Ndrangheta, Cosa nostra e il sistema criminale integrato

Giuseppe Lombardo

Gior­gio Bon­gio­van­ni Antimafiaduemila.com CON LE SUE inchie­ste ha svi­sce­ra­to i com­ples­si intrec­ci mafio­so-poli­ti­ci e lob­by­sti toc­can­do quei “fili” spes­so defi­ni­ti “dell’alta ten­sio­ne”, oltre ad aver coor­di­na­to l'arresto di alcu­ni dei più impor­tan­ti boss di ndran­ghe­ta. Giu­sep­pe Lom­bar­do, magi­stra­to a Reg­gio Cala­bria, più vol­te è sta­to desti­na­ta­rio di mes­sag­gi inti­mi­da­to­ri: "Se non la smet­te lo ammaz­zia­mo” è una del­le tele­fo­na­te ano­ni­me rice­vu­te nell'ultimo perio­do. Lom­bar­do, però, ha le idee mol­to chia­re: "Lo Sta­to in cui cre­do io non sti­pu­la accor­di con i siste­mi cri­mi­na­li di tipo mafio­so, mai e per nes­su­na ragio­ne, quei siste­mi li com­bat­te, fino in fon­do e sen­za pau­ra" dichia­ra­va alla XXII edi­zio­ne del­la ''Ger­be­ra Gial­la'', poche set­ti­ma­ne fa, mostran­do pre­oc­cu­pa­zio­ne per una "buli­mia legi­sla­ti­va” che tra­scu­ra però gli indi­spen­sa­bi­li stru­men­ti di con­tra­sto alle mafie", come il con­cor­so ester­no in asso­cia­zio­ne mafio­sa e lo scam­bio elet­to­ra­le poli­ti­co-mafio­so. O il fat­to che si sot­to­va­lu­ta "la cir­co­stan­za che mafia e cor­ru­zio­ne sia­no com­po­nen­ti indi­spen­sa­bi­li di uno stes­so siste­ma cri­mi­na­le, inte­gra­to e cir­co­la­re". "Abbia­mo tut­ti biso­gno – sot­to­li­nea­va Lom­bar­do – di acqui­si­re una con­sa­pe­vo­lez­za nuo­va e sta­bi­le, in gra­do di spez­za­re quei per­ver­si mec­ca­ni­smi di pote­re che si ali­men­ta­no di noti­zie fal­se, stru­men­ta­li al man­te­ni­men­to di per­cor­si infor­ma­ti­vi che ser­vo­no solo a far cre­de­re che la ndran­ghe­ta, e le mafie in gene­re, sia­no ban­de di cri­mi­na­li, sen­za men­ti raf­fi­na­te ed evo­lu­te". E' pro­prio sot­to que­sta luce che il magi­stra­to reg­gi­no leg­ge le ulti­me rive­la­zio­ni del pen­ti­to Vito Gala­to­lo sul pro­get­to di un atten­ta­to al pm Nino Di Mat­teo. La con­fer­ma, spie­ga, vie­ne pro­prio dal­le paro­le dell'ex boss dell'Acquasanta, quan­do all'udienza del pro­ces­so trat­ta­ti­va Sta­to-mafia par­la di "sog­get­ti ester­ni" a Cosa nostra. Un intrec­cio di inte­res­si e di pote­ri che costi­tui­sco­no un livel­lo mol­to più alto del­le sin­go­le mafie. 

Il pen­ti­to Vito Gala­to­lo ha rive­la­to che Cosa nostra vole­va orga­niz­za­re un atten­ta­to con­tro il pub­bli­co mini­ste­ro Nino Di Mat­teo, e ha acqui­sta­to il tri­to­lo in Cala­bria. Alla luce di que­ste dichia­ra­zio­ni, qua­le let­tu­ra pos­sia­mo dare dei rap­por­ti tra le due orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li?

Par­la­re, man­te­nen­do­le sepa­ra­te, di ndran­ghe­ta, Cosa nostra e Camor­ra è asso­lu­ta­men­te supe­ra­to. Loro vivo­no in un siste­ma cri­mi­na­le di tipo mafio­so inte­gra­to, in cui le sin­go­le sto­ri­che orga­niz­za­zio­ni man­ten­go­no le loro carat­te­ri­sti­che e soprat­tut­to riman­go­no anco­ra­te ai loro ter­ri­to­ri, ma san­no per­fet­ta­men­te che la loro vera for­za è lega­ta alla capa­ci­tà di ope­ra­re in manie­ra siner­gi­ca, attuan­do un pro­gram­ma cri­mi­na­le in gra­do di age­vo­la­re tut­ti. Già tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 la ndran­ghe­ta diven­ta l'organizzazione cri­mi­na­le più capa­ce di cura­re deter­mi­na­te rela­zio­ni e, soprat­tut­to, di for­ni­re anche armi ed esplo­si­vi di vario tipo. Oggi quel per­cor­so cri­mi­na­le è anda­to avan­ti seguen­do una stra­da coe­ren­te, le mafie sono mol­to più orga­niz­za­te di noi, sono asso­lu­ta­men­te con­vin­te di quel­lo che fan­no e quin­di lo fan­no mol­to meglio. La ndran­ghe­ta in que­sto momen­to ha un pote­re tale, soprat­tut­to eco­no­mi­co, a livel­lo mon­dia­le, da poter acqui­sta­re chiun­que e qual­sia­si cosa. Non cono­sco i par­ti­co­la­ri del­la vicen­da che Gala­to­lo rac­con­ta in rela­zio­ne al col­le­ga Nino Di Mat­teo, ma secon­do me non c'è da stu­pir­si. Se Cosa Nostra ha deter­mi­na­te neces­si­tà e per sod­di­sfar­le ha il pro­ble­ma di non espor­si trop­po, o meglio di ope­ra­re siner­gi­ca­men­te con un'altra orga­niz­za­zio­ne, il suo inter­lo­cu­to­re più imme­dia­to è il con­te­sto cri­mi­na­le cala­bre­se.

Come dob­bia­mo chia­ma­re colo­ro che fan­no par­te di que­sto siste­ma cri­mi­na­le?

Non dob­bia­mo cri­mi­na­liz­za­re tut­to per­ché signi­fi­che­reb­be crea­re le pre­mes­se per non poter più ope­ra­re, e que­sto non deve avve­ni­re. Sono un insie­me di sog­get­ti, sono tut­ti colo­ro i qua­li ope­ra­no in manie­ra infe­de­le negli ambi­ti stra­te­gi­ci a livel­lo mon­dia­le, soprat­tut­to in ambi­to finan­zia­rio, eco­no­mi­co, impren­di­to­ria­le, ma anche poli­ti­co e isti­tu­zio­na­le. Sono sog­get­ti che han­no rap­por­ti sta­bi­li in set­to­ri chia­ve, che pas­sa­no dal siste­ma ban­ca­rio ai prin­ci­pa­li siste­mi finan­zia­ri e, soprat­tut­to, entra­no in que­gli appa­ra­ti che gover­na­no il pote­re rea­le. L'errore di fon­do da non fare è con­si­de­ra­re nel 2015 la ndran­ghe­ta come un'organizzazione tipi­ca­men­te cala­bre­se o Cosa Nostra come un'organizzazione tipi­ca­men­te sici­lia­na, per­ché ope­ra­no in un mer­ca­to mon­dia­le ed in quel­lo spa­zio eco­no­mi­co godo­no di auto­re­vo­lez­za sen­za pari. Se da una par­te sem­bra­no aver per­so le loro sin­go­le indi­vi­dua­li­tà, in real­tà han­no acqui­sta­to un pote­re sem­pre mag­gio­re pro­prio per­ché non si pre­sen­ta­no come espres­sio­ni di sin­go­le real­tà loca­li: nel momen­to in cui il gran­de capo mafia cala­bre­se ha neces­si­tà di ope­ra­re in uno Sta­to este­ro o ha neces­si­tà di apri­re nuo­vi cana­li ope­ra­ti­vi in ambi­to finan­zia­rio, ricor­re al siste­ma cri­mi­na­le inte­gra­to di cui è par­te che lo age­vo­la e lo pro­teg­ge, ren­den­do­lo invi­si­bi­le.

Quin­di quan­do Gala­to­lo dichia­ra in udien­za che per l'omicidio di Di Mat­teo era­no d'accordo anche sog­get­ti ester­ni a Cosa nostra non par­lia­mo più dell'organizzazione di una cosca ma di un livel­lo soprae­le­va­to?

Nel­le paro­le di Gala­to­lo riscon­tro esat­ta­men­te que­sto. Quan­do ci par­la di "enti­tà ester­ne" e di "sog­get­ti ulte­rio­ri" dice che non ci si deve limi­ta­re a pen­sa­re che la deci­sio­ne pos­sa esse­re di Mat­teo Mes­si­na Dena­ro o del­la ristret­ta cer­chia di per­so­ne che lo cir­con­da. Il siste­ma che deci­de è ben più ampio e bene­fi­cia solo dell'azione mate­ria­le che pon­go­no in esse­re le mafie per otte­ne­re van­tag­gi che van­no a sod­di­sfa­re altri inte­res­si, di più alto ran­go. Gala­to­lo man­da un segna­le chia­ro che va col­to in que­sti ter­mi­ni: atten­zio­ne, per­ché se con­ti­nua­te ad osser­va­re que­sti feno­me­ni con gli stes­si occhi di qual­che anno fa que­sto siste­ma inte­gra­to non lo capi­re­te mai fino in fon­do, o for­se non sare­te pro­prio in gra­do di veder­lo. Que­sto l'ho nota­to anche in rela­zio­ne ai col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia cala­bre­si che ormai for­ni­sco­no il pro­prio con­tri­bu­to da 15–20 anni e che han­no capi­to che il per­cor­so pro­ces­sua­le di con­tra­sto alle mafie, basa­to anche sul­le loro dichia­ra­zio­ni, non è arri­va­to dove dove­va: mol­ti di loro sono sta­ti in gra­do di avvia­re un per­cor­so cri­ti­co, che li ha por­ta­ti a rim­pro­ve­rar­si il fat­to di non esse­re sta­ti in gra­do di spie­gar­si fino in fon­do. Insi­sto mol­to su que­sto argo­men­to per­ché oggi, in nume­ro­si pro­ces­si, que­ste cri­ti­ci­tà stan­no venen­do fuo­ri con chia­rez­za: è impor­tan­te per tut­ti ren­de­re una rico­stru­zio­ne che vada oltre la visio­ne tra­di­zio­na­le, ormai supe­ra­ta e anti­sto­ri­ca, che spes­so e volen­tie­ri anche colo­ro i qua­li si occu­pa­no di que­sti feno­me­ni rischia­no di accet­ta­re acri­ti­ca­men­te. Ecco per­ché nel­la vicen­da che riguar­da Nino Di Mat­teo tro­vo una straor­di­na­ria con­fer­ma di quel­la che è sem­pre sta­ta la mia idea. Quan­do abbia­mo ini­zia­to a par­la­re nei pro­ces­si di siste­mi cri­mi­na­li di tipo mafio­so, in deter­mi­na­ti ambi­ti si sono regi­stra­ti scos­so­ni che non si aspet­ta­va­no. Qual­sia­si azio­ne da con­su­ma­re ai dan­ni di deter­mi­na­ti magi­stra­ti, non ver­rà mai posta in esse­re da una mano sola, per la evi­den­te ragio­ne che quan­do ci sono obiet­ti­vi di livel­lo mol­to alto i ver­ti­ci loca­li non sono più abi­li­ta­ti a deci­de­re.

Però la ndran­ghe­ta sa che l'attenzione ver­so tut­te le orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li si rin­fo­co­le­reb­be se doves­se esse­re ucci­so un magi­stra­to paler­mi­ta­no…

Le logi­che sono com­ples­se e richie­do­no ana­li­si mol­to appro­fon­di­te: pen­so che al gior­no d'oggi non suc­ce­de­reb­be più quel­lo che è suc­ces­so nel '92, quan­do tut­ti i riflet­to­ri sono sta­ti acce­si sul­le gran­di fami­glie sici­lia­ne e paral­le­la­men­te spen­ti sul­la Cala­bria, su cui inve­ce era­no acce­si nel perio­do dei seque­stri di per­so­na. Riten­go che la ndran­ghe­ta, quan­do l'attenzione si è spo­sta­ta sul­la Sici­lia, abbia avvia­to il per­cor­so di cre­sci­ta che le ha con­sen­ti­to di diven­ta­re quel­la che è oggi, e che tale svi­lup­po non abbia avu­to effet­ti solo a suo favo­re. In una pri­ma fase, pen­so abbia svol­to un'operazione di sup­plen­za, anche a favo­re di chi, Cosa Nostra, in quel momen­to dove­va rima­ne­re fer­mo. È chia­ro che quan­do i riflet­to­ri pian pia­no si sono spen­ti anche sul­la Sici­lia, la for­za acqui­si­ta ha con­sen­ti­to anche a Cosa Nostra di bene­fi­cia­re dei risul­ta­ti a cui la com­po­nen­te cala­bre­se era arri­va­ta.

Quin­di stra­gi, atten­ta­ti, azio­ni vio­len­te con­tro uomi­ni del­le isti­tu­zio­ni, magi­stra­ti, rap­pre­sen­tan­ti del­le for­ze dell'ordine, gior­na­li­sti che avreb­be­ro la capa­ci­tà di spie­ga­re cos'è un siste­ma cri­mi­na­le, sareb­be­ro orga­niz­za­ti da que­sta com­po­nen­te invi­si­bi­le?

Asso­lu­ta­men­te sì, ne sono con­vin­to. Nel mio lavo­ro mi sono tro­va­to di fron­te a nume­ro­si ed impor­tan­ti capi­ma­fia, che han­no del­le capa­ci­tà cri­mi­na­li mol­to ele­va­te, ma pos­so dire con altret­tan­ta cer­tez­za che non han­no la capa­ci­tà di pro­gram­ma­re azio­ni cri­mi­no­se in gra­do di pro­vo­ca­re effet­ti pro­lun­ga­ti nel tem­po. Il bene­fi­cio con­nes­so a tali azio­ni, se così lo pos­sia­mo chia­ma­re, non è mai pro­gram­ma­to al fine di pro­dur­re effet­ti solo oggi per doma­ni. Quan­do si pen­sa di atten­ta­re alla vita di un magi­stra­to, mi sem­bra evi­den­te, è dif­fi­ci­le pen­sa­re che pos­sa­no deri­var­ne bene­fi­ci nell’immediato. La sto­ria inse­gna che la pres­sio­ne aumen­ta, gli stru­men­ti nor­ma­ti­vi diven­ta­no più rigi­di, pun­tua­li ed effi­ca­ci. Quin­di, se sono in qual­che modo con­vin­ti che col­pi­re un magi­stra­to pos­sa ser­vi­re la vera doman­da è: a chi ser­ve dav­ve­ro? Per­ché è chia­ro che il nocu­men­to per le orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li di base sarà enor­me, in quan­to ver­ran­no aggre­di­te giu­di­zia­ria­men­te. Allo­ra è imme­dia­to pen­sa­re che l'effetto vero che si vuo­le con­se­gui­re va a favo­re di ambi­ti più ele­va­ti. Nel momen­to in cui si pen­sa di col­pi­re un magi­stra­to sim­bo­lo come Nino Di Mat­teo, il mes­sag­gio che si vuo­le man­da­re è diret­to a bloc­car­ne tan­ti altri. Non dob­bia­mo mai com­met­te­re l’errore di pen­sa­re che la pro­gram­ma­zio­ne di azio­ni di tale por­ta­ta sia­no il frut­to di pul­sio­ni estem­po­ra­nee. Quan­do ci si tro­va di fron­te a rife­ri­men­ti pun­tua­li come quel­li fat­ti da un col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia come Gala­to­lo, una cer­tez­za deve accom­pa­gnar­ci: qual­cu­no ha riflet­tu­to mol­to bene sui rea­li obiet­ti­vi da rag­giun­ge­re. Un'azione di que­sto tipo è pen­sa­ta e pro­gram­ma­ta in ambien­ti com­po­sti non solo dai ver­ti­ci del­le diver­se orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li, a cui difet­ta la neces­sa­ria raf­fi­na­tez­za stra­te­gi­ca. I miei dove­ri mi impon­go­no di non anda­re oltre. 

Il timo­re di que­sto siste­ma cri­mi­na­le è che voi, in quan­to rap­pre­sen­tan­ti del­lo Sta­to (quel­lo vero) pos­sia­te incep­par­ne i mec­ca­ni­smi?

C'è un momen­to ben pre­ci­so in cui tu capi­sci di aver capi­to. Soprat­tut­to, capi­sci che loro han­no capi­to che tu hai capi­to. Qui a Reg­gio Cala­bria è suc­ces­so per quan­to riguar­da il mio lavo­ro tra il 2009 e il 2010. Quan­do ho comin­cia­to a met­te­re insie­me i pez­zi loro mi han­no fat­to sape­re che sape­va­no con una pun­tua­li­tà imba­raz­zan­te cosa sta­vo facen­do. E' pro­prio que­sta la pro­va defi­ni­ti­va di quel­lo che ci stia­mo dicen­do. Quan­do abbia­mo ini­zia­to a cam­bia­re impo­sta­zio­ne al nostro lavo­ro e abbia­mo det­to che era­va­mo ormai con­sa­pe­vo­li che accan­to alla par­te visi­bi­le di que­sto siste­ma cri­mi­na­le, che dove­va ser­vi­re a pro­teg­ge­re la par­te riser­va­ta, vi era altro, di più alto pro­fi­lo, quel­la par­te che con­ta dav­ve­ro, allo­ra si sono pre­oc­cu­pa­ti seria­men­te. Que­sto lin­guag­gio ci ha con­sen­ti­to di capi­re che esi­ste­va una par­te ulte­rio­re che la ndran­ghe­ta defi­ni­sce “invi­si­bi­le”, una par­te riser­va­ta, occul­ta, in cui i sog­get­ti che ne fan­no par­te non sono inve­sti­ti di cari­che orga­ni­che alla strut­tu­ra cri­mi­na­le, per­ché ciò com­por­te­reb­be la per­di­ta dell’invisibilità. Per scon­giu­ra­re il rischio che tale com­po­nen­te venis­se cono­sciu­ta dal­la base han­no crea­to una serie di cari­che spe­cia­li, a favo­re pro­prio di quei sog­get­ti che sono la vera men­te dell’organizzazione ma sono colo­ro che deter­mi­na­no le scel­te cri­mi­na­li da attua­re. Sono i sog­get­ti che costi­tui­sco­no la cel­lu­la pen­san­te di alto livel­lo, il cuo­re del siste­ma cri­mi­na­le. Pur uti­liz­zan­do altri ter­mi­ni, riten­go che Cosa nostra abbia gli stes­si pro­fi­li carat­te­ri­sti­ci. Sono que­ste le com­po­nen­ti che quan­do si incon­tra­no tra loro costi­tui­sco­no il vero siste­ma cri­mi­na­le di tipo mafio­so, quel siste­ma che poi sta­bi­li­sce qua­li sono le stra­te­gie da segui­re e le azio­ni da con­su­ma­re, che poi ven­go­no affi­da­te alle varie com­po­nen­ti visi­bi­li. Quin­di se è neces­sa­rio agi­re in Paler­mo, l'esecuzione vie­ne affi­da­ta a chi in quei ter­ri­to­ri sto­ri­ca­men­te ha sem­pre ope­ra­to: così avvie­ne in Cala­bria. Se si deve ope­ra­re in qual­sia­si altro ter­ri­to­rio vie­ne sta­bi­li­to di vol­ta in vol­ta chi mate­rial­men­te deve con­su­ma­re l'azione, valu­tan­do i vari aspet­ti che trat­teg­gia­no lo spe­ci­fi­co ambi­to ope­ra­ti­vo. Qua­li sono gli stru­men­ti neces­sa­ri per con­tra­sta­re un livel­lo ben più ele­va­to del­le sin­go­le orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li? Bor­sel­li­no poco pri­ma di mori­re dis­se in manie­ra straor­di­na­ria­men­te chia­ra che non si può fare que­sto lavo­ro pen­san­do che le orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li sia­no ban­de di cri­mi­na­li disor­ga­niz­za­te o lega­te a logi­che pri­mor­dia­li. Fino a quan­do esi­ste­rà que­sto approc­cio, soprat­tut­to da par­te di chi fa il nostro lavo­ro, ci tro­ve­re­mo sem­pre davan­ti a dif­fi­col­tà insor­mon­ta­bi­li. Ormai sia­mo asso­lu­ta­men­te con­sa­pe­vo­li di quel­lo che deve esse­re il nostro com­pi­to e soprat­tut­to sia­mo già in pos­ses­so di qua­si tut­te le rispo­ste ai prin­ci­pa­li que­si­ti. Se nel momen­to in cui, affron­tan­do nuo­ve situa­zio­ni, non abbia­mo la capa­ci­tà di evi­ta­re di ripar­ti­re costan­te­men­te da zero, non sarem­mo mai in gra­do di alza­re il livel­lo del­le nostre inda­gi­ni. La loro for­za sono le rela­zio­ni, che non sono ester­ne alle orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li. Se cam­bia­mo pro­spet­ti­va ed imma­gi­nia­mo un siste­ma inte­gra­to, in cui que­ste sin­go­le com­po­nen­ti diven­ta­no par­ti di un qual­co­sa di mol­to più ampio, otte­nia­mo il risul­ta­to evi­den­te che quel­lo che sta all'esterno rispet­to alle sin­go­le mafie si tro­ve­rà, inve­ce, all'interno del più ampio siste­ma cri­mi­na­le. L'errore peg­gio­re che si pos­sa com­met­te­re è pro­ces­sa­re le per­so­ne rite­nen­do­le con­cor­ren­ti ester­ne a Cosa nostra o alla ndran­ghe­ta, quan­do inve­ce più atten­te inve­sti­ga­zio­ni le tra­sfor­ma­no in sog­get­ti di ver­ti­ce del siste­ma cri­mi­na­le di tipo mafio­so. Sono le nostre capa­ci­tà inve­sti­ga­ti­ve che tra­sfor­ma­no quell'esterno in una com­po­nen­te inter­na, che spes­so diven­ta anche il ver­ti­ce: ecco quel­lo che dice­va Bor­sel­li­no 23 anni fa. Se così non fos­se, si trat­te­reb­be di ban­de di delin­quen­ti di bas­sis­si­mo livel­lo, tor­ne­rem­mo ad un'organizzazione con carat­te­ri­sti­che di base tal­men­te note, che non sareb­be dif­fi­ci­le annien­ta­re in pochi anni e indi­vi­dua­re tut­ti i respon­sa­bi­li. Que­sto non è anco­ra avve­nu­to per­ché quel cir­cui­to cri­mi­na­le pri­mor­dia­le oggi è diven­ta­to mol­to altro, pur man­te­nen­do una serie impre­scin­di­bi­le di lega­mi con le rego­le tra­di­zio­na­li. Qual è il ruo­lo di un magi­stra­to oggi nel­la lot­ta alla mafia? Il nostro com­pi­to di magi­stra­ti è que­sto, con­sa­pe­vo­li che il nostro lavo­ro è e deve esse­re sot­to­po­sto al giu­di­zio pub­bli­co non solo per for­ni­re all’imputato le indi­spen­sa­bi­li garan­zie che meri­ta ma anche per garan­ti­re ai dan­neg­gia­ti (noi tut­ti) di acce­de­re alle infor­ma­zio­ni essen­zia­li per capi­re da che par­te sta­re, a chi ispi­rar­si, a qua­li model­li posi­ti­vi acce­de­re, a qua­li veri­tà cre­de­re, sul­la base di un per­cor­so per­so­na­le di cono­scen­za non con­di­zio­na­to dal­le idee o dal­le opi­nio­ni altrui, spes­so vei­co­la­te in modo inte­res­sa­to o con mal cela­ta vio­len­za. Ho anco­ra la spe­ran­za che tut­to que­sto sia pos­si­bi­le, che que­sto Sta­to abbia un futu­ro fat­to di pas­sag­gi tra­spa­ren­ti in cui ognu­no di noi è giu­di­ca­to per quel­lo che ha fat­to, per quel­lo che fa e per quel­lo che sarà in gra­do di fare, nel rigo­ro­so rispet­to del­la leg­ge e dei prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li. Anche se la stra­da da per­cor­re­re è anco­ra lun­ga, mi gui­da la cer­tez­za che chi ha la pre­te­sa di sot­trar­si al giu­di­zio col­let­ti­vo, che si fon­da anche sugli stru­men­ti di cono­scen­za che noi magi­stra­ti sare­mo sta­ti in gra­do di for­ni­re, non è e non sarà un mio com­pa­gno di viag­gio

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