Ndrangheta in Brianza. Perchè l’inchiesta Domus Aurea è solo all’inizio

Valentina Rigano Mbnews.it MONZA – Girano in cerchio, attorno a Monza, molte delle inchieste che negli ultimi dieci anni hanno visto arrestate centinaia di persone, per reati spesso confluiti in accuse per associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei più svariati reati, ultima nel tempo quella che l’altro ieri ha portato all’arresto di Giuseppe Malaspina e altre 21 persone, accusato dalle indagini della Guardia di Finanza di Monza di aver messo in piedi una “realtà parallela” societaria, con il presunto scopo di distrarre denaro spostando da aziende fatte fallire e depositario sui conti di nuove società aperte ad hoc, all’interno di un perverso meccanismo che avrebbe continuato a girare se non fosse stato interrotto dal Pm Salvatore Bellomo.

Sono sue, infatti, la maggior parte delle inchieste che hanno disvelato interessi criminali o comportamenti illeciti, in tutta la Brianza. Indimenticabile la sua inchiesta “Infinito”, che nel 2010 ha portato all’arresto 160 persone in tutta la Lombardia, sollevando il coperchio sul vaso di Pandora rispetto alle infiltrazioni della ndrangheta, suddivisa in 15 locali sparse per la Lombardia, dedite al commercio di stupefacenti, all’usura, al riciclaggio, alle estorsioni, e altro ancora. Poi l’inchiesta Tibet, sulla banca della ndrangheta, dove uno dei presunti boss intercettati dalla Polizia parlò appunto di Malaspina, definendolo “uno che vuole fitter e tutti”, in materia di affari. ‘Briantenopea’, l’indagine con cui il pm siciliano ormai dedito alle macro inchieste, ha spiegato il motivo dell’assenza di infiltrazioni ndranghetiste a Monza, svelando gli affari di un criminale ritenuto vicino alla Camorra.
Poi lo stesso magistrato, ‘abbandonate’ Desio e Monza città, si è spostato a Seregno, dove nel marzo scorso, a seguito di un’altra inchiesta della Procura di Monza firmata sempre da Bellomo, l’ex sindaco di Seregno Edoardo Mazza, l’ex vicesindaco Giacinto Mariani, due dirigenti comunali (di cui uno deceduto) e un ex assessore comunale, sono finiti accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e corruzione, per aver modificato le norme che regolamentano il Piano di Governo del Territorio del Comune di Seregno, per favorire un’operazione immobiliare. Mazza è anche stato indagato di abuso d’ufficio così come il segretario comunale Francesco Motolese.

Infine è arrivata Domus Aurea, l’inchiesta che ha sollevato un polverone su Malaspina e collaboratori, architetti, ingegneri, geometri, avvocati e geometri, accusati di aver sostenuto, attraverso le proprie competenze, l’operato di Malaspina, il cui gruppo ha base nel vimercatese. Per farlo, seduti al tavolo di riunioni operative gestite sempre negli stessi uffici, riempiti di cimici e telecamere nascoste, gli indagati si sarebbero inventati compromessi di acquisto immobiliari, tra società in realtà riferibili sempre al medesimo imprenditore che, tra le sue proprietà, vantava anche un hotel di lusso a Venezia. A far partire questa inchiesta, è stato un esposto presentato da tre componenti della lista civica “Correzzana Viva”, tra cui Ada Civitani, consulente, nell’ottobre 2014, a cinque mesi dall’insediamento della lista in Consiglio Comunale, su una compravendita immobiliare tra Malaspina e il sindaco vincitore Mario Corbetta.

“Improvvisamente sotto campagna elettorale, iniziarono i lavori di costruzione di un centro Polifunzionale a Correzzana – ha raccontato Civitani – una volta all’opposizione abbiamo chiesto l’accesso agli atti e ci siamo accorti che Malaspina avrebbe dovuto consegnare 700mila euro di opere a scomputo oneri a novembre 2009”. La lista ha poi proseguito le verifiche. “Abbiamo deciso di controllare le proprietà immobiliari del sindaco – ha proseguito – e abbiamo scoperto che aveva comprato due appartamenti a Cesano Maderno e uno ad Arcore, pagandoli meno della metà del prezzo di mercato, e senza sborsare un euro perché si accollò il mutuo di Malaspina”. Civitani ha continuato spiegando che gli immobili furono “rogitati a maggio 2010, tre mesi prima di una delibera di giunta che, con successivi comportamenti omissivi e illegittimi del comune, rinviava sine die l’opera che doveva essere consegnata sei mesi prima”. Per il sindaco di Correzzana i pm monzesi hanno chiesto i domiciliari, rigettati dal Gip, senza entrare nel merito delle contestazioni, perché i reati sono andati prescritti. “Una prescrizione tristissima sulla quale non abbiamo intenzione di fermarci – ha aggiunto la componente della lista – le continuità di rapporti tra loro sono comprovate, Malaspina non ha fatto nulla per anni, improvvisamente sotto campagna elettorale, con una società in liquidazione che non poteva operare, si è messo a far finta di costruire un polifunzionale, scavando un buco che poi ha abbandonato il giorno dopo la vittoria elettorale di Corbetta. Per il bene delle nostre comunità, questo “metodo di lavoro” va estirpato alla radice.”.

Il Pm Salvatore Bellomo, titolare dell’inchiesta, in merito ad un eventuale proseguo indagini, parlando di Malaspina ha precisato: “un imprenditore edile di questo livello ha contatti con tanti Comuni, i costruttori devono richiedere concessioni, variazioni al Pgt, evidentemente dovremo verificare se queste richieste o provvedimenti a lui favorevoli abbiano seguito il corso regolare o non abbiano preso vie trasversali come nel caso del reato prescritto”. Il magistrato ha aggiunto “non vuole essere un messaggio trasversale, ma se qualcuno lo coglie come tale meglio così”. Le indagini quindi, sembrano tutt’altro che cessate.

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