Ndrangheta: il boss Antonio Mancuso assolto dall’accusa di estorsione

CATANZARO – La Corte d’appello di Catanzaro ha assolto, perché il fatto non sussiste, il boss della ndrangheta Antonio Mancuso, di 80 anni, considerato uno dei capi dell’omonima cosca di Limbadi, dall’accusa di estorsione consumata e tentata ai danni dell’imprenditrice Settimia Castagna e dell’ex presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, Patrizia Pasquin, oggi fuori dai ruoli della magistratura, entrambe interessate alla costruzione del villaggio turistico “Melograno Village” a Parghelia.

Il processo si é celebrato a Catanzaro dopo l’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione il 16 marzo dello scorso anno della sentenza d’appello con cui Mancuso fu condannato a 7 anni di reclusione. Il procuratore generale aveva chiesto la condanna per l’imputato ad 8 anni di reclusione. Antonio Mancuso, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo e dal professore Alfredo Gaito, era l’ultimo imputato nel processo scaturito dall’inchiesta antimafia “Dinasty-Do ut Des” del 2006 contro la cosca di Limbadi.

L’accusa a suo carico era di aver ricevuto parte della prima trance del finanziamento pubblico a fondo perduto, erogato alla società Melograno Village, per consentire la realizzazione del villaggio senza timore di attentati sul territorio di Parghelia. Il finanziamento, secondo l’accusa, sarebbe stato ottenuto dalla società costruttrice del villaggio attraverso una truffa ed una serie di falsi.

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