Ndrangheta, beni reinvestiti in Emilia Romagna, il Pm chiede cinque condanne

BOLOGNA – Condanne fino a quattro anni e sei
mesi per chi ha scelto di essere processato in rito abbreviato e
rinvio a giudizio per gli imputati che andranno a dibattimento.
Sono le richieste formulate dal Pm della Dda di Bologna Marco
Mescolini nell’udienza preliminare seguita all’operazione
‘Zarina’ dei carabinieri di Reggio Emilia, che ad aprile portò a
13 arresti.
Gli accusati rispondono a vario titolo di reimpiego di denaro
di provenienza illecita e di intestazione fittizia di beni.
Denaro e beni riconducibili in larga parte a Michele Pugliese
alias Michele ‘la Papera’, 39 anni, ritenuto punto di
riferimento dell’organizzazione e uomo di spicco delle cosche
Arena e Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto. Fu di circa 13
milioni il valore dei beni sequestrati tra aziende, alberghi in
Calabria, trattori, rimorchi e conti bancari.
Nell’udienza davanti al Gup Rita Chierici è stato chiesto,
dunque, il rinvio a giudizio per Pugliese, per due suoi
famigliari, Mirko e Mery, per l’ex compagna Caterina Tibaldi, e
per altri quattro. Il Pm ha poi chiesto condanne a quattro anni
e sei mesi per Vito Muto, tre anni e otto mesi per Diego
Tarantino e Federico Periti, due anni e due mesi per Salvatore
Mungo, un anno e quatto mesi per Anna La Facie.
L’udienza a porte chiuse, tra l’altro, è cominciata con quasi
due ore di ritardo, verso le 11, perché in tribunale a Bologna
non era stato predisposto un servizio di vigilanza esterna,
ritenuta necessaria per poter iniziare. Erano presenti fuori
dall’aula vari parenti degli imputati. E’ stato possibile
partire quando è arrivato personale delle forze dell’ordine.

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