Ndrangheta di Cinquefrondi, altri 19 arresti

Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Alle pri­me luci dell'alba di oggi, nel­le Pro­vin­ce di Reg­gio Cala­bria, Vibo Valen­tia, Catan­za­ro, Cosen­za, Chie­ti e Ver­ba­nia, i Cara­bi­nie­ri del Coman­do Pro­vin­cia­le di Reg­gio Cala­bria, col­la­bo­ra­ti da per­so­na­le del­lo Squa­dro­ne Eli­por­ta­to Cac­cia­to­ri, dell'8° Nucleo Eli­cot­te­ri Cara­bi­nie­ri di Vibo Valen­tia e da mili­ta­ri del­le pro­vin­ce sopra men­zio­na­te, han­no dato ese­cu­zio­ne ad un'Ordinanza di Custo­dia Cau­te­la­re emes­sa dal Tri­bu­na­le di Reg­gio Cala­bria, su richie­sta del­la loca­le Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia, nei con­fron­ti di com­ples­si­ve 19 per­so­ne (18 desti­na­te in car­ce­re ed 1 desti­na­ta agli arre­sti domi­ci­lia­ri), rite­nu­te respon­sa­bi­li a vario tito­lo di asso­cia­zio­ne di tipo mafio­so (capo d'imputazione con­te­sta­to a 14 inda­ga­ti), estor­sio­ne, deten­zio­ne abu­si­va di armi, ricet­ta­zio­ne, favo­reg­gia­men­to per­so­na­le, dan­neg­gia­men­to segui­to da incen­dio, spen­di­ta e intro­du­zio­ne nel­lo Sta­to, pre­vio con­cer­to, di mone­te fal­si­fi­ca­te, vio­la­zio­ne di dispo­si­zio­ni per il con­trol­lo del­le armi ed in mate­ria di armi clan­de­sti­ne, deten­zio­ne di stu­pe­fa­cen­ti, tut­ti aggra­va­ti dal meto­do mafio­so.

saggio compagno carabinieri armiL'odierno prov­ve­di­men­to si inse­ri­sce nell'ambito dell'operazione "Sag­gio Com­pa­gno", che già il 15 dicem­bre e l'8 gen­na­io scor­si ave­va por­ta­to all'esecuzione di un Decre­to di Fer­mo e di altra Ordi­nan­za di Custo­dia Cau­te­la­re in car­ce­re rispet­ti­va­men­te nei con­fron­ti di 36 e 29 per­so­ne, oltre al seque­stro pre­ven­ti­vo di beni mobi­li, immo­bi­li e con­ti cor­ren­ti del valo­re com­ples­si­vo di cir­ca 400.000 euro. L'operazione "Sag­gio Com­pa­gno" era sta­ta così deno­mi­na­ta, in quan­to trae ori­gi­ne dall'appellativo con cui il prin­ci­pa­le inda­ga­to, Giu­sep­pe Ladi­ni, si rivol­ge­va al suo più fida­to soda­le, Leo­nar­do Tiga­ni.

Le inda­gi­ni era­no sta­te avvia­te dai Cara­bi­nie­ri del­la Com­pa­gnia di Tau­ria­no­va nel novem­bre 2013, svi­lup­pan­do ulte­rior­men­te alcu­ne acqui­si­zio­ni inve­sti­ga­ti­ve dell'operazione "Vit­to­rio Vene­to", che all'epoca ave­va con­sen­ti­to di trar­re in arre­sto 8 per­so­ne per asso­cia­zio­ne fina­liz­za­ta al traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti e vio­la­zio­ni in mate­ria di armi, non­ché ave­va suc­ces­si­va­men­te deter­mi­na­to la col­la­bo­ra­zio­ne dell'esponente di ver­ti­ce di quel soda­li­zio, Roc­co Fran­ce­sco Iera­nò (tut­to­ra dete­nu­to). Quest'ultimo, dopo esser­si dichia­ra­to fin dall'inizio ndran­ghe­ti­sta ed appar­te­nen­te alla "Loca­le di Cin­que­fron­di", ave­va rife­ri­to pre­zio­se infor­ma­zio­ni in meri­to all'assetto del­la strut­tu­ra cri­mi­na­le di cui face­va par­te, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to al ruo­lo rive­sti­to da Giu­sep­pe Ladi­ni, indi­ca­to come ndran­ghe­ti­sta appar­te­nen­te alla stes­sa loca­le, con un ruo­lo api­ca­le asso­cia­to alla cari­ca del "Van­ge­lo".

Il com­ples­so del­le arti­co­la­te atti­vi­tà tec­ni­che (inter­cet­ta­zio­ni tele­fo­ni­che ed ambien­ta­li, non­ché ripre­se video) e di riscon­tro, incro­cia­to ed ana­liz­za­to con le risul­tan­ze inve­sti­ga­ti­ve deri­van­ti anche dal­la col­la­bo­ra­zio­ne di Iera­nò, ha per­mes­so di: — indi­vi­dua­re i sog­get­ti appar­te­nen­ti all'organizzazione mafio­sa iden­ti­fi­ca­ta in "Loca­le di Cin­que­fron­di", che peral­tro fre­quen­ta­va­no l'abitazione di Giu­sep­pe Ladi­ni o comun­que gra­vi­ta­va­no a vario tito­lo attor­no alla sua figu­ra; — coglie­re in manie­ra ine­qui­vo­ca­bi­le le varie con­dot­te com­piu­te anche da cia­scu­no degli odier­ni arre­sta­ti, dimo­stran­do la loro atti­va col­la­bo­ra­zio­ne alle varie atti­vi­tà ille­ci­te di Ladi­ni e del­la "Loca­le di Cin­que­fron­di" di cui face­va­no par­te.

elicottero carabinieriRiscon­tri del­le pri­me risul­tan­ze inve­sti­ga­ti­ve, era­no infat­ti già sta­ti anche: — l'arresto in fla­gran­za ese­gui­to il 1° mar­zo 2014 nei con­fron­ti di Etto­re Crea (tut­to­ra dete­nu­to), ram­pol­lo dell'omonima fami­glia mafio­sa di Riz­zi­co­ni, tro­va­to in pos­ses­so di un fuci­le mitra­glia­to­re di pro­ve­nien­za ille­ci­ta, la cui com­pra­ven­di­ta era sta­ta trat­ta­ta poco pri­ma con Ladi­ni pres­so la sua abi­ta­zio­ne; — il fer­mo di indi­zia­to di delit­to ese­gui­to il 25 mar­zo 2014 nei con­fron­ti di Ladi­ni Giu­sep­pe, il qua­le ave­va mani­fe­sta­to l'intenzione di disper­de­re tut­to il mate­ria­le ille­ci­to di cui dispo­ne­va, non­ché di dar­si pre­cau­zio­nal­men­te alla fuga; nel­la cir­co­stan­za era­no sta­te recu­pe­ra­te anche nume­ro­se armi e par­ti di armi, non­ché un chi­lo­gram­mo di cocai­na, il tut­to ogget­to del­le trat­ta­ti­ve con­dot­te da Ladi­ni con gli altri inda­ga­ti; — il fer­mo di indi­zia­to di delit­to ese­gui­to il 7 apri­le 2014 nei con­fron­ti di Anto­nel­la Bruz­ze­se, Loren­zo Bruz­ze­se, Ema­nue­le Papa­lu­ca, Leo­nar­do Tiga­ni, Anto­nio Raco e Anto­nio Vale­rio­ti, sul con­to dei qua­li era­no già sta­ti riscon­tra­ti evi­den­ti ele­men­ti di respon­sa­bi­li­tà in par­ti­co­la­re in ordi­ne al traf­fi­co di armi con­dot­to uni­ta­men­te al Ladi­ni.

Le dichia­ra­zio­ni del col­la­bo­ra­to­re Iera­nò ave­va­no poi tro­va­to genui­na rispon­den­za innan­zi­tut­to nel­le atti­vi­tà tec­ni­che ese­gui­te pres­so l'abitazione di Ladi­ni, dove peral­tro lo stes­so con­ti­nua­va a delin­que­re sen­za alcu­na remo­ra nono­stan­te fos­se sot­to­po­sto a deten­zio­ne domi­ci­lia­re. L'indagine ave­va poi per­mes­so di accer­ta­re inol­tre che Ladi­ni, con la stret­ta col­la­bo­ra­zio­ne mora­le e mate­ria­le innan­zi­tut­to del­la moglie e del suo nucleo fami­lia­re: — ave­va mani­fe­sta­to la chia­ra volon­tà di costi­tui­re a Cin­que­fron­di una nuo­va arti­co­la­zio­ne cri­mi­na­le sot­to la sua gui­da; — a tal fine, intrat­te­ne­va con evi­den­te disin­vol­tu­ra e padro­nan­za tut­ta una serie di rap­por­ti con nume­ro­si pre­giu­di­ca­ti, facen­ti capo non solo al con­te­sto delin­quen­zia­le cin­que­fron­de­se, ma anche ad altre aree del­la Pro­vin­ce di Reg­gio Cala­bria e Vibo Valen­tia, dan­do quin­di pro­va del­la sua cara­tu­ra cri­mi­na­le e dell'importanza del­la loca­le di cui face­va par­te.

L'odierna misu­ra cau­te­la­re, ori­gi­na­ta dal mede­si­mo con­te­sto inve­sti­ga­ti­vo di cui ai prov­ve­di­men­ti ese­gui­ti il 15 dicem­bre e l'8 gen­na­io scor­si, è sta­ta quin­di emes­sa nei con­fron­ti di ulte­rio­ri sog­get­ti rite­nu­ti ugual­men­te appar­te­nen­ti e con­ti­gui alla "Loca­le di Cin­que­fron­di", a cari­co dei qua­li però non era­no sta­ti pre­ce­den­te­men­te rav­vi­sa­ti i pre­sup­po­sti per l'emissione del prov­ve­di­men­to di Fer­mo ese­gui­to il 15 dicem­bre 2015. Tra i vari fat­ti con­te­sta­ti, nell'ambito del pro­get­to di Ladi­ni di costi­tui­re una pro­pria ndri­na, era emer­so anche il suo inten­to di acqui­sta­re il risto­ran­te "Il Fun­go" di pro­prie­tà del "Capo Loca­le" Costan­ti­no Tri­po­di (già arre­sta­to in occa­sio­ne dell'operazione del 15 dicem­bre 2015): quel luo­go non costi­tui­va infat­ti un mero ogget­to di inve­sti­men­to, ma espri­me­va un'elevata valen­za sim­bo­li­ca, in quan­to era di pro­prie­tà del vec­chio "Capo Loca­le" di Cin­que­fron­di, ma soprat­tut­to era il luo­go attor­no al qua­le anche nel recen­te pas­sa­to ave­va­no gra­vi­ta­to i per­so­nag­gi di mag­gio­re spes­so­re del­la "Loca­le", tra cui Roc­co Fran­ce­sco Iera­nò, che in occa­sio­ne del­la sua cat­tu­ra nell'estate del 2013 fug­gì pro­prio da quel luo­go.

foto saggio compagno 2Inol­tre, lo spes­so­re cri­mi­na­le del­la figu­ra di Giu­sep­pe Ladi­ni e di tut­ti i per­so­nag­gi che lo cir­con­da­va­no è emer­so anche quan­do ave­va aspra­men­te rim­pro­ve­ra­to Ange­lo Petul­là e Raf­fae­le Petul­là (già arre­sta­ti in occa­sio­ne dell'operazione del 15 dicem­bre 2015), per aver aggre­di­to ver­bal­men­te e fisi­ca­men­te un ope­ra­io boschi­vo del­la zona, rite­nu­to col­pe­vo­le di aver taglia­to degli albe­ri in una zona che risul­ta­va inve­ce di inte­res­se pro­prio del­la fami­glia Petul­là. La disap­pro­va­zio­ne di Ladi­ni, pale­sa­ta nel­la sua abi­ta­zio­ne ed alla pre­sen­za dei Petul­là, si rife­ri­va al fat­to che una simi­le aggres­sio­ne com­piu­ta nei con­fron­ti di un sog­get­to che si sta­va recan­do pro­prio a casa sua, avreb­be rischia­to di incri­na­re la sua auto­re­vo­lez­za ed il suo pre­sti­gio cri­mi­na­le agli occhi ester­ni.

Altra con­fer­ma dell'influenza e con­trol­lo del ter­ri­to­rio eser­ci­ta­to da Ladi­ni è anche l'episodio in cui un abi­tan­te del luo­go si era appo­si­ta­men­te reca­to pres­so l'abitazione di Ladi­ni per lamen­ta­re il com­por­ta­men­to del suo fida­to soda­le, Leo­nar­do Tiga­ni, il qua­le, pur aven­do rice­vu­to nel tem­po nume­ro­si favo­ri, ave­va comun­que appic­ca­to un incen­dio ad una caset­ta rura­le di sua pro­prie­tà, qua­le ritor­sio­ne per una con­tro­ver­sia di vici­na­to sca­tu­ri­ta dall'eccessiva spor­gen­za di un albe­ro. Infat­ti, sono sta­ti diver­si gli ammo­ni­men­ti che Ladi­ni ave­va con­se­guen­te­men­te rivol­to a Tiga­ni, per esser­si mal posto nei con­fron­ti di una per­so­na che si era sem­pre mani­fe­sta­ta "dispo­ni­bi­le", innan­zi­tut­to per non aver denun­cia­to il dan­neg­gia­men­to.

Lo spes­so­re di Ladi­ni e dall'organizzazione nel suo com­ples­so, sono sta­ti riscon­tra­ti anche con la rei­te­ra­ta pre­sen­za dei plu­ri­pre­giu­di­ca­ti gemel­li Fran­ce­sco e Raf­fae­le Iera­ce, gio­va­nis­si­mi e noti ram­pol­li del­la cri­mi­na­li­tà cin­que­fron­de­se, i qua­li, pur essen­do già dete­nu­ti da tem­po, uti­liz­za­va­no i per­mes­si pre­mio di cui bene­fi­cia­va­no anche per fare visi­ta a Ladi­ni pres­so la sua abi­ta­zio­ne: nel cor­so di tali incon­tri han­no infat­ti più vol­te discus­so di nume­ro­si aned­do­ti – pre­sen­ti e pas­sa­ti – rela­ti­vi alla vita ed alle atti­vi­tà ille­ci­te del­la "Loca­le di Cin­que­fron­di", mani­fe­stan­do quin­di tut­ta la loro con­sa­pe­vo­le par­te­ci­pa­zio­ne ed il loro chia­ro soste­gno al soda­li­zio. Oltre alle movi­men­ta­zio­ni di armi di cui si è già fat­to cen­no, nume­ro­se sono sta­te anche le con­trat­ta­zio­ni per la com­pra­ven­di­ta di sol­di fal­si e par­ti­te di cocai­na. Nell'ambito del foco­la­re dome­sti­co, non era infat­ti così raro che Ladi­ni, con l'ausilio dei suoi soda­li, pre­le­vas­se o tra­sfe­ris­se nel rude­re di cui dispo­ne­va sva­ria­ti invo­lu­cri con­te­nen­ti stu­pe­fa­cen­te, che poi con­fe­zio­na­va e pre­di­spo­ne­va in casa per le sue trat­ta­ti­ve suc­ces­si­ve. Anche nell'ambito di tale atti­vi­tà ille­ci­ta, oltre che per la movi­men­ta­zio­ne di armi, emer­ge come i pri­mi e più stret­ti fian­cheg­gia­to­ri degli affa­ri di Ladi­ni e del suo ruo­lo di pre­do­mi­nio fos­se­ro pro­prio i suoi più stret­ti fami­lia­ri, ad ulte­rio­re con­fer­ma del ruo­lo tipi­ca­men­te eser­ci­ta­to dal­la fami­glia anche in que­sto con­te­sto ndran­ghe­ti­sti­co.

Con rife­ri­men­to al prov­ve­di­men­to restrit­ti­vo ese­gui­to nel cor­so dell'odierna ope­ra­zio­ne, i desti­na­ta­ri sono sta­ti i seguen­ti: • sog­get­ti inda­ga­ti per la vio­la­zio­ne dell'art. 416 bis C.P., in quan­to rite­nu­ti appar­te­nen­ti alla strut­tu­ra cri­mi­na­le rico­strui­ta (che si aggiun­go­no a quel­li già arre­sta­ti a segui­to del­le pre­gres­se risul­tan­ze inve­sti­ga­ti­ve):

saggio compagno2- Anto­nel­la Bruz­ze­se, moglie di Giu­sep­pe Ladi­ni, in atto già agli arre­sti domi­ci­lia­ri, indi­vi­dua­ta qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, con il com­pi­to di coa­diu­va­re il coniu­ge nel­la custo­dia e nel­la com­pra­ven­di­ta del­le armi, non­ché nel­la gestio­ne dei rap­por­ti con gli altri affi­lia­ti. Anto­nel­la Bruz­ze­se dopo esse­re sta­ta sot­to­po­sta a fer­mo d'indiziato di delit­to nell'aprile 2014 e quin­di desti­na­ta­ria di custo­dia cau­te­la­re agli arre­sti domi­ci­lia­ri, per i pre­det­ti rea­ti in mate­ria di armi era già sta­ta con­dan­na­ta nel giu­gno scor­so alla pena di anni 10 e mesi 10 di reclu­sio­ne ed euro 48.800 di mul­ta. Infat­ti, era già emer­sa nel­la pri­ma fase del­le inda­gi­ni come per­so­na a tota­le dispo­si­zio­ne del­la con­sor­te­ria per qual­sia­si esi­gen­za, pale­san­do inol­tre una spre­giu­di­ca­tez­za sen­za pari nel­la riscos­sio­ne dei cre­di­ti van­ta­ti nei con­fron­ti di ter­zi, nell'occultamento del­le armi e nel­la movi­men­ta­zio­ne del­le stes­se; – Giu­sep­pe Bruz­ze­se, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so di una dote in cor­so di accer­ta­men­to, la cui affi­lia­zio­ne era sta­ta pro­mos­sa da Roc­co Fran­ce­sco Iera­nò; – Sera­fi­no Bruz­ze­se, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so di una dote in cor­so di accer­ta­men­to, la cui affi­lia­zio­ne era sta­ta pro­mos­sa da Roc­co Fran­ce­sco Iera­nò;

– For­tu­na­to Fori­glio, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione nell'ambito dell'omonima cosca, con com­pe­ten­za spe­ci­fi­ca e qua­si esclu­si­va nel set­to­re del­le estor­sio­ni. Sto­ri­co appar­te­nen­te alla ndran­ghe­ta, For­tu­na­to Fori­glio ave­va assun­to in più cir­co­stan­ze gra­vi com­por­ta­men­ti inti­mi­da­to­ri, sin­to­ma­ti­ci del­la sua capa­ci­tà di impor­re atteg­gia­men­ti omer­to­si, pale­san­do una spre­giu­di­ca­ta rei­te­ra­zio­ne anche del­le con­dot­te che già in pas­sa­to ne ave­va­no deter­mi­na­to la con­dan­na sia per estor­sio­ne, che per asso­cia­zio­ne mafio­sa; – Raf­fae­le Gio­vi­naz­zo in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so di una dote in cor­so di accer­ta­men­to, la cui affi­lia­zio­ne era sta­ta pro­mos­sa da Roc­co Fran­ce­sco Iera­nò, del qua­le era il fida­to brac­cio destro e con il qua­le si era sot­trat­to alla cat­tu­ra nel luglio 2013, nel cor­so dell'operazione "Vit­to­rio Vene­to";

saggio compagno- Fran­ce­sco Iera­ce, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, facen­te par­te del­la cosca Ladi­ni, con il ruo­lo di coa­diu­va­re il capo Giu­sep­pe Ladi­ni; – Raf­fae­le Iera­ce, in atto già dete­nu­to, fra­tel­lo gemel­lo di Fran­ce­sco, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, facen­te par­te del­la cosca Ladi­ni, con il ruo­lo di coa­diu­va­re il capo Giu­sep­pe Ladi­ni. I gemel­li Iera­ce, discen­den­ti dell'omonima fami­glia di sto­ri­che tra­di­zio­ni ndran­ghe­ti­ste, sono – al pari di Giu­sep­pe Ladi­ni – fra i per­so­nag­gi di mag­gior rilie­vo del soda­li­zio mafio­so, in quan­to, pur essen­do dete­nu­ti, uti­liz­za­va­no spes­so i per­mes­si pre­mio di cui bene­fi­cia­va­no per fre­quen­ta­re l'abitazione di Ladi­ni e soste­ner­lo nel suo pro­get­to di costi­tui­re di una pro­pria ndri­na auto­no­ma nell'ambito del­la "Loca­le di Cin­que­fron­di";

– Giu­sep­pe Ladi­ni, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so del­la dote del "Van­ge­lo", capo dell'omonima cosca ope­ran­te nel­la Con­tra­da Petric­cia­na di Cin­que­fron­di; – Mau­ri­zio Mon­te­leo­ne, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so del­la dote di "Pic­ciot­to", il qua­le, ancor­ché incen­su­ra­to e resi­den­te da tem­po a Domo­dos­so­la (VB), nei perio­di in cui face­va ritor­no in Cala­bria par­te­ci­pa­va alle riu­nio­ni di ndran­ghe­ta, mani­fe­stan­do la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà in favo­re dei soda­li, e quin­di fat­ti­vo soste­gno al soda­li­zio; – Ange­lo Napo­li, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so del­la dote di "Sgar­ri­sta", il qua­le, ancor­ché incen­su­ra­to, pren­de­va rego­lar­men­te par­te alla riu­nio­ni di ndran­ghe­ta, dimo­stran­do­si quin­di pie­na­men­te a dispo­si­zio­ne degli altri soda­li; – Anto­nio Raco, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, facen­te par­te del­la cosca Ladi­ni, con il ruo­lo di coa­diu­va­re il capo Giu­sep­pe Ladi­ni nell'attuazione del pro­gram­ma cri­mi­no­so del­la sua ndri­na;

– Leo­nar­do Tiga­ni, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, facen­te par­te del­la cosca Ladi­ni, con il ruo­lo di coa­diu­va­re il capo Giu­sep­pe Ladi­ni nell'attuazione del pro­gram­ma cri­mi­no­so del­la sua ndri­na; – Anto­nio Vale­rio­ti, in atto già dete­nu­to, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione, facen­te par­te del­la cosca Ladi­ni, con il ruo­lo di coa­diu­va­re il capo Giu­sep­pe Ladi­ni nell'attuazione del pro­gram­ma cri­mi­no­so del­la sua ndri­na; – Anto­nio Zan­ga­ri, indi­vi­dua­to qua­le com­po­nen­te dell'organizzazione in pos­ses­so alme­no del­la dote del "Van­ge­lo", insi­gni­to anche del­la cari­ca di "Capo Socie­tà" e "Con­ta­bi­le", depu­ta­to a rap­pre­sen­ta­re la "Loca­le" nei rap­por­ti ester­ni alla con­sor­te­ria. Zan­ga­ri era anche colui che inter­lo­qui­va con il "Capo Cri­mi­ne" Mico Oppe­di­sa­no e deli­be­ra­va, uni­ta­men­te agli altri, le linee gui­da di con­dot­ta degli affi­lia­ti e le com­pe­ten­ze nel set­to­re del­le estor­sio­ni;

elicottero saggio compagno carabinieri• sog­get­ti inda­ga­ti per altri epi­so­di delit­tuo­si, prin­ci­pal­men­te rife­ri­ti a vio­la­zio­ni in mate­ria di armi e stu­pe­fa­cen­ti (che si aggiun­go­no a quel­li già arre­sta­ti a segui­to del­le pre­gres­se risul­tan­ze inve­sti­ga­ti­ve): — Sal­va­to­re Bono nipo­te del capo loca­le Costan­ti­no Tri­po­di, per aver acqui­sta­to da Fabio Por­ca­ro, anch'egli appar­te­nen­te alla "Loca­le di Cin­que­fron­di", una pisto­la cal. 22; — Dome­ni­co Papa­lia, per aver tenu­to con­dot­te fina­liz­za­te ad approv­vi­gio­nar­si di stu­pe­fa­cen­te del tipo cocai­na da Giu­sep­pe Ladi­ni; — Sal­va­to­re Romeo, per aver dete­nu­to ille­ci­ta­men­te due pisto­le e per aver trat­ta­to, uni­ta­men­te a Giu­sep­pe Ladi­ni, la com­pra­ven­di­ta di altre armi del­lo stes­so tipo; — Miche­le Vome­ra, per aver dete­nu­to e por­ta­to ille­ci­ta­men­te più vol­te in luo­go pub­bli­co varie armi, oltre che per aver trat­ta­to la com­pra­ven­di­ta di altre con Giu­sep­pe Ladi­ni.

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