia­te di Anto­nio Muto con gli isti­tu­ti di cre­di­to e in par­ti­co­la­re con la Ban­ca Mon­te Paschi di Sie­na, che rive­la­no la sua cara­tu­ra “non solo stret­ta­men­te impren­di­to­ria­le”.

Muto, l’imprenditore che dopo la pri­ma scos­sa del ter­re­mo­to del mag­gio 2012 nel man­to­va­no spe­ra­va nel­la “bot­ta for­te che crea lavo­ro”, gra­zie all’intermediazione dell’ex sena­to­re emi­lia­no iscrit­to alla P2, Fran­co Bon­fer­ro­ni – scri­vo­no gli inve­sti­ga­to­ri nell’informativa con­clu­si­va dell’indagine – ha incon­tra­to in due distin­te occa­sio­ni nel­la sede di Sie­na un alto diri­gen­te e l’attuale ammi­ni­stra­to­re dele­ga­to del Mon­te dei Paschi, Fabri­zio Vio­la (entram­bi non inda­ga­ti). Il pri­mo incon­tro avvie­ne il 17 mag­gio 2012, quan­do l’imprenditore cala­bre­se e l’ex sena­to­re Bon­fer­ro­ni, accom­pa­gna­ti da un ex dipen­den­te di Mps alla gui­da dell’auto di Muto, si reca­no a Sie­na per incon­tra­re un fun­zio­na­rio con un ruo­lo diret­ti­vo “affin­ché que­sti inter­ven­ga – si leg­ge nell’informativa – sui livel­li a lui sot­to­stan­ti per sbloc­ca­re finan­zia­men­ti di loro inte­res­se”. Il costrut­to­re Muto, che in quel­le set­ti­ma­ne aspet­ta­va l’esito di una sen­ten­za del Con­si­glio di Sta­to per sbloc­ca­re una lot­tiz­za­zio­ne edi­li­zia di 200 vil­le e un alber­go sul­le rive del Lago Infe­rio­re, avreb­be acce­so pres­so il Mon­te dei Paschi mutui milio­na­ri, su cui il pre­si­den­te del con­si­glio comu­na­le di Man­to­va Giu­lia­no Long­fils ha pre­sen­ta­to un espo­sto ai cara­bi­nie­ri chie­den­do ragio­ne di un pre­sti­to da 27 milio­ni di euro accor­da­to da Mps alla socie­tà edi­le fal­li­ta Forum Mon­da­do­ri (nul­la a che fare con la casa edi­tri­ce, ndr). Ma in un’intercettazione tele­fo­ni­ca dell’inchiesta Pesci del luglio 2012, Muto par­la di una cifra anco­ra più alta e rife­ri­sce all’ex sena­to­re Bon­fer­ro­ni di ave­re acce­so “in Mon­te Paschi un fido com­ples­si­vo di 70, 80 milio­ni”.

Pochi mesi dopo, un secon­do incon­tro. Il 19 luglio 2012, di ritor­no dal col­lo­quio roma­no con il sot­to­se­gre­ta­rio ai Beni Cul­tu­ra­li Rober­to Cec­chi (non inda­ga­to) sul­la lot­tiz­za­zio­ne del lago di Man­to­va, Muto e Bon­fer­ro­ni si pre­sen­ta­no a Sie­na pres­so la sede di Mps per incon­tra­re diret­ta­men­te l’ad Fabri­zio Vio­la. Ad accom­pa­gnar­li, anche in que­sto caso alla gui­da dell’auto di Muto, è un ex dipen­den­te del Mon­te dei Paschi. Nel cor­so dell’incontro con Vio­la – rico­strui­sco­no i cara­bi­nie­ri – l’imprenditore cala­bre­se Muto si sareb­be ado­pe­ra­to per “rac­co­man­da­re per un avan­za­men­to pro­fes­sio­na­le il diret­to­re com­mer­cia­le Cor­po­ra­te Man­to­va Nord di Ban­ca Mps” e per “sol­le­ci­ta­re la defi­ni­zio­ne di una pra­ti­ca (di poco con­to per­ché ne ha ben più impor­tan­ti in bal­lo) di finan­zia­men­to da 600­mi­la euro”. Incon­tri diret­ti dun­que con i ver­ti­ci del­la ban­ca sene­se per sbloc­ca­re pre­sti­ti e addi­rit­tu­ra avan­za­re rac­co­man­da­zio­ni, gra­zie all’intercessione del poten­te ex sena­to­re emi­lia­no del­la Dc Bon­fer­ro­ni. Inda­ga­to dal­la Dda di Bre­scia, Muto fini­rà arre­sta­to (poi scar­ce­ra­to) il 28 gen­na­io 2015 nell’ambito del­le inchie­ste gemel­le sul­la ndran­ghe­ta al nord Aemi­lia (Bolo­gna) e Pesci (Bre­scia), insie­me allo stes­so Bon­fer­ro­ni.

Nel 2012 gli ammi­ni­stra­to­ri di Mps pote­va­no non esse­re al cor­ren­te dell’interesse inve­sti­ga­ti­vo dell’antimafia bre­scia­na per Anto­nio Muto, e gli incon­tri (leci­ti fino a pro­va con­tra­ria) non sono ogget­to di inda­gi­ne per quan­to noto a ilfattoquotidiano.it. E tut­ta­via rive­la­no la rete di rela­zio­ni di un costrut­to­re in gra­do di arri­va­re, per tute­la­re i suoi inte­res­si, ad altis­si­mi livel­li del­le isti­tu­zio­ni pub­bli­che e del cre­di­to pri­va­to. Con­tat­ta­to da ilfattoquotidiano.it per ave­re una dichia­ra­zio­ne sull’incontro avve­nu­to a Sie­na con l’imprenditore Muto, l’ad di Mps Fabri­zio Vio­la ha fat­to rispon­de­re attra­ver­so l’ufficio stam­pa di “non desi­de­ra­re rila­scia­re alcun com­men­to”.